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11 Novembre 2016

Istituzioni di nuove professioni sanitarie. Arriva anche il no di quelle già regolamentate


Dopo la presa di posizione della CAO nazionale e di altre associazioni sindacali, per citare solo quelle del settore odontoiatrico, contro la decisione di inserire nel Ddl Lorenzin sulla riforma degli ordini delle professioni sanitarie (quello che contempla anche l'inasprimento delle pene per l'esercizio abusivo della professione) anche la discussione di una serie di proposte di legge che istituirebbero nuove professioni in ambito sanitario (tra cui quelle dell'odontotecnico), arriva il no della federazione dei collegi infermieri Ipasvi, dalla Federazione nazionale collegi ostetriche Fnco, dei tecnici sanitari Tsrm e del coordinamento delle professioni sanitarie Conaps che rappresentano anche gli igienisti dentali.

Il no è contro il rischio che la discussione su questi provvedimenti rischi rimandi l'approvazione del Ddl che introdurrebbe, anche, i loro Ordini professionali.

"Avevamo creduto che questa volta, con la legge d'iniziativa del Governo ed una sua prima approvazione al Senato, la politica e la sua classe dirigente si sarebbe assunta la responsabilità di una scelta coerente verso i cittadini ed i professionisti della sanitaÌ, superando un'iniquità che li accompagna fin dalla legge 42 del 1999, istituendo finalmente ordini e relativi albi per tutte le professioni sanitarie", si legge in una nota.

"Appare evidente l'assalto alla diligenza da parte di coloro che, irresponsabilmente, vogliono approfittare del suddetto DDL per far ottenere lo status di professione sanitaria anche a coloro che non hanno i requisiti previsti dalla legislazione vigente, attraverso percorsi facilitati, violentando quanto la norma, il metodo ed il buon senso indicano per raggiungere tale importante riconoscimento", continua la nota.

Denunciando questo "comportamento, antitetico a quello che dovrebbero tenere coloro che sono chiamati a scegliere per il bene della collettività e tutelare la salute di tutti" le associazioni chiedono "un atto di responsabilità: lo stralcio dal suddetto DDL di tutte le professioni che non siano previste dalla leggi 251/2000 e 43/2006, rimandando la loro eventuale individuazione ad atti successivi, secondo quanto previsto dall'art. 5 della stessa legge 43/2006.

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