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20 Dicembre 2023

Il Servizio Sanitario Nazionale compie 45 anni

l 24 dicembre 1978 nasce un modello universalistico di tutela della salute e quest’anno il Servizio sanitario nazionale compie 45 anni, 45 anni di diritto universalistico alla salute


Nel 2023 il Servizio Sanitario Nazionale compie 45 anni: il 24 dicembre 1978, in attuazione degli articoli 2, 3 e 32 della Costituzione a legge n. 833 del 23 dicembre 1978, nasce un modello universalistico di tutela della salute, a sostituzione del precedente sistema mutualistico che pone gli oneri a carico della fiscalità generale. 
Come ricorda uno studio dell’Ufficio valutazione impatto del Senato presentato nei mesi scorsi in occasione della ricorrenza, “in principio c'erano le casse mutue” pertanto il diritto alla salute era solo per “lavoratori (e i loro familiari) iscritti a un ente mutualistico, con forti differenze, in fatto di prestazioni e coperture, tra una categoria di lavoratori e l'altra”. 
Con la nascita del servizio sanitario nazionale su un modello di welfare state universalistico - il sistema Beveridge, finanziato prevalentemente attraverso la fiscalità generale - la tutela della salute fisica e psichica è diventata un diritto da garantire a ogni individuo in condizioni di uguaglianza”.

Nel documento si fa un punto su costi, performance, efficacia del Ssn italiano rispetto ad altri sistemi di healthcare e ne emerge che nel 2020 “con una spesa sanitaria pubblica pari al 7,1% del Pil, l'Italia risultava terza, fra i Paesi europei comparati, per numero di posti letto ospedalieri (3,19 ogni 1000 abitanti), e faceva registrare la più bassa disponibilità di strutture residenziali destinate agli anziani. Altre classifiche - dall'aspettativa di vita alla nascita (83 anni) all'aspettativa di vita in salute (71,9 anni) - ci vedono al vertice. Merito anche degli stili di vita”.

Prima della riforma, ricorda il documento, il sistema sanitario italiano era di tipo Bismarck, basato su numerosi enti mutualistici (o "casse mutue"): “Ogni cassa mutua era competente per una determinata categoria di lavoratori che, con i familiari a carico, vi erano obbligatoriamente iscritti e, in questo modo, fruivano dell'assicurazione sanitaria per provvedere alle cure mediche e ospedaliere, finanziata con i contributi versati dagli stessi lavoratori e dai loro datori di lavoro. Il diritto alla tutela della salute era quindi correlato allo status di lavoratore di uno dei componenti della famiglia, con conseguenti casi di mancata copertura. C’erano, inoltre, sperequazioni tra gli stessi assistiti, legate alla disomogeneità delle prestazioni assicurate dalle varie casse mutue. Nel 1978, con il passaggio al modello SSN (sistema di tipo Beveridge), viene meno l'equazione assicurato = assistito: il mantenimento e il recupero della salute fisica e psichica, attraverso prestazioni erogate dal sistema sanitario, divengono diritto spettante a ogni individuo in condizioni di eguaglianza, in attuazione degli articoli 2, 3 e 32 della Costituzione. Cambia inoltre la fonte del finanziamento delle prestazioni sanitarie: non più i proventi dei contributi, ma - perlopiù - la fiscalità. Nell'evoluzione successiva del sistema, un passaggio cruciale è rappresentato dall'introduzione dei Livelli essenziali delle prestazioni (LEA), che definiscono quali sono le prestazioni sanitarie erogabili dal SSN e le cure che devono essere garantite in tutte le regioni italiane: attraverso i LEA si dovrebbe dar luogo, sull’intero territorio nazionale, a una omogeneità di offerta dei servizi sanitari. Il sistema sanitario italiano opera sia con strutture pubbliche (o equiparate) sia attraverso enti privati (accreditati e convenzionati). Si tratta peraltro di un sistema articolato in una pluralità di servizi sanitari regionali, essendo la materia "tutela della salute" attribuita alla cosiddetta potestà legislativa concorrente tra Stato e Regioni (art. 117, comma terzo, della Costituzione)”.    


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