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19 Giugno 2026

Dati sanitari, vulnerabilità digitali, continuità assistenziale e obblighi normativi

Musella (AIO): la fiducia del paziente odontoiatrico si costruisce anche nella gestione della privacy


Musella 02

La tutela dei dati sanitari dei pazienti è un tema che in sanità non può più essere sottovalutato. Lo dimostrano sia recenti vicende che hanno interessato strutture odontoiatriche chiuse di punto in bianco sia i dati dell’Osservatorio Cyber4Health. Quest’ultima analisi, a cura dell’Università di Roma Tor Vergata e del Competence Center Cyber 4.0, osserva come nel 2025 torni a crescere il numero delle vulnerabilità individuate nei dispositivi medici connessi.  

Falle che interessano anche l’odontoiatria. Punti di forza degli studi dentistici come radiologia digitale, scanner intraorali, software gestionali, sistemi cloud ormai parte integrante dell’attività clinica quotidiana, possono trasformarsi rapidamente in bersagli in caso di attacchi informatici.

Ma c’è di più.  

“Alle criticità tecnologiche si aggiungono situazioni di violazione della privacy rilevate in occasione di crisi organizzative o della cessazione improvvisa dell’attività di una struttura sanitaria. In tali circostanze –spiega il Presidente Nazionale AIO Vincenzo Musella – oltre ai problemi legati alla prosecuzione delle cure, emerge un ulteriore profilo di delicatezza: la vulnerabilità delle informazioni cliniche contenute nei sistemi informatici, nelle apparecchiature diagnostiche e negli archivi digitali. La tutela di questi dati, affidata al professionista, non dovrebbe venire meno nemmeno nei momenti di maggiore difficoltà organizzativa, economica o societaria. Eppure, recenti chiusure di alcune realtà odontoiatriche hanno fatto emergere nelle operazioni di recupero di apparecchiature ancora vincolate a contratti di leasing, o nella gestione di archivi informatici e sistemi diagnostici, criticità legate alla disponibilità, alla conservazione e alla protezione dei dati sanitari. Si tratta di vulnerabilità gravi quanto l’interruzione della cura comportata dalla chiusura della struttura. Un paziente affida al dentista informazioni personali, immagini diagnostiche, referti, anamnesi e dati che appartengono alla sfera più intima della sua vita. Informazioni che meritano il massimo livello di tutela e rispetto e che immagina protette”.  

Computer, server, sistemi radiologici digitali, scanner intraorali e piattaforme di archiviazione custodiscono oggi grandi quantità di dati personali e sanitari da proteggere durante tutto il loro ciclo di vita: dalla raccolta all’archiviazione, dalla condivisione con soggetti autorizzati fino alla sostituzione, restituzione o dismissione. Durante la sua attività il professionista che utilizza l’apparecchiatura si interfaccia poi con collaboratori, laboratori odontotecnici, fornitori di servizi informatici, manutentori.  

Ogni passaggio di informazioni – avverte Musella – richiede procedure adeguate, responsabilità chiaramente definite e il rispetto delle disposizioni previste dalla normativa in materia di protezione dei dati personali”.  

Il quadro sanzionatorio per chi non segue le regole è consolidato. Secondo il Codice Privacy (articolo 167 del D.Lgs. 196/2003) l’abbandono o la gestione incauta di dati personali di cartelle cliniche, radiografie, archivi anagrafici, può configurare un trattamento illecito di dati personali, punibile con la reclusione fino a tre anni in caso di danno al paziente. Secondo il Regolamento europeo 2016/679 (articolo 33) la perdita di disponibilità di dati sanitari, ad esempio a seguito della restituzione o del ritiro di un dispositivo contenente informazioni cliniche, può configurare un data breach che il professionista dovrebbe segnalare al Garante entro 72 ore, pena sanzioni amministrative. Per non parlare dei risarcimenti che i pazienti possono chiedere in sede civilistica per danni patrimoniali o morali legati alla perdita, alla diffusione o anche solo all’indisponibilità dei propri dati. Il dovere di tutela della riservatezza è esplicitato inoltre nel Codice deontologico.  “Al di là di questo – riflette il Presidente AIO –  il dovere etico di tutelare le informazioni sensibili dei pazienti è profondamente connaturato al rapporto fiduciario. Il paziente al dentista non affida soltanto la sua salute orale. Affida una parte importante della sua storia personale”

E il dentista la deve proteggere“La qualità delle cure – continua Musella - non si può misurare solo sulla base del risultato clinico ottenuto ma deve comprendere anche capacità di garantire nel tempo sicurezza, affidabilità, corretta conservazione della documentazione e tutela della riservatezza. Tutti requisiti che tra l’altro caratterizzano una continuità di assistenza”  


In sintesi, “quando una persona sceglie un percorso di cura odontoiatrica non deve valutare il solo costo immediato della prestazione, ma deve affiancare alla qualità del risultato la capacità della struttura e del professionista di garantire presenza, reperibilità e assistenza nel tempo. Al di là della possibilità di completare le cure, la continuità assistenziale comporta per l’utenza anche la certezza che la documentazione clinica sia custodita correttamente, che i dati siano disponibili quando necessario e che la riservatezza sia preservata in ogni fase dell’attività professionale. Per lo studio odontoiatrico moderno, investire nella sicurezza dei dati significa investire in qualità delle cure. Significa proteggere il patrimonio informativo dei pazienti, ma soprattutto rafforzare quel rapporto di fiducia che costituisce il fondamento stesso dell’esercizio professionale”.



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