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19 Maggio 2026

Le gengive infiamamte della generazione Z. Rischio parodontite già a 20 anni

Trombelli: un segnale che non va sottovalutato. Una ricerca SIdP ha fotografato la salute orale degli italiani per fascie di età


Trombelli 03

La generazione Z dei filtri social, ossessionata dalla cura maniacale dell’aspetto fisico, trascura denti e gengive. A rivelarlo la fotografia della salute orale degli italiani, scattata per segmenti di età e sociodemografici da un’indagine conoscitiva promossa dalla Società Italiana di Parodontologia e Implantologia (SIdP).

La ricerca, è stata presentata in occasione del Corso di Aggiornamento che si è tenuto a Firenze lo scorso fine settimana, è stata condotta da Key-Stone su un campione di 3000 italiani da 20 anni in su, grazie al contributo non condizionante di Curasept.

Stando ai dati presentati, i ventenni sono i più colpiti da sanguinamento gengivale durante il lavaggio dei denti o il consumo di cibi. I giovani tra i 20 e i 30 anni non hanno una buona igiene orale e così oltre 1 su 3 ha gengive che sanguinano e il 16% convive con un’alitosi persistente.

Oltre un quarto della popolazione dichiara di soffrire di alcuni sintomi riconducibili a un quadro infiammatorio delle gengive, ma il dato più sorprendente riguarda proprio la fascia tra i 20 e i 30 anni – dichiara Leonardo Trombelli (nella foto), presidente SIdP e ordinario di Parodontologia all’Università di Ferrara –. Il fatto che il 36% dei ventenni riferisca sanguinamento gengivale, fase iniziale e reversibile dell’infiammazione, dimostra che la gengivite è già molto diffusa tra i più giovani. Un segnale che non va sottovalutato perché la malattia parodontale non compare improvvisamente in età avanzata: spesso inizia presto, con sintomi lievi ma persistenti che, se trascurati, espongono potenzialmente i giovani a rischio di parodontite. A lato di un’inadeguata igiene orale, fattore di rischio principale per la comparsa di malattia parodontale, anche abitudine al fumo, dieta pro-infiammatoria con eccesso di grassi saturi, zuccheri e cibi ultraprocessati, scarso o nullo esercizio fisico, sono tutti fattori che possono contribuire alla progressione della gengivite in parodontite”.

La ricerca mostra anche un secondo volto della malattia, quello più grave e irreversibile, che emerge con l’avanzare dell’età. Se nei giovani prevale la percezione di sintomi infiammatori, dopo i 60 anni aumenta nettamente la valutazione di segni di danno strutturale. I denti con recessione gengivale e perdita ossea passano da circa il 20% nelle fasce tra 30 e 49 anni fino al 50% negli over 70. Nella fascia 60–69 anni la mobilità dentale raggiunge il 26%, il valore più alto registrato nell’indagine, mentre quasi 1 persona su 3 (32%) riferisce perdita di denti legata alla mobilità.

I dati attestano la progressione naturale della malattia parodontale”, spiega Trombelli. Nelle prime fasi prevalgono sintomi potenzialmente reversibili come il sanguinamento; con il tempo, se l’infiammazione non viene controllata, possono comparire perdita permanente di supporto gengivale associata a mobilità e perdita dei denti, che rappresenta l’esito finale irreversibile della parodontite non trattata”.

La ricerca evidenzia inoltre disuguaglianze geografiche nei sintomi nella popolazione: il Centro e, in parte, il Sud Italia mostrano una maggiore frequenza rispetto al Nord, suggerendo possibili differenze di attitudine all’igiene orale e/o nell’accesso alla prevenzione e alle cure odontoiatriche. In particolare, in riferimento alla mobilità, si registrano tassi più bassi al Nord che si attestano sul 15% contro più del 20% al Centro-Sud. Differenze nella prevalenza dei sintomi riferiti sono anche in parte attribuibili al tasso di scolarizzazione. La frequenza di perdita di denti per mobilità è nettamente inferiore quando il titolo di studio è la laurea: il 7% rispetto al 25% di chi possiede un titolo di studio più basso - aggiunge il presidente SIdP - Emerge anche una differenza di genere: gli uomini riferiscono più frequentemente mobilità dentale, con un tasso del 20,8% contro l’11,5% delle donne che sembrano mostrare maggiore attenzione ai cambiamenti della bocca e ai primi segnali di inestetismo”.

Il sanguinamento gengivale non deve essere considerato “normale”. Intervenire precocemente, attraverso una corretta igiene orale quotidiana e controlli regolari, può evitare che una semplice infiammazione si trasformi negli anni in una malattia cronica capace di compromettere in modo permanente denti e gengive”, conclude Trombelli.




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