01 Dicembre 2020

Rigenerazione ossea con una membrana corticale di origine equina: uno studio retrospettivo

Articolo originale

Danilo Alessio Di Stefano, Riccardo Tizzoni, Davide Fiori

Obiettivi  Nell’ambito della riabilitazione protesica su impianti nella zona estetica è indispensabile un’ade­guata ricostruzione dei tessuti du­ri e molli.

Tale ricostruzione si ot­tiene attraverso la rigenerazione ossea guidata (GBR), che prevede il posizionamento di una membra­na fra i tessuti molli e l’innesto osteoconduttore, che a sua volta appoggia sul sito osseo ricevente.

La membrana funge da barriera meccanica tra le cellule che an­dranno a rigenerare il tessuto os­seo e quelle che invece ripareran­no i tessuti gengivali.

Essa ha lo scopo di proteggere i difetti ossei e di impedire che il sito alveolare venga invaso da tessuto connetti­vo. Inoltre, stabilizza l’innesto e impedisce micromovimenti che potrebbero ostacolare il processo di rigenerazione ossea.

In passato alcuni autori hanno im­piegato con successo membrane ossee, di origine omologa, costitui­te da sottili lamine ossee parzial­mente demineralizzate. Nonostan­te gli esiti clinici favorevoli, esse non sono state più impiegate, pro­babilmente a causa della loro origi­ne omologa e ai conseguenti pro­blemi di reperibilità e costi.

Gli autori stanno impiegando da tempo una membrana simile, di origine equina, sulla quale ad oggi esiste solo evidenza aneddotica. Questo studio presenta i risultati di un’analisi retrospettiva a me­dio termine dell’impiego di que­sta tipologia di membrana in in­terventi di posizionamento im­plantare e contestuale rigenera­zione ossea guidata.

Materiali e metodi  Sono state selezionate le cartelle cliniche di pazienti ai quali è stato inserito almeno un impianto conte­stualmente a un intervento di rige­nerazione ossea guidata. Il succes­so implantare è stato valutato attra­verso i criteri di Albrektsson e Zarb. Se disponibili, si sono analizzati qualitativamente anche eventuali dati istologici e tomografici (CBCT).

Risultati  I risultati si riferiscono a 17 pa­zienti di età compresa tra 36 e 67 anni, media 53,7 ± 9,2 anni, a cui  sono stati posizionati 24 impianti. Il follow-up medio era di 38,1±3,7 mesi. Due impianti sono falliti, per un tasso di successo implantare pari all’87,5%.

Sono stati analizzati istologica­mente 7 campioni di membrana, a un tempo medio dalla chirurgia di 4,3±1,2 mesi: tutte le porzioni considerate erano ancora occlusi­ve.

Sei scansioni CBCT mostrava­no tutte, in corrispondenza della zona di innesto, la formazione di uno strato osseo corticale.

Conclusioni  Le membrane corticali equine ap­paiono possedere una lunga per­manenza ed effetto barriera e ri­modellamento a medio termine consentendo la formazione di uno strato di tessuto corticale non dis­simile da quello fisiologicamente presente nel processo alveolare.

Significato clinico  Qualora un difetto osseo presenti caratteristiche anatomiche (di­mensioni maggiori, numero ri­dotto di pareti ossee) tali da far ritenere che la sua rigenerazione attraverso tecniche di GBR ne­cessiti di una membrana a lunga permanenza causa la maggiore difficoltà biologica di rimaneggia­mento, il chirurgo potrà scegliere di impiegare la membrana de­scritta in questo studio, data la sua lunga permanenza e il pro­lungato effetto barriera.

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doi: https://doi.org/10.19256/d.cadmos.10.2020.06




 
 
 
 
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