La CAO Nazionale ha presentato un documento con criticità e proposte d’intervento per contrastare un fenomeno che coinvolge oltre 200mila persone. Abbiamo intervistato il Vicepresidente Nazionale CAO Nicola Cavalcanti
Secondo le stime richiamate dalla Commissione Albo Odontoiatri nazionale, sarebbero circa 200 mila gli italiani che ogni anno si recano all’estero per sottoporsi a cure odontoiatriche, con una concentrazione significativa dei flussi verso Paesi extra Unione Europea e, in particolare, verso l’Albania, circa 50mila secondo le stime. Un fenomeno alimentato da campagne pubblicitarie aggressive e da offerte che puntano principalmente sul fattore prezzo, ma che, secondo la CAO nazionale, nasconde criticità sanitarie, assistenziali, fiscali e sociali spesso sottovalutate dai cittadini. Per elaborare un quadro reale e attivare proposte concrete da presentare ad Istituzioni e Politica la CAO Nazionale aveva attivato un Gruppo di lavoro sul turismo odontoiatrico.
Il Gruppo, coordinato dal vicepresidente CAO Nicola Cavalcanti (presidente CAO Bari), è composto da Stefano Almini (CAO Bergamo); Fabio De Pascalis (CAO BAT); Antonio Iona (CAO Crotone); Carmelo Minicuccio (CAO Ragusa); Giovacchino Raspini (CAO Arezzo); Massimo Roncalli (CAO Monza-Brianza); Pietro Rutigliani (CAO Napoli); Ignazio Stella (CAO Udine).
Il documento elaborato dal Gruppo di lavoro è stato presentato venerdì 9 luglio durante l’Assemblea Nazionale dei Presidenti CAO ed analizza il fenomeno e formula una serie di richieste alle istituzioni.
Ne abbiamo parlato con il presidente Cavalcanti (nella foto).
Nel documento presentate il turismo odontoiatrico come una questione sanitaria.
Quello che stiamo cercando di fare è sensibilizzare istituzioni e politica che il punto centrale è che il turismo odontoiatrico non deve essere considerato semplicemente una scelta commerciale o una modalità alternativa di accesso alle cure. È innanzitutto una questione di tutela della salute e, quindi, richiama direttamente i principi contenuti nell’articolo 32 della Costituzione.
Nel documento evidenziamo come molte delle offerte promosse all’estero siano orientate prevalentemente a soluzioni chirurgiche rapide e fortemente attrattive dal punto di vista economico, mentre risultano spesso assenti o marginali gli aspetti legati alla prevenzione, alla conservazione dei denti naturali e alla continuità delle cure.
Una delle principali criticità riguarda proprio la compressione dei tempi terapeutici. Molti trattamenti vengono concentrati in pochi giorni, senza il rispetto dei normali tempi biologici di guarigione e senza adeguate rivalutazioni cliniche. Questo può favorire complicanze anche molto gravi.
Un altro elemento è la discontinuità assistenziale. Terminato il trattamento, il paziente rientra in Italia e spesso non dispone di un adeguato follow-up. In caso di problemi, infezioni, fallimenti implantari o altre complicanze, si trova a dover cercare assistenza nel nostro Paese, deve trovare un professionista disposto a prendere in carico una situazione clinica che non ha seguito fin dall'inizio. Spesso possono mancare informazioni complete sui materiali utilizzati, sulle procedure eseguite e sul percorso terapeutico effettuato. In molti casi non si tratta di correggere un piccolo difetto, ma di affrontare complicanze complesse come infezioni, fallimenti implantari o perdita di tessuto osseo, che richiedono una nuova valutazione clinica e un nuovo piano di cura. È una delle conseguenze della mancanza di continuità assistenziale che nel documento indichiamo come una delle principali criticità del turismo odontoiatrico.
Abbiamo inoltre segnalato problematiche relative alla tracciabilità dei materiali utilizzati, alle responsabilità professionali e contrattuali e alla tutela dei dati sanitari, che vengono trasferiti all’estero attraverso intermediari e piattaforme digitali non sempre con sufficienti garanzie di trasparenza e sicurezza. Purtroppo esistono anche casi estremi. Nel corso del nostro lavoro abbiamo seguito situazioni drammatiche di pazienti rientrati in Italia con gravissime complicanze, che hanno richiesto ricoveri prolungati e lunghi percorsi riabilitativi. Sono esempi che dimostrano come dietro una promessa di risparmio possano nascondersi rischi molto elevati per la salute.
Il turismo odontoiatrico pesa anche sul Servizio sanitario nazionale. Perché?
Perché le conseguenze delle cure eseguite all’estero, quando insorgono complicanze, ricadono spesso interamente sul Servizio sanitario nazionale.Il documento evidenzia come problematiche quali fallimenti implantari, infezioni locali e sistemiche, perdita di supporto osseo o altri danni permanenti richiedano poi interventi diagnostici, terapeutici e talvolta ospedalieri effettuati in Italia. Il paziente, una volta rientrato, si rivolge infatti alle strutture pubbliche per ricevere assistenza.
Si crea quindi una situazione paradossale: il trattamento viene effettuato all’estero, ma i costi delle emergenze e della gestione delle complicanze vengono sostenuti dal sistema sanitario italiano.
Nel corso della mia relazione ho richiamato anche un caso particolarmente grave verificatosi in Puglia, che ha comportato un lungo ricovero in rianimazione e terapia intensiva e un successivo percorso riabilitativo ancora in corso, il costo per la collettività per salvare questa persona è stato di oltre 300mila euro. Non citiamo questi episodi per attribuire colpe ai pazienti, ma per evidenziare quanto sia importante investire in prevenzione e informazione.
L’obiettivo è evitare che persone attratte da messaggi pubblicitari particolarmente aggressivi si trovino poi ad affrontare conseguenze sanitarie molto serie e che il Servizio sanitario nazionale debba sostenere costi che potrebbero essere evitati attraverso una maggiore consapevolezza dei rischi.
Un altro aspetto che evidenziate è il costo per lo Stato riferito alle mancate entrate fiscali.
Si tratta di un tema molto importante e spesso poco considerato. Secondo le stime richiamate dal nostro Gruppo di lavoro, il turismo odontoiatrico genera flussi economici molto rilevanti che vengono trasferiti all’estero. In media un cittadino italiano che si rivolge all’estero per le cure spende tra i 6 e di 7mila euro, un flusso economico stimato in 600 milioni di euro all’anno ed in molti casi le spese vengo anche portate in detrazione al 19%. Parliamo di centinaia di milioni di euro che non rimangono nel circuito economico nazionale.
Nel documento abbiamo evidenziato anche i possibili profili fiscali legati alle attività di intermediazione e promozione commerciale che operano sul territorio italiano a vantaggio di strutture estere. Società che operano di fatto in Italia attraverso pubblicità, call center, intermediari e attività commerciali rivolte ai pazienti italiani, ma che risultano formalmente stabilite all'estero. Questa situazione potrebbe richiedere verifiche da parte dell'Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza per accertare dove si trovi realmente la sede amministrativa e decisionale dell'attività. C’è poi il tema delle detrazioni fiscali. Attualmente le spese odontoiatriche sostenute all’estero possono beneficiare delle detrazioni previste dalla normativa italiana. Nella nostra valutazione ciò comporta un’ulteriore perdita di risorse pubbliche che potrebbero invece essere destinate a sostenere l’accesso alle cure odontoiatriche per i cittadini con maggiori difficoltà economiche.
Riteniamo quindi necessario aprire una riflessione anche su questo aspetto, nell’ambito di una valutazione complessiva dell’impatto economico che il fenomeno genera per il Paese.
Come si può contrastare il fenomeno? Quali sono le richieste che la CAO avanza alla politica e alle istituzioni?
La nostra posizione non è quella di limitare la libertà del cittadino di scegliere dove curarsi, questo principio è riconosciuto anche dalla normativa europea. Riteniamo però che tale scelta debba essere realmente consapevole e basata su informazioni corrette, complete e trasparenti.
Per questo chiediamo anzitutto un accertamento conoscitivo e un’indagine istituzionale sul fenomeno del turismo odontoiatrico, coinvolgendo tutte le autorità competenti.Una richiesta fondamentale riguarda il contrasto alla pubblicità ingannevole e alle comunicazioni commerciali che enfatizzano esclusivamente il risparmio economico minimizzando o omettendo i rischi sanitari. Chiediamo un rafforzamento dei controlli sulle attività promozionali e sugli intermediari che operano in Italia.
Proponiamo inoltre campagne informative istituzionali, realizzate in collaborazione con il Ministero della Salute e con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, affinché i cittadini possano conoscere i rischi legati a percorsi di cura privi di adeguata continuità assistenziale.
Abbiamo poi chiesto maggiori controlli fiscali, la raccolta sistematica delle segnalazioni relative alle complicanze derivanti da cure effettuate all’estero e l’istituzione di un osservatorio nazionale o di un registro dedicato per monitorare l’impatto epidemiologico, sanitario ed economico del fenomeno.
Tra le richieste avanzate vi è anche una revisione del regime fiscale delle cure odontoiatriche effettuate all'estero. Chiediamo di eliminare o ridurre significativamente la detrazione del 19%, soprattutto per le cure eseguite nei Paesi extraeuropei.
Infine, riteniamo che OMCeO e CAO debbano essere coinvolti, insieme a Guardia di Finanza, NAS, AGCM e Agenzia delle Entrate, in un’azione coordinata di monitoraggio e tutela dei cittadini.
In sintesi, la nostra richiesta alle istituzioni è semplice: mettere al centro la salute del paziente, garantire un’informazione corretta e trasparente e affrontare un fenomeno che non riguarda soltanto l’odontoiatria, ma il diritto alla salute e la sostenibilità del sistema sanitario nazionale. Il messaggio deve essere chiaro: il turismo odontoiatrico è un problema di salute pubblica.
Photo Credit: pagina Facebook CAO Nazionale
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