Capita ad Alessandria. Secondo la stampa locale, per terminare le cure i pazienti potrebbero essere costretti a rivolgersi in Toscana. Il presidente CAO Alessandria: si deve riaffermare la centralità del medico curante
Lo studio di Alessandria della Dental-Clinique, dopo le vacanze natalizie non ha più riaperto lasciando alcuni pazienti con le cure da terminare. A darne la notizia è Radio Gold News, una delle testate informative online dell’alessandrino, raccontando di una paziente che si era vista sospendere le cure a dicembre “a causa di un’infiammazione sopravvenuta, rinviando i successivi interventi a gennaio”. Quando la signora, dopo le vacanze, ha cercato di contattare lo studio telefonicamente per prendere un appuntamento, non ha trovato risposta. Recatasi di persona in studio ha scoperto che i locali erano vuoti.
Quello di Alessandria, leggiamo sul sito, era l’ultimo aperto di un network composto da 12 studi, attivi prevalentemente in Toscana. Sembrerebbe che solo quello di Alessandria sia stato chiuso ed i pazienti, stando a quanto riporta Radio Gold, potrebbero essere costretti a terminare le cure in uno di quelli attivi, però decisamente lontani da Alessandria.
Il giornale online non riporta altri casi di pazienti lasciati senza cure.
La paziente, che si è rivolta ad una associazione di consumatori per farsi assistere, racconta al giornale online la sua situazione che va “ben oltre il disagio economico”. “Mi trovo con lavori odontoiatrici importanti incompleti, con dolore, stress e una forte preoccupazione per il futuro delle cure”.
In una nota inviata alla stampa locale il presidente CAO di Alessandria Giuseppe Giulio Gullo Vivaldi, senza entrare nel merito di questa vicenda, sottolinea l’importanza che venga garantita la continuità terapeutica e come l’interruzione dei percorsi di cura, soprattutto in ambito odontoiatrico, “non può essere considerata una semplice questione organizzativa o burocratica, ma costituisce un problema sanitario reale che può esporre i pazienti a conseguenze cliniche anche rilevanti”.
Ricordando altre vicende che hanno interessato Catene odontoiatriche chiuse lasciando i pazienti con le cure da terminare e le rate dei finanziamenti da pagare -ad Alessandria era attivo allo stesso civico di questo uno studio della catena Dentix poi fallita- il presidente CAO di Alessandria evidenza come “il soggetto più debole in questi contesti sia sempre il paziente, che si trova abbandonato in corso di trattamento, senza un referente clinico certo e senza garanzie sulla prosecuzione delle cure”.
La CAO alessandrina, nella nota, riafferma la centralità del medico odontoiatra come figura di riferimento rispetto alla struttura sanitaria. Modelli aziendali basati su marchi impersonali e rotazione continua del personale, sottolinea il presidente CAO, rischiano di frammentare la responsabilità clinica e compromettere il rapporto di fiducia. È essenziale, ricorda, che il paziente sia assistito da un professionista identificabile e stabile nel tempo, capace di garantire continuità terapeutica e tutela della documentazione clinica anche in caso di cessazione dell’attività.
Infine l’invito ai cittadini “a esercitare una scelta consapevole, privilegiando modelli di cura fondati sulla relazione diretta con il medico odontoiatra e quindi su un orizzonte di continuità assistenziale, diffidando di assetti organizzativi in cui il riferimento principale diventa l’economia della struttura e non la figura medica”.
Sull'argomento leggi anche:
29 Gennaio 2026: Dental Clincuque chiarisce: è stata una chiusura programmata, non abbiamo abbandonato i pazienti
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