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04 Aprile 2011

Contenzioso medico: in vigore la mediazione obbligatoria

di Norberto Maccagno


Mentre continua il dibattito sulla necessità di accorciare i tempi delle cause, senza azzerare i processi, come vorrebbero alcuni, con il D.Lgs 28/2010 e il DM 18 ottobre 2010, entrato in vigore il 21 marzo, il legislatore ha cercato di alleggerire la giustizia civile, introducendo nel nostro ordinamento la disciplina della mediazione.
Tra le materie per le quali è stata introdotta ci sono anche le controversie mediche.
Oggi, secondo il ministero della Giustizia, una causa civile - nel 2009 sono state 4,7 milioni - dura circa 100 mesi; con l’istituto della conciliazione obbligatoria si punta a chiudere la lite in 120 giorni, sempre che le parti trovino un accordo.
“Se entro questo tempo non si chiude la partita” chiarisce il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, “i cittadini hanno comunque la possibilità di ricorrere al giudice naturale. L’obiettivo è quello di ridurre il numero di cause che approdano ogni giorno in tribunale e che determina l’arretrato da cui è oberata la giustizia italiana. Negli ultimi anni si è raggiunta una capacità smaltimento del 96%, ma quel 4%, accumulato in 25 anni, ha determinato 6 milioni di cause pendenti. Se, con la mediazione, riusciamo a smaltire le cause e a ridurre il numero di quelle che approdano in tribunale, potremmo pareggiare il bilancio della giustizia”.

Come funziona?
Il D.Lgs 28/2010 e il DM 18 ottobre 2010 definiscono la mediazione come “l’attività, comunque denominata, svolta da un terzo imparziale e finalizzata ad assistere due o più soggetti, sia nella ricerca di un accordo amichevole per la composizione di una controversia, sia nella formulazione di una proposta per la risoluzione della stessa”.
Con l’introduzione nel nostro ordinamento di una disciplina generale sulla mediazione sono stati definiti i soggetti che operano in tale ambito, le tipologie di mediazione, il rapporto tra mediazione e processo, gli organismi davanti ai quali deve essere esercitata, i requisiti per i mediatori e il valore giuridico del verbale di conciliazione.

Il mediatore
La mediazione viene esercitata da un soggetto autorizzato (il mediatore), dopo essersi formato attraverso corsi e iscritto in un registro, che ha il compito di comporre il conflitto tra le parti ricercando un accordo, spontaneo, se nasce direttamente dai contendenti, o avanzando una proposta che le parti sono libere di accettare o rifiutare. Il mediatore non indica quindi chi ha ragione ma concorre alla ricerca di un accordo.
L’accordo raggiunto con la collaborazione del mediatore viene omologato dal giudice e diventa esecutivo. Il mediatore sentirà le parti congiuntamente e separatamente: grazie a questi incontri trarrà gli elementi per tentare di facilitare un accordo spontaneo e, ove esso non si raggiunga, confezionare una proposta equilibrata. Le parti avranno sette giorni per accettare o meno. In caso di rifiuto, e quindi di ricorso alla giustizia ordinaria, la proposta del mediatore confluirà in un documento del quale il giudice potrà tenere conto nel successivo, eventuale giudizio per determinare la ripartizione delle spese. Se il giudice giungerà alle stesse considerazioni del mediatore, la parte soccombente avrà un aggravio dei costi delle spese processuali.
Per attivare la mediazione le istanze dovranno essere presentate presso gli Organismi di mediazione accreditati dal ministero della Giustizia e iscritti nel relativo registro: a oggi sono già 630 distribuiti su tutto il territorio nazionale.

L’attuazione
Fino al 21 marzo era attiva la prima fase, quella “della volontarietà”: adesso vi è l'obbligatorietà per una serie di materie (diritti reali, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, risarcimento danni per responsabilità colpa medica, diffamazione a mezzo stampa, contratti assicurativi, finanziari o bancari). Dal 2012 partirà la terza fase che coinvolgerà tutte le altre materie. L’applicazione del Ddl ha visto una fetta degli avvocati e altri rappresentanti dei professionisti contrari, più attendiste la associazioni dei consumatori.

 
 

GdO 2011;4

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