31 Gennaio 2021

MRONJ: due approcci chirurgici a confronto

Articolo originale

Magda Mensi, Elisabetta Audino, Eleonora Scotti, Emanuele Zanola, Elisa Bettinsoli, Stefano Negrini, Luca Visconti, Stefano Alessandro Salgarello

Obiettivi  Questo studio retrospettivo osserva­zionale ha come scopo quello di va­lutare la percentuale di recidive di MRONJ in pazienti onco-ematologi­ci sottoposti a due differenti inter­venti chirurgici, uno meno invasivo (A) e uno più radicale (B).

Con MRONJ si intende un’“esposizione ossea con fistola intra- o extra-orale nella regione mascellare, persi­stente per più di 8 settimane in pa­zienti che hanno o stanno assumen­do farmaci correlati con ONJ, in as­senza di pregressa terapia radiante”. I farmaci associati al rischio di ONJ sono generalmente prescritti per trattare secondarismi ossei da tu­more solido, lesioni osteolitiche da mieloma multiplo, ipercalcemia maligna o malattie osteometaboli­che. Tali farmaci appartengono alla classe dei bifosfonati, agli anti-rias­sorbitivi contenenti anticorpi mono­clonali e anti-angiogenetici.

Negli ultimi anni si è notata l’effica­cia della prevenzione primaria della MRONJ, consistente nell’elimina­zione dei fattori locali di rischio nei pazienti a rischio ONJ ed effettuan­do trattamenti odontoiatrici prima di iniziare la terapia.

Materiali e metodi  Lo studio, relativo a 77 pazienti on­cologici ed ematologici, è stato svol­to a partire da dati raccolti presso l’U.O. Odontostomatologia e l’U.O. Chirurgia Maxillo-Facciale dell’ASST Spedali Civili di Brescia tra novem­bre 2016 e luglio 2018. Tutti i pa­zienti sono stati o sono ancora in te­rapia con bifosfonati o denosumab. I pazienti inclusi nello studio hanno un follow-up minimo di un anno. I pazienti sono stati suddivisi in due gruppi a seconda del tipo di inter­vento chirurgico a cui sono stati sottoposti: interventi più conserva­tivi (gruppo A) e interventi più radi­cali (gruppo B). Il tipo di intervento chirurgico è stato scelto sulla base della stadiazione della patologia MRONJ; è stata utilizzata la stadia­zione proposta dall’American As­sociation of Maxillofacial Surgeons.

Entrambi i gruppi di pazienti sono omogenei dal punto di vista del protocollo pre- e post-chirurgico, nonché nel programma di follow-up. Si è scelto come termine per definire l’esito il momento di mani­festazione della recidiva stessa. Gli interventi chirurgici più conserva­tivi si limitavano a curettage ossei o sequestrectomie in anestesia locale; gli interventi più radicali comprende­vano chirurgia resettiva marginale o segmentale in anestesia generale.

Risultati  L’analisi statistica è stata condotta su un gruppo di 52 pazienti, in quanto di 25 pazienti dei 77 totali non è stato possibile risalire alla patologia di ba­se o al tipo di intervento svolto. L’analisi della percentuale di recidive negli interventi chirurgici porta a un P-value di 1, statisticamente non si­gnificativo, con un odds ratio di 1,09.

È stata analizzata la percen­tuale di recidive in interventi chirur­gici meno invasivi (curettage ossei, sequestrectomie) rispetto alla per­centuale di recidive con procedure chirurgiche più radicali (chirurgia re­settiva marginale o segmentale). Il numero di recidive nel gruppo A (interventi meno invasivi) è risultato essere di 4 casi su 24, mentre nel gruppo B (intervento più invasivo) è risultato essere di 5 casi su 28.

Conclusioni  I risultati dello studio non mostra­no alcuna differenza statistica­mente significativa tra i due ap­procci chirurgici. Dato il campione ristretto, sono necessari ulteriori studi, in particolare RCT.

Significato clinico  I risultati dello studio non mostra­no alcuna differenza statistica­mente significativa tra i due ap­procci chirurgici.

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doi: https://doi.org/10.19256/d.cadmos.02.2021.07




 
 
 
 
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