Dati di un recente studio di laboratorio
Gli adesivi dentinali contemporanei si basano sulla formazione dello strato ibrido che si lega alla dentina; nel processo di formazione di uno strato ibrido efficace, in grado di garantire stabilità e integrità strutturale nel tempo, un ruolo cruciale lo giocano le fibrille di collagene e le catene polimeriche all'interno dello stesso.
Nonostante la tecnologia degli adesivi dentinali abbia significativamente fatto passi da gigante negli ultimi anni, la biodegradazione enzimatica della matrice è stata documentata come una delle cause principali che ostacolano la longevità dell'interfaccia strato ibrido e dentina (Breschi, 2008).
Di conseguenza, le procedure che mirano a migliorare la resistenza alla biodegradazione delle fibrille di collagene dovrebbero portare a una maggiore longevità del legame dello strato ibrido con la dentina.
Una strategia recente prevede l'uso di collagene cross-linker che possiede un sinergico effetto inibitorio sulla degradazione del legame ritardando la biodegradazione da MMPs (matrice metalloproteinase) e rafforzando le fibrille di collagene di tipo I rendendole più resistenti alla biodegradazione (Seseogullari-Dirihan, 2016; Mazzoni, 2017).
La biomodifica della dentina usando cross-linker di collagene è stata proposta come una delle strategie per migliorare la durata del legame degli adesivi con la dentina; purtroppo, la letteratura non è molto coerente per quanto riguarda il loro beneficio.
Tipologia di ricerca e modalità di analisi
In uno studio in vitro, pubblicato su Dental Materials di novembre 2018, è stato studiato l'effetto di tre cross-linker sulla tenacità alla frattura mini-interfacciale (mini-iFT) di quattro adesivi legati alla dentina seguendo le modalità di mordenzatura & risciacquo (E&R) o self-etch (SE).
Gli autori hanno preso in considerazione 60 molari estratti divisi casualmente in gruppi diversi a seconda del tipo di cross-linker testato:
I cross-linker sono stati applicati su dentina per 60 s dopo la mordenzatura con acido (E&R) o prima dell’applicazione di un self-etching (SE). Questi provini sono stati poi suddivisi nei diversi sottogruppi in base al tipo di sistema adesivo applicato: Adesivo E&R 3 fasi (3E e Ra) OptiBond FL (Kerr), adesivo SE a 2 fasi (2SEa) Clearfil SE Bond 2 (Kuraray Noritake) e gli adesivi universali G-Premio Bond (GC) e Prime&Bond (Dentsply), gli ultimi due impiegati in entrambe le modalità E&R e SE. In tutti i campioni è stato applicato come materiale composito il Filtek Supreme XTE (3M).
La metà dei campioni è stata sottoposta immediatamente al test di resistenza alla frattura mini-interfacciale (mini-iFT), mentre il rimanente dei campioni è stato testato dopo 6 mesi. I dati sono stati analizzati statisticamente con un modello lineare (p <0,05).
Risultati
Solo per i campioni in cui era stato utilizzato come cross-linker la proantocianidina PA (p <0,05) non è stata osservata nessuna diminuzione significativa circa la resistenza alla frattura (mini-iFT) tra il tempo 0 e dopo 6 mesi. In tutti gli altri gruppi di cross-linker si è rivelata una significativa diminuzione con il passare del tempo della resistenza alla frattura (mini-iFT) paragonabile al gruppo controllo.
Conclusioni
Dai dati emersi da questo studio in vitro si può concludere che l’applicazione di un cross-linker a base di proantocianidina (PA) permette di garantire una resistenza alla frattura mini-iFT stabile nell’arco di 6 mesi, impedendo o rallentando quantomeno la degradazione dello strato ibrido.
Implicazioni cliniche
Sono necessari altri studi in vitro clinici analoghi a conferma dei dati ottenuti da questo studio.
Per approfondire
Photocredit: Stefano Daniele
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