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03 Giugno 2008

Denti antichi che "parlano"


L’utilizzo dei resti dentali, tra i reperti più “longevi” che arrivano fino a noi dalla preistoria, è spesso decisivo nella scoperta di nuovi elementi che raccontino quale fosse la vita dei nostri antenati.
In una recente ricerca, per esempio, sono stati determinanti per scoprire che gli uomini vissuti nell’Età del ferro in territorio britannico crescevano nella primissima infanzia con un limitato apporto di latte materno: contrariamente a quanto ipotizzato in precedenza, infatti, lo svezzamento iniziava molto presto; queste popolazioni avevano trovato alimenti alternativi e, già prima che si concludesse il primo anno di vita del bambino, il latte veniva affiancato o sostituito da altri tipi di cibo.
“Per il nostro studio abbiamo analizzato i resti ossei e dentali di 34 bambini di età inferiore a sei anni sepolti a Wetwang Slack, nell’East Yorkshire, un antichissimo cimitero in uso tra il IV e il II secolo avanti  Cristo” afferma Mandy Jay, ricercatrice presso il Dipartimento di archeologia della University of Durham, in Gran Bretagna.
“Wetwang Slack è uno dei più grandi luoghi di sepoltura preistorici rinvenuti in Europa, e di conseguenza costituisce un contesto privilegiato in cui, tra i molti resti, è possibile trovare un numero considerevole di bambini, requisito fondamentale per poter ottenere indicazioni utili riguardo all’allattamento allo svezzamento.”
Lo studio, pubblicato dalla rivista "American Journal of Physical Anthropology", ha utilizzato l’analisi degli isotopi di azoto e di carbonio per capire quale fosse l’alimentazione dei bambini. “Gli isotopi stabili di azoto ‘rispecchiano’ la quantità di proteine assunte in un determinato periodo dell’esistenza: hanno valori identici a quelli della madre durante la gravidanza, aumentano durante l’allattamento per poi ritornare a livelli simili a quelli degli adulti quando il bambino ar-riva a nutrirsi con i medesimi alimenti; per questo motivo sono uno degli strumenti più adatti a definire la durata dell’allattamento una volta paragonati ai valori della popolazione adulta vissuta nel medesimo periodo, nel nostro caso costituita dai resti di individui adulti ritrovati nel medesimo sito” descrive la ricercatrice.
“Gli isotopi stabili di carbonio, gli altri elementi analizzati nei reperti ossei, costituiscono invece un buon indicatore del periodo dello svezzamento: essi hanno valori stabili e identici per tutti gli individui fino a che i bambini sono nutriti esclusivamente con latte materno, dopodiché la loro presenza decresce fino a raggiungere i valori riscontrabili nella madre o, più in generale, degli adulti del medesimo gruppo.”
Grazie dunque alla concentrazione degli isotopi di carbonio, in grado di indicare l’inizio dello svezzamento, e degli isotopidi azoto, utili per definire la durata dell’allattamento, i ricercatori hanno potuto comprendere che i bambini dell’Età del ferro dovevano rinunciare piuttosto presto, almeno in parte, al latte della mamma: “Né gli isotopi di carbonio né quelli di azoto hanno mostrato infatti il caratteristico ‘arricchimento’ tipico dell’alimentazione esclusiva con latte materno nel corso dei primi dodici mesi di vita: ciò significa che, prima del compimento dell’anno, i bambini erano nutriti in modo significativo con altri alimenti.
Lo studio ha previsto anche il confronto con altre due analisi comparabili condotte su resti ossei di bambini: una ricerca condotta in un luogo di sepoltura di epoca medievale rinvenutoa Wharram Percy, in Gran Bretagna, e una svolta su reperti risalenti al XIX secolo rinvenuti a Prospect Hill, inCanada. “Dalla comparazione con questi due studi è emerso che il periodo dell’allattamento materno come fonte esclusiva di sostentamento era decisamente più limitato nell’Età del ferro rispetto alle epoche successive prese in considerazione” spiega l’archeologa; “entrambi gli studi provano infatti che l’allattamento era protratto ben oltre il primo anno di età del bambino e che, in particolare nell’epoca più vicina ai nostri giorni,l’aggiunta di cibi diversi dal latte materno iniziava con molto ritardo rispetto agli altri esempi presi in considerazione.”
Ma è possibile dallo studio degli isotopi capire anche che cosa mangiavano i bimbi della preistoria, che non potevano nutrirsi a lungo del solo latte materno? “Dalla valutazione della presenza delle proteine nella dieta si può fare un’ipotesi che consideriamo decisamente plausibile: i bambini dell’Età del ferro, perlomeno quelli vissuti nel territorio britannico da noi preso in considerazione, venivano nutriti con latte di animali o con alimenti di origine vegetale ridotti in poltiglia: questi cibi, dai dati di cui disponiamo, erano un’integrazione piuttosto consistente alla dieta della primissima infanzia dei nostri antenati.”

GdO 2008; 7

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