Due fatti, negli ultimi giorni, hanno scosso il "mercato ideologico" delle norme sulla concorrenza.
Uno è la recente sentenza del Consiglio di Stato che ha annullato la sanzione, comminata dal garante dell'Antitrust alla FNOMCeO, per le limitazioni imposte alla pubblicità con gli articoli del codice. Di fatto questa sentenza non entra nel merito del contendere ma annulla la sanzione per prescrizione dei termini e perciò anziché risolverla rilancia la problematica.
L'altro è la discussione della nuova legge sulla concorrenza e l'aspra critica di corporativismo e antiliberismo da parte del "Fatto Quotidiano" alla categoria dei Dentisti per aver proposto degli emendamenti dove si chiede almeno i 2/3 del capitale e del potere decisionale delle società che si occupano di prestazioni odontoiatriche.
I due eventi sono collegati da un nesso non casuale e che merita un approfondimento analitico.
La professione odontoiatrica ha subito negli ultimi anni una profonda trasformazione ma soprattutto si è ritrovata (suo malgrado) a dover fare i conti con una serie di fattori sociali e normative generali che ne hanno influenzato lo svolgimento.
La peculiarità dell'Odontoiatria, rispetto alle altre branche mediche, dovuta alla quasi completa dipendenza economica dalle finanze private dei cittadini, la pone come un termometro o un indicatore preferenziale sulle dinamiche che si mettono in atto e questo ci consente di fare delle valutazioni sugli ultimi 10 anni.
Dalla Bersani in poi.
La legge Bersani che ha liberalizzato le professioni introducendo le regole del libero mercato ha avuto sicuramente degli effetti che sono sotto gli occhi di tutti ma che vanno analizzati , non con l'occhio appannato del politico che vuole perseverare su un ideologia, ma con un analisi che valuti in modo sereno ed equidistante tutti gli aspetti.
Ebbene dal 2006 abbiamo assistito ad una escalation della proposta di offerta odontoiatrica nelle più svariate forme e il principio di correttezza di informazione per i cittadini/pazienti che animava l'intendimento "nobile" della legge è stato completamente disatteso. Oggi assistiamo, quasi impotenti, ad una giungla di proposte che hanno i contorni di una sfilata carnevalesca e il tanto reclamizzato abbattimento dei costi delle prestazioni, a favore dei cittadini, è solo una chimera.
Invece vediamo il fiorire di attività in Italia e all'estero che, sfruttando il miraggio pubblicitario ad effetto, propongono dubbie soluzioni terapeutiche a costi "vantaggiosi". Ma il vantaggio è solo effimero perché si basa su dinamiche di promozione che possono a malapena andare bene per le merci dei centri commerciali ma che cozzano inesorabilmente con le prestazioni sanitarie a discapito della salute dei cittadini.
Nel nostro database associativo(AIO) abbiamo elencati migliaia di esempi in tal senso che oltretutto non hanno portato alcun risparmio per i singoli cittadini e per la collettività.
Il volere politico ha preteso di piegare alle logiche economiche come una "controriforma" le necessità sanitarie dei cittadini e inesorabilmente si sono attivati dei percorsi che nulla hanno di virtuoso ma che hanno provocato delle aberrazioni sconfortanti.
Oggi si assiste ad un offerta di "salute" basata su sbiancamenti dentari per tutti o su riabilitazioni complete su impianti anche in chi ancora possiede i propri denti e potrebbe mantenerli ancora a lungo. Si fanno visite gratuite con preventivi che prevedono un contratto con finanziaria e si somministrano raggi X gratuitamente anche prima di effettuare il minimo esame obiettivo. Soprattutto non si fa la minima menzione alla prevenzione, ma si va a ricercare a tutti i costi la patologia. Infine queste dinamiche hanno stimolato un mercato parallelo di turismo odontoiatrico.
Mi chiedo se questo fosse l'obiettivo originario del legislatore, ma è solo una domanda retorica, perché quello che conta è che questo modello in tempi brevissimi, ha evidenziato delle falle enormi e deve essere rivisto nella sua interezza. Tutto ciò ha portato dei danni evidenti in termini di salute ma anche un aumento notevole del peso economico per il nostro stato sia come aumento della spesa sanitaria sia per l'impennata esponenziale dei contenziosi legali. Per la competenza di ruolo e di conoscenza mi limito a parlare dell'Odontoiatria e ritengo che sia necessario un cambio di passo e che si debba porre dei correttivi legislativi e soprattutto non è ammissibile che della nostra professione parlino e pretendano di prendere decisioni determinate persone che non hanno nessuna competenza e soprattutto non possono vederne gli aspetti negativi che possono provocare.
Mi chiedo dove si voglia arrivare con scelte legate a linee di pensiero che hanno una genesi europeista ma che non hanno avuto una giusta dialettica fra stati e che uniformano settori non omogenei e quindi si scontrano con realtà organizzative ben differenti. Del resto in molti stati dell'unione vediamo che certi settori(per primo quello sanitario) viaggiano con ordinamenti garantisti dei principi di salute e difesa dell'individuo.
Un esempio: in molti stati è vietata la pubblicità sanitaria.
L'AIO ha sempre denunciato l'inadeguatezza del modello introdotto dalla Bersani e abbiamo portato continui contributi per correggere il tiro, ma notiamo un appiattimento verso posizioni che sposano logiche economiche senza possibilità di introdurre motivazioni di carattere sanitario e professionale con un atteggiamento etico.
Mi chiedo quale sia la logica politica che da una parte impone una deregulation totale in nome del libero mercato e poi imponga un totale controllo delle spese dei nostri pazienti attraverso un sistema che sa tanto di "grande fratello come il trasferimento dei dati attraverso il sistema Tessera sanitaria.
Ancora una volta la nostra categoria ha dimostrato una grande maturità nei confronti delle istituzioni e, anche con grosse difficoltà, ha dimostrato di poter svolgere l'ingrato compito che è stato deciso di demandarci, ma siamo veramente arrivati al limite e vogliamo avere delle certezze sul futuro.
Non è ammissibile che qualcuno continui , senza pudore ad accusarci di corporativismo e di difesa di interessi beceri, siamo orgogliosi del nostro lavoro e della nostra professione e questi attacchi non sono più ammissibili, anche perché denotano una grande ignoranza della realtà odontoiatrica Italiana.
Ribadisco alcuni punti che avevamo delineato, dal 2006 in poi, in AIO come fondamentali per avere a disposizione di tutti i cittadini di un sistema che funzioni e che garantisca la loro salute odontoiatrica:
Pierluigi Delogu: Presidente Nazionale AIO
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