La questione della “legittimità” dei convenzionamenti finisce davanti all’Autorità della concorrenza e del mercato. A sollecitare il parere dell’Autority è un dentista bresciano, il dott. Giulio Grassi, che ha scritto un esposto per denunciare l’impossibilità per i dentisti di convenzionarsi con i fondi sanitari, in particolare con quello mètaSalute che per l’assistenza odontoiatrica si appoggia al network Previmedical.
Il problema principale segnalato è proprio quello iniziale: la possibilità di convenzionarsi da parte del dentista. Sia che si scelga la richiesta telefonica o che l’invio di posta elettronica certificata non c’è modo di contattare il gestore, evidenza il dott. Grassi. “Il telefono suona a vuoto o occupato di continuo senza che si riesca mai a stabilire un contatto”, lamenta.
“In caso di segreteria telefonica si segue la procedura registrata per poi arrivare al blocco della chiamata”. Sintetizzando, la questione posta dal dott. Grassi all’Autority è la seguente : il fondo offre agli iscritti prestazioni odontoiatriche a condizioni molto favorevoli a patto che si rivolgano ai dentisti convenzionati, al contrario le condizioni sono penalizzanti se il paziente si rivolge ad un dentista non convenzionato. Nulla di male se fosse concesso a tutti dentisti (che lo vogliono) di convenzionarsi: ma quando invece tale possibilità sembra negata è chiaro che tale “chiusura” può comportare una importante spostamento del mercato non basato su principi di corretta concorrenza.
Il contratto dei metalmeccanici – ad esempio - prevede la possibilità di accedere alle prestazioni odontoiatriche secondo quanto concesso dal fondo mètaSalute, ricorda il dott. Grassi. “Nella mia zona di residenza e attività professionale importante, stimo la presenza dei lavoratori di questa categoria con relativi famigliari pari a circa il 30% del totale dei lavoratori e conseguentemente del bacino d’utenza dei miei possibili pazienti/clienti”, scrive. “Il mio studio –continua- sta subendo un’emorragia di pazienti che, obtorto collo, si devono rivolgere a professionisti “sconosciuti” mentre per anni si erano rivolti al sottoscritto costruendo un faticoso rapporto di stima e fiducia.
Quindi o Previmedical concede la convenzione a qualsiasi struttura manifesti la propria intenzione di convenzionarsi senza alcuna limitazione, e lo fa attivando un servizio con un’efficienza perlomeno accettabile, o è evidente l’attività fortemente turbativa del mercato, soprattutto in aree geografiche dove il numero degli assistiti sia percentualmente così rilevante”.
Dott. Grassi che chiede un parere all’Autority per poi, sulla base della risposta, attivare una azione legale nei confronti di Previmedical e mètaSalute per “veder riconosciuti i miei diritti”. Ma una azione legale in questi termini avrebbe un fondamento?
“Se si parla di un territorio ben determinato in cui siano presenti molti cittadini aderenti al fondo e pochi dentisti e solo alcuni di loro hanno potuto convenzionarsi, allora si può parlare di una violazione dei principi della concorrenza”, dice ad Odontoiatria33 l’avvocato Silvia Stefanelli (nella foto) esperta di diritto sanitario in Bologna. “Ovviamente per intraprendere una azione legale su queste basi si deve dimostrare, anche numericamente, il rapporto tra domanda ed offerta in quel determinata area (mercato rilevante) e che le azioni poste in essere (impedimento di fatto all’accesso alla convezione per il dentista) generano distorsioni che esulano dai principi della libera e corretta concorrenza”.
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