01 Ottobre 2020

Google lo sa

Editoriale

Giovanni Lodi

A quanti studi sperimentali pensi di avere partecipato nell’ultimo anno?”

Comincia così, con una domanda diretta al lettore, il libro The power of experiments di Michael Luca e Max H Bazerman, do­centi di economia ad Harward. La risposta che ci viene data nelle righe successive è piuttosto sorprendente: “A meno che tu non sia vissuto in un bunker senza accesso a internet, hai partecipato a molti trial”. Perché leggendo, scopriamo che chiunque di noi abbia una pagina di Facebook, compri su Amazon, venda su eBay o sia abbonato a Netflix è stato probabilmente soggetto inconsapevole di più di uno studio controllato.

Le mega aziende hi-tech hanno compreso la forza del trial randomizzato, che la medi­cina usa (o dovrebbe usare) per stabilire se un trattamento funziona, e hanno iniziato a utilizzarlo per influenzare le nostre scelte, testando le caratteristiche di un sito capaci di catturare la nostra attenzione o il modo migliore per informarci sul prezzo di ciò che stiamo comprando. Non ci sono comitati etici, i partecipanti sono decine di migliaia, i dati abbondantissimi e di conseguenza i risultati molto affidabili. Considerando che spesso ciò si traduce in un incremento dei profitti, non c’è da stupirsi che Google abbia condotto più di 10.000 trial nel 2018. E non ci sono solo le aziende del web: il fisco in­glese, grazie a uno studio sul testo di una lettera indirizzata agli evasori, ha aumentato significativamente le proprie entrate.

Condurre trial è diventato anche POP. Proprio mentre stavo preparando questo edito­riale (sarà un caso?), Netflix mi ha proposto una serie dal titolo 100 Humans in cui tre ricercatori rispondono a domande sui comportamenti umani servendosi di cento vo­lontari. Se avete un po’ di tempo da perdere guardatela, è piuttosto divertente, sebbe­ne il disegno degli studi non sia sempre rigoroso.

Efficace, ubiquitario, utile, redditizio, POP, è il trial randomizzato. Eppure, proprio tra chi si occupa di salute, sono ancora in molti a preferire esperienza personale, intuito e consuetudine.

Buona lettura.  

Giovanni Lodi, Direttore Scientifico di Dental Cadmos

doi: https://doi.org/10.19256/d.cadmos.08.2020.01





 
 
 
 
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