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08 Ottobre 2025

La ricerca della perfezione in odontoiatra: necessità o patologia?

Il dubbio lo pone il prof. Lodi nell’ultimo editoriale di Dental Cadmos. Parte dal racconto di una incredibile scalata e finisce riportando il pensiero di chi ipotizza che il perfezionismo possa essere una patologia


Lodi 02

Alex Honnold è uno scalatore, ancora meglio un free soloist, ovvero uno di quegli atleti che si arrampicano su pareti rocciose verticali senza corde, chiodi o altro. Alex Honnold, nel giugno del 2017 ha scalato una parete rocciosa di El Capitan nel parco naturale Yosemite negli USA: un muro con qualche crepa altro 1000 metri.

Honnold lo ha scalato con la sola forza delle braccia e delle gambe sfruttando crepe e piccole sporgenze. L’impresa è stata raccontata in uno bellissimo documentario titolato Free Solo  -a questo link il trailer- lo potete vedere su alcune piattaforme di streaming.Una scalata perfetta il cui fallimento avrebbe comportato la morte.  

L’impresa di Alex Honnold è citata nell’ultimo editoriale del prof. Giovanni Lodi su Dental Cadmos per fare un ragionamento sulla ricerca della perfezione in odontoiatria. Per Honnold, ricorda il prof. Lodi, raggiungere la cima è l'unico modo che conosce per raggiungere la perfezione. 

Non è raro – scrive il prof. Lodi- che l'odontoiatria venga interpretata come la ricerca della perfezione: nella forma e nel colore di una ricostruzione, nella chiusura a zero micron di una corona, nella restituzione di una festonatura gengivale naturale, nella completa e precisa sigillatura apicale e via perfezionando. E lo stesso si può dire di molti pazienti, che desiderano il sorriso (secondo loro) perfetto: con i denti allineati come quelli dell'attore hollywoodiano, più bianchi della neve appena caduta, circondati da labbra da modella della pubblicità”. Una ricerca della perfezione che se per Honnold è una necessità per sopravvivere, per l’odontoiatra può rappresentare l’estremo opposto

Continua l’editoriale del prof. Lodi: “Flett e Hewitt sono due psicologi che dalla fine degli anni Ottanta studiano il perfezionismo, tema su cui hanno scritto libri e pubblicato decine di ricerche. Il loro lavoro ha dimostrato che i perfezionisti sono individui destinati alla sofferenza, tanto che a un certo punto i due hanno pensato se potesse essere utile inserire il perfezionismo nel DSM, il manuale che classifica i disturbi mentali, per poi concludere che è più corretto considerarlo un profilo psicologico strettamente collegato a depressione, disordini alimentari, e suicidio”. 

Il prof. Lodi non dà un suo parere, ma il titolo dell’editoriale –“Anche meno”- forse, lo indica inequivocabilmente. 

A questo link potete leggere l’editoriale. 


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