La possibilità per gli studenti italiani ed albanesi di studiare presso l'Università Nostra Signora del Buon Consiglio di Tirana a laurearsi con un titolo di studio italiano grazie alla convenzione con l'Università di Tor Vergata ed altri atenei italiani approda in Parlamento grazie all'interrogazione dell'Sen. Giuseppe Marinello (nella foto) ed altri.
In particolare i firmatari chiedono ai ministri dell'Istruzione , Università e Ricerca, della Salute e degli Affari Esteri di sapere:
• se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di questa vicenda e soprattutto se la convenzione tra l'università di Tirana Nostra Signora del Buon Consiglio e l'università di Roma Tor Vergata sia stata approvata formalmente dalle nostre competenti autorità italiane;
• se si condivida l'avvenuta trasformazione di questa convenzione in un surrettizio superamento della normativa italiana che prevede l'accesso ai corsi di laurea delle professioni sanitarie attraverso il meccanismo dei test di ingresso;
• se questo accordo privatistico che attribuisce sostanzialmente una laurea italiana che non ha bisogno di alcuna procedura di preventivo riconoscimento, superando la normativa in vigore per gli altri Paesi non comunitari, non costituisca un'ingiustificabile eccezione ad un sistema generale che ha come fine ultimo quello di garantire ai cittadini la formazione di medici e di odontoiatri culturalmente in grado di far fronte alle esigenze di tutela della salute pubblica;a chi siano imputabili gli oneri economici derivanti dalla convenzione stessa e quale sia il meccanismo retributivo per i professori universitari italiani che svolgono le lezioni presso l'università Nostra Signora del Buon Consiglio;
• se non ritengano che la descritta situazione integri una palese e odiosa discriminazione all'interno della stessa comunità degli studenti italiani consentendo solamente ai più abbienti di accedere ai corsi di laurea presso l'università albanese senza alcuna preoccupazione di rispettare la normativa italiana in materia;
• quali ambiti di responsabilità giuridica siano eventualmente ravvisa bili nei confronti degli ordini italiani che alto stato attuale sono obbligati ad iscrivere questi professionisti sulla base di una semplice e burocratica verifica del possesso dei seguenti titoli: diploma di laurea e diploma di abilitazione professionale, rilasciati entrambi, come è ampiamente noto, a breve distanza di tempo dalla stessa istituzione universitaria e che costituiscono per le professioni sanitarie un'inutile duplicazione;
Inoltre, non essendo il titolo conseguito proveniente da un paese eutorpeo ma italinai, anche per i cittadini albanesi, i parlamentari evidenziano che ordini e i collegi delle professioni sanitarie, che hanno l'obbligo di attestare di fronte ai cittadini la qualità dei professionisti iscritti ai loro albi, non hanno alcun vero potere di verificare i presupposti formativi dei sanitari, che cosa potrebbe accadere in termini di certezza del diritto se gli ordini e i collegi, pur riconoscendo l'obbligo di assicurare la loro funzione certificativa, si rifiutassero di iscrivere ai loro albi professionisti di cui non appare trasparente il percorso formativo, tutelando quindi in primis la salute dei cittadini e in subordine difendendosi da eventuali responsabilità civili, penali e amministrative.
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