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30 Aprile 2026

Malattie gengivali e parodontali nei giovani: il nuovo Consensus europeo ridefinisce diagnosi e gestione

Un nuovo documento condiviso da parodontologi e odontoiatri pediatrici europei ridefinisce il modo di leggere gengiviti e parodontiti in età evolutiva

Redazione O33

Dentista bambina visita

Bambini e adolescenti non sono “piccoli adulti” anche quando si parla di problemi alle gengive. A sottolinearlo è il Consensus report internazionale pubblicato simultaneamente su Journal of Clinical Periodontology ed European Archives of Paediatric Dentistry, che fotografa lo stato dell’arte sulle patologie gengivali e parodontali in età pediatrica e adolescenziale. Il documento, nasce dal confronto tra 30 esperti della European Federation of Periodontology (EFP) ed European Academy of Paediatric Dentistry (EAPD), tra cui l’italiano Filippo Graziani, aggiornando epidemiologia, diagnosi e terapia delle malattie gengivali e parodontali nei giovani.

Il documento parte da una criticità strutturale: la difficoltà di interpretare i dati disponibili. Studi diversi utilizzano definizioni e indici non uniformi, rendendo complessa qualsiasi comparazione epidemiologica.  

Dal punto di vista gengivale, bambini e adolescenti non sono piccoli adulti

Uno dei punti chiave del consensus riguarda la necessità di distinguere nettamente il paziente giovane da quello adulto. I tessuti parodontali in crescita presentano caratteristiche anatomiche, biologiche e microbiologiche specifiche, influenzate da eruzione dentaria, maturazione gengivale e cambiamenti ormonali.

Questi fattori possono alterare parametri fondamentali come profondità di sondaggio e perdita di attacco clinico, rendendo più complessa la diagnosi e aumentando il rischio di interpretazioni errate. Anche il semplice sondaggio parodontale, sottolineano gli esperti, presenta limiti importanti nelle dentizioni primaria e mista.

La classificazione del 2018 resta applicabile, ma richiede adattamenti e cautela nella lettura clinica, viene chiarito.

Gengivite diffusissima, parodontite rara

Il quadro epidemiologico che emerge è chiaro, la gengivite è la condizione dominante nei giovani, con una prevalenza media stimata intorno al 54% negli studi più ampi, ma con valori estremamente variabili a seconda dei criteri utilizzati.

Diversa la situazione per la parodontite. Nei soggetti sistemicamente sani, la prevalenza risulta generalmente inferiore al 2%, sebbene in alcune casistiche si registrino valori più elevati.

Più rilevante, però, è il dato interpretativo: manca una solida evidenza dell’esistenza di parodontite indotta esclusivamente da biofilm nei bambini sani. Nelle forme precoci, il ruolo di condizioni sistemiche sottostanti appare determinante.

Il ruolo delle malattie sistemiche

Il Consensus individua oltre 70 condizioni sistemiche – genetiche, congenite o acquisite – in grado di influenzare il parodonto. Si tratta di un numero che conferma quanto il parodonto, in età evolutiva, sia spesso uno specchio della salute generale. E’ oramai scientificamente dimostrato come sindromi genetiche alle immunodeficienze, fino a diabete, obesità e fattori ambientali come il fumo, queste condizioni possono determinare l’insorgenza o modificare il decorso delle malattie gengivali e parodontali.

Particolarmente significativo il caso del diabete: nei pazienti con buon controllo metabolico non si osservano differenze sostanziali in termini di suscettibilità o risposta alla terapia, a conferma dell’importanza della gestione interdisciplinare.

La diagnosi

Sul piano diagnostico, il documento invita a un cambio di paradigma. Nei bambini, l’osservazione clinica e il sanguinamento gengivale rappresentano indicatori più affidabili rispetto ai parametri parodontali tradizionali.

Il sondaggio va interpretato con particolare cautela, soprattutto prima dei 12 anni, quando l’eruzione dentaria non è completa. In questa fase, pseudo-tasche e tessuti più reattivi possono generare falsi positivi.

Anche l’uso della radiologia deve essere mirato e limitato a indicazioni specifiche, come sospetto di perdita ossea non spiegabile clinicamente.

Pubertà, apparecchi e stili di vita

La gengivite nei giovani è fortemente modulata da fattori locali e sistemici. Tra i principali driver clinici emergono l’accumulo di placca, gli apparecchi ortodontici e le difficoltà di igiene orale nelle fasi di eruzione dentaria.

La pubertà rappresenta uno snodo critico, le variazioni ormonali amplificano la risposta infiammatoria, rendendo la gengivite più evidente e talvolta più aggressiva.

A questo si aggiungono fattori legati allo stile di vita, come dieta ricca di zuccheri, scarsa igiene, obesità e condizioni socioeconomiche svantaggiate.

Terapia, prevenzione e coinvolgimento dei genitori

Sul piano terapeutico, il Consensus conferma che il controllo del biofilm resta il cardine. La gengivite nei giovani è in gran parte reversibile con una corretta igiene orale e la rimozione professionale della placca. Decisivo il ruolo dei caregiver: nei bambini piccoli la gestione dell’igiene è responsabilità dei genitori, mentre negli adolescenti entra in gioco la motivazione e l’adesione individuale.

I ricercatori raccomandano che l’approccio deve essere personalizzato, considerando età, sviluppo, collaborazione e contesto familiare. Nei casi più complessi, diventa essenziale il lavoro multidisciplinare.

Impatto sulla pratica clinica

La gestione delle patologie gengivali e parodontali in età evolutiva richiede protocolli dedicati, non un adattamento di quelli dell’adulto, è il messaggio finale del documento. Screening precoce, attenzione ai segni sistemici e interpretazione critica dei dati clinici sono destinati a diventare elementi centrali nella pratica quotidiana di odontoiatri e igienisti dentali.

Un cambio di prospettiva che, secondo i rcercatori, può migliorare significativamente la diagnosi precoce e gli esiti clinici nei pazienti più giovani.

Per approfondire:

Gingival and Periodontal Diseases and Conditions in Children and Adolescents: Consensus Report


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