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05 Maggio 2026

Odontotecnici, il Governo sembra intenzionato a trovare un compromesso: ammodernerà la normativa sulle Arti ausiliarie delle professioni sanitarie

Un emendamento vuole intervenire su attività che pur essendo parte del sistema salute, risultano ancora regolate da norme frammentarie e datate. Tra le riforme quella del percorso di studi che dovrà essere funzionale all’evoluzione tecnologica ed alle competenze professionali

Norberto Maccagno

odontotecnico 03 grande

Non sarà forse quanto chiesto da decenni dagli odontotecnici, essere riconosciuta come professione sanitaria, ma l’emendamento proposto dal Governo alla Delega di riforma delle professioni sanitarie potrebbe essere un buon compromesso per vedere aggiornato, soprattutto dal punto di vista della formazione e delle competenze, il proprio profilo professionale superando i veti degli odontoiatri.

Nel pacchetto di emendamenti presentato nei giorni scorsi in Commissione Affari Sociali della Camera dalla maggioranza di Governo al Decreto sulla riforma delle professioni sanitarie, compare il 6.05 che punta ad incidere su un ambito rimasto per anni ai margini del riordino normativo: quello delle Arti ausiliarie delle professioni sanitarie, rammodernandole e dando una loro centralità nel panorama delle professioni sanitarie, pur rimandone ausiliarie. 

Non a caso nell’emendamento viene anche proposto il cambio di titolo della legge delega che se approvato verrebbe modificato in: “Delega al Governo in materia di professioni e di arti ausiliarie delle professioni sanitarie...”. Un segnale politico e normativo che lascia intendere la volontà di includere in modo organico le arti ausiliarie nel processo di riforma delle professioni sanitarie, riconoscendone il ruolo all’interno del sistema sanitario del Paese.  

L’articolo 6-bis, proposto dagli onorevoli leghisti Loizzo Simona, Giagoni Dario, Matone Simonetta, Pretto Erik Umberto, se approvato delega il Governo ad adottare entro il 31 dicembre 2026, uno o più decreti legislativi finalizzati a un aggiornamento complessivo della disciplina del settore.

La misura si inserisce quindi nel quadro più ampio della revisione delle professioni sanitarie, intervenendo su attività (tra queste quella di odontotecnico e di ottico) che pur essendo parte del sistema salute, risultano ancora regolate da norme frammentarie e in alcuni casi datate, quella dell’odontotecnico compirà cento anni nel 2028. 

La delega prevede che l’azione del Governo si sviluppi nel rispetto dei principi costituzionali, dell’ordinamento dell’Unione europea e del diritto internazionale, delineando quindi un perimetro giuridico chiaro entro cui muoversi. 

Uno degli elementi più significativi dell’emendamento è quello dell’aggiornamento della disciplina normativa, anche in considerazione dell'evoluzione tecnologica degli strumenti impiegabili nell'esercizio delle competenze professionali esercitabili. 

In questa revisione normativa il Governo dovrà garantire un coordinamento formale e sostanziale delle norme esistenti, superando incoerenze e sovrapposizioni, procedendo anche con l’abrogazione delle disposizioni incompatibili ed accompagnandola con interventi di raccordo per quelle che resteranno in vigore.

Accanto al riordino normativo, il tema della formazione. L’emendamento richiama esplicitamente l’evoluzione tecnologica degli strumenti utilizzati nell’esercizio delle competenze professionali, aprendo così la strada a una revisione che tenga conto delle trasformazioni intervenute negli ultimi anni nei diversi ambiti operativi. I decreti dovranno allineare i percorsi formativi alle attività effettivamente esercitabili rivedendo, di conseguenza, i percorsi formativi delle singole professioni.

Dal punto di vista procedurale, i decreti legislativi dovranno essere adottati su proposta del Ministro della Salute, di concerto con il Ministro dell’Università e della ricerca e con gli altri dicasteri competenti. Gli schemi saranno poi trasmessi alle Camere per il parere delle Commissioni parlamentari, che avranno trenta giorni per esprimersi. Un meccanismo consolidato, che mantiene il coinvolgimento parlamentare pur all’interno di una delega ampia all’esecutivo. È prevista inoltre una clausola di salvaguardia dei tempi: se il parere parlamentare dovesse arrivare a ridosso della scadenza della delega, il termine verrebbe automaticamente prorogato di tre mesi.

Infine, il testo prevede la possibilità di interventi correttivi entro dodici mesi dall’entrata in vigore dei decreti legislativi, consentendo al Governo di apportare eventuali aggiustamenti sulla base della prima applicazione delle nuove norme.

L’emendamento, assieme agli altri presentati, dovrà ora superare il dibattito in Commissione e poi essere approvato ina Aula.   




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