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20 Aprile 2026

Rinoplastica non chirurgica con acido ialuronico: sicurezza e considerazioni cliniche

Una revisione della letteratura condotta da ricercatori italiani individua le principali precauzioni tecniche e anatomiche utili a migliorare la sicurezza della rinoplastica non chirurgica

di Klaudia Andrea - Marcello Santoro


rinoplastica

La rinoplastica non chirurgica con filler a base di acido ialuronico è una procedura sempre più diffusa nella medicina estetica del volto. Tuttavia, continua a essere considerata ad alto rischio a causa della possibilità di complicanze gravi, talvolta irreversibili, che nei casi più severi possono arrivare fino alla cecità.

La revisione, realizzata dal dott. Marcello Santoro e dalla dott.ssa Klaudia Andrea e pubblicata sul Journal of Stomatology, Oral and Maxillofacial Surgery, si è proposta di identificare e definire una serie di accorgimenti clinici e tecnici in grado di migliorare la sicurezza procedurale. L’obiettivo è stato quello di fornire al clinico indicazioni pratiche, basate sulle evidenze disponibili e su un’analisi critica delle tecniche descritte in letteratura.

Metodi
Gli autori hanno condotto una revisione narrativa strutturata della letteratura, interrogando i database PubMed/MEDLINE e Cochrane Library per individuare studi pubblicati dal 2015 in poi sulla rinoplastica non chirurgica con filler a base di acido ialuronico. Sono stati inclusi esclusivamente articoli in lingua inglese, con testo completo disponibile, che descrivessero tecniche di iniezione o strategie di sicurezza procedurale. Sono stati esclusi i lavori focalizzati unicamente sulle complicanze, privi di descrizione tecnica, gli studi basati su metodiche diagnostiche strumentali avanzate e gli articoli incentrati sulla selezione del paziente piuttosto che sugli aspetti tecnici della procedura.

Dei 172 record inizialmente identificati, dopo la rimozione dei duplicati e lo screening di titoli e abstract, 16 studi sono stati inclusi nell’analisi finale.

Risultati

Gli autori propongono 15 raccomandazioni pratiche per ottimizzare la sicurezza procedurale, basate su una selezione accurata di strumenti e filler, tecniche di iniezione conservative e controllate, particolare attenzione alle aree anatomiche a maggior rischio, pronta gestione delle complicanze e cautela nei pazienti già sottoposti a chirurgia nasale.

L’analisi dei lavori inclusi ha evidenziato una notevole convergenza su alcuni principi tecnici considerati rilevanti per la sicurezza della rinoplastica non chirurgica. I filler ad alto G′ e ad elevata coesività risultano i più frequentemente utilizzati, in virtù della loro maggiore capacità di proiezione, della ridotta diffusione tissutale e della minore idrofilia, che limita il rischio di compressione ritardata dei tessuti.

Un elemento ricorrente è l’estrema attenzione alle quantità di prodotto utilizzate. Tutti gli studi concordano sull’impiego di micro-volumi, iniettati lentamente e con pressione controllata. Il volume totale per seduta non supera generalmente 1 mL e, nella maggior parte dei casi, resta inferiore a 0,7 mL.

Per quanto riguarda gli strumenti, la maggior parte degli autori riporta una preferenza per aghi da 27 gauge, mentre l’uso delle cannule viene considerato non privo di rischi. Sebbene le cannule siano associate, in generale, a una minore incidenza di complicanze vascolari rispetto agli aghi, la letteratura analizzata sottolinea come esse non eliminino il rischio di iniezione intravascolare, soprattutto in considerazione della ampia variabilità anatomica del distretto nasale.

Il piano di iniezione più frequentemente raccomandato è quello profondo, al di sotto dello SMAS, in sede sovraperiostea o sovrapericondrale, in particolare per dorso e radice nasale. Tuttavia, i dati ecografici riportati indicano che, sebbene in percentuale ridotta, arterie di calibro significativo possono trovarsi anche nei piani profondi.

Come sottolineano gli autori, “l’assunto secondo cui un’iniezione più profonda sia intrinsecamente più sicura deve essere riconsiderato alla luce della complessità e variabilità dell’anatomia vascolare nasale”.

L’aspirazione prima dell’iniezione viene indicata come la manovra di sicurezza più semplice e diffusa, pur con la consapevolezza dei possibili falsi negativi. Viene raccomandato di retrarre completamente lo stantuffo, attendere alcuni secondi e mantenere la siringa assolutamente stabile. La stabilizzazione dei tessuti e della siringa con la mano non dominante emerge come un ulteriore elemento chiave per ridurre il rischio di spostamenti involontari dell’ago e di diffusione indesiderata del filler. Alcune manovre possono essere utili per identificare precocemente eventuali fenomeni di blanching legati a vasospasmo reattivo da lesione vasale.

Un aspetto di particolare interesse clinico riguarda la sequenza delle iniezioni. Sebbene molti protocolli inizino dal dorso e dalla radice, alcuni autori propongono di cominciare dalle aree considerate a rischio vascolare inferiore, come la spina nasale, la columella e la punta. Secondo questa impostazione, “iniziare dalle zone a minor rischio può ridurre la necessità di intervento nelle aree più pericolose e limitare il volume complessivo di filler impiegato”.

Infine, viene posta grande enfasi sulla gestione delle complicanze. Tutti gli studi concordano sull’importanza di disporre di un protocollo di intervento immediato, di un team addestrato all’emergenza e di una rete specializzata di supporto, poiché la tempestività di trattamento influenza in modo diretto la prognosi, in particolare nei casi di compromissione vascolare.

Implicazioni cliniche

Per l’odontoiatra che opera in ambito estetico del volto, questa revisione offre un quadro particolarmente rilevante. La profonda conoscenza anatomica del distretto naso-maxillo-facciale, già parte integrante della formazione odontoiatrica, deve essere integrata da una comprensione dettagliata delle caratteristiche reologiche dei filler, delle dinamiche di flusso e delle manovre di sicurezza.

L’utilizzo di micro-volumi, l’iniezione lenta, la scelta accurata dello strumento e il rispetto dei piani anatomici emergono come aspetti non negoziabili.

Come riferiscono gli stessi ricercatori, “nessuna tecnica può essere considerata completamente sicura” e la sicurezza procedurale deriva dalla somma di accorgimenti tecnici, esperienza clinica e capacità di gestione delle emergenze.

Conclusioni

La revisione di Santoro e Andrea mette in evidenza come la rinoplastica non chirurgica con acido ialuronico resti una procedura efficace ma intrinsecamente complessa e potenzialmente pericolosa. Le quindici considerazioni cliniche individuate rappresentano una guida pratica per migliorare la sicurezza, ma non costituiscono protocolli basati su evidenze di alto livello, dal momento che la letteratura disponibile è dominata da studi osservazionali non comparativi, da opinioni di esperti, e persistono ampie aree di incertezza.

In conclusione, la prevenzione delle complicanze passa attraverso un approccio prudente, una profonda conoscenza anatomica, l’adozione sistematica di manovre di sicurezza e la preparazione alla gestione immediata delle complicanze.

Come sottolineano gli autori, “sono necessari studi prospettici e comparativi per chiarire la reale sicurezza delle diverse tecniche e consentire lo sviluppo di linee guida più solide”.

Per approfondire:  

Safety in nonsurgical rhinoplasty: Clinical considerations based on a literature review.

Autori: Marcello Santoro, Klaudia Andrea 


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