ANDI: non c’è alcun rischio di legittimare attività illecite negli studi odontoiatrici italiani. La classificazione ATECO ha finalità statistiche e non normative
ANDI interviene nel dibattito sui nuovi Codici ATECO che potrebbero essere utilizzati da soggetti che svolgono attività odontoiatriche non autorizzate ridimensionando l’allarme e definendolo infondato e chiarendo i motivi alla base della sua posizione. Il nodo della questione, viene ricordato, riguarda l’introduzione del codice 86.99.09, relativo a “altre attività varie per la salute umana non classificabili altrimenti”, che include tra gli esempi “attività del personale paramedico odontoiatrico che può lavorare in autonomia ma è periodicamente supervisionato da dentisti”, citando figure come gli igienisti dentali e gli “specialisti in terapia dentaria”.
“Nell’elenco di esclusione da questo codice sono riportati gli Odontoiatri, gli infermieri e gli odontotecnici”, si legge nella nota pubblicata sul sito dell'Associazione. “Quindi mentre non ci sono dubbi circa gli igienisti dentali, che possono tranquillamente rientrare in questo codice qualora fossero liberi professionisti, non esiste oggi nel quadro normativo italiano una figura in ambito odontoiatrico che si possa definire “specialista in terapia dentaria”.
ANDI sottolinea inoltre che il nomenclatore ATECO si basa sulla classificazione europea NACE Rev.21, adottata per garantire uniformità statistica tra i Paesi UE.
Questo, motiva ANDI, spiegherebbe la presenza di voci che, pur figurando nel sistema classificatorio, non sono compatibili con la normativa italiana. Tuttavia, il sito ufficiale ATECO chiarisce che l’implementazione nazionale della classificazione riguarda esclusivamente operatori economici che svolgono attività legali.
“Non c’è alcun rischio di legittimare attività illecite negli studi odontoiatrici italiani,” afferma ANDI. “La classificazione ATECO ha finalità statistiche e non normative. Le attività non conformi alla legge italiana non possono essere esercitate, indipendentemente dalla loro presenza nel nomenclatore.” ANDI invita infine alla cautela nell’interpretazione dei nuovi codici e rassicura i professionisti del settore e i cittadini: la normativa italiana resta il riferimento imprescindibile per la legittimità delle attività sanitarie.
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