Che la situazione dei laboratori italiani non sia rosea non è una novità di oggi. Sono anni che noi odontotecnici conviviamo con un costante calo della richiesta di protesi; l’attuale crisi economica, poi, non ha fatto altro che peggiorare il quadro. Un dato ufficiale su quante siano le aziende odontotecniche che in questi anni sono state costrette a chiudere non è disponibile, ma la Confartigianato ha rilevato come molti laboratori siano ricorsi alla cassa integrazione per i propri collaboratori o, peggio ancora, abbiano dovuto licenziarli.
E questo è un grave danno per l’impresa, visti gli investimenti necessari per la formazione di un dipendente. La ricerca della Key-Stone sulla produzione all’interno dei laboratori odontotecnici conferma come essi siano l’anello più debole del settore dentale, in quanto il costo della protesi per il paziente è molto cospicuo e, a oggi, sostenibile da pochi. Per cercare di combattere la crisi ci si avvale dell’innovazione tecnologica, anche se non è semplice: non tutti gli studi dentistici hanno infatti una clientela disposta a spendere di più per una qualità superiore. La crisi, poi, non fa altro che evidenziare uno dei mali della nostra professione: la frammentazione della filiera. Da tempo gli odontotecnici individuano nell’accorpamento una possibile soluzione per il miglioramento dell’organizzazione, per l’ottimizzazione degli investimenti e per il contenimento delle spese, ma nel concreto si rileva un ulteriore frazionamento delle imprese: negli ultimi dodici anni si è passati da una media di 2,5 addetti a laboratorio all’1,3 attuale.
Come Fe.Na.Od.I., da tempo cerchiamo di spiegare che unire le proprie forze può rappresentare una potenziale soluzione, ma gli odontotecnici italiani sembrano essere troppo individualisti. Un altro strumento che potrebbe essere utile è il contratto di fornitura da sottoscrivere con lo studio dentistico, che vincolerebbe il rapporto per almeno un anno. Come avviene in tanti altri settori produttivi. Poter contare su un rapporto duraturo con i propri clienti permetterebbe al laboratorio di organizzare gli investimenti e anche di accedere più facilmente al credito. Ma su tale punto i dentisti sono molto titubanti. Altra questione è quella dei pagamenti.
Molti laboratori lamentano la difficoltà nell’ottenere i saldi delle fatture in tempi ragionevoli. Ricordo che nella protesica il costo delle materie prime è una delle voci di spesa più importanti e i fornitori pretendono pagamenti a 30, al massimo 60 giorni. Questo comporta la necessità di ricorrere al credito con ulteriori costi che gravano sui bilanci già in difficoltà. Molto spesso noi odontotecnici siamo presi in considerazione solo quando si parla di abusivismo, dimenticando invece il nostro importante ruolo nel ripristino della salute del paziente. Da anni chiediamo un tavolo serio con tutti gli attori della filiera del dentale per tracciare un percorso comune e per sostenere la nostra professione ed evitare che tra qualche decennio essa si estingua.
GdO 2010; 5
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