Dura la reazione del presidente nazionale CAO Andrea Senna: “occorre preservare l’autonomia e l’integrità della professione medica ed odontoiatrica”
Sono questa volta oltre 100 i pazienti rimasti con le cure da terminare e le rare del finanziamento da pagare a causa della chiusura dell’ennesimo centro odontoiatrico, questa volta la Sanident di Napoli.
La vicenda ricorda altre simili. Secondo la stampa locale a metà marzo, circa centocinquanta pazienti si sono visti posticipare improvvisamente gli appuntamenti a causa di lavori di manutenzione clinica. La data prevista per la riapertura era un mese dopo, il 22 di aprile, ma da quella data la clinica è continuata ad essere chiusa ed i pazienti che si sono presentati per informazioni non hanno neppure trovato le insegne sulle vetrine, che erano state rimosse.
Sempre secondo al stampa locale il centro odontoiatrico sarebbe stato operativo dal 2021 ed i vari pazienti intervistati raccontano i propri casi: impianti da protesizzare, provvisori da sostituire, cure non terminate o preventivi accettati e già pagati attraverso finanziarie o direttamente.
Ma oltre i problemi economici e clinici, dai racconti emerge anche la questione del poter trovare un dentista accetti di prendersi in carico i pazienti, infatti quasi tutti quelli intervistati sottolineano di non aver mai ricevuto cartelle cliniche o documentazione che possa indicare le cure ricevute.
Sulla vicenda sta ora indagando la Procura dopo le prime denunce depositiate, tra queste, si legge sempre sulla stampa, anche quella di uno degli odontoiatri che vi collaborava e da mesi non riceve i compensi per le consulenze svolte.
Serve una svolta legislativa: la reazione della CAO nazionale
La vicenda riapre il tema della tutela da parte dei cittadini verso la chiusura improvvisa delle società commercial.
“Da tempo, come Commissione Albo Odontoiatri e come FNOMCeO –afferma in una nota il presidente nazionale Andrea Senna– richiamiamo l’attenzione sui possibili rischi, per la qualità e l’appropriatezza delle cure, legati a modelli organizzativi in cui la componente commerciale può prevalere su quella clinica. È per questo motivo che sosteniamo che l’unica forma corretta per esercitare l’Odontoiatria in forma societaria sia quella delle STP, le Società tra professionisti, che essendo obbligatoriamente iscritte agli Albi sono soggette, oltre che alle regole societarie, al controllo deontologico”.
“Abbiamo sottoposto più volte questa nostra posizione consolidata alla Politica – continua Senna – perché anche la Legge la sancisca, a tutela dei pazienti e della società. Il bene “salute”, oltre che diritto soggettivo e individuale, costituisce, come ho ricordato recentemente in audizione al Senato, anche un interesse per la collettività, in quanto strumento di elevazione della dignità individuale. E casi di cronaca come quelli accaduti a Napoli lo dimostrano concretamente”. “
È in costante incremento infatti – spiega Senna – il numero di Società la cui attività prevalente è quella medica o odontoiatrica. Tale fenomeno, in una condizione in cui si registra una non uniformità interpretativa delle fonti, esige nell’ambito sanitario una puntuale regolamentazione e, nel rispetto dei compiti istituzionali attribuiti agli enti ordinistici, un capillare monitoraggio ed una accorta vigilanza, affinché siffatte realtà societarie, in qualunque forma siano esse costituite, non si riducano a mero strumento di commercializzazione di servizi, ma si armonizzino con la necessità di rispondere ai bisogni di salute del cittadino che, da tutte le professioni sanitarie riconosciute, non può essere mai considerato un semplice cliente ma resta, nella sua accezione più nobile, unicamente un paziente. Da qui la necessità di presidiare la totale indipendenza e autonomia dei soci professionisti da qualsiasi logica di mercato”.
Presidente Senna che ritorna, anche, sulle modifiche fatte alle normative sulle StP sui poteri ai soci.
“Riteniamo opportuno ribadire – specifica ancora – la necessità, tanto più pregnante nel campo sanitario, che la distribuzione dei poteri tra i soci e l’organizzazione interna della società debbano esser tali da garantire che tutte le scelte riguardanti l’attività professionale in senso stretto siano assunte direttamente dai soci professionisti, cioè con la partecipazione determinante dei medesimi sia come numero che come quote detenute di capitale sociale. Solo in questo modo l’attività sanitaria può restare pienamente coerente con la tutela del diritto alla salute, con la libertà di autodeterminazione del professionista, con le norme deontologiche a presidio delle attività medica e odontoiatrica”.
“Occorre preservare l’autonomia e l’integrità della professione medica e odontoiatrica – conclude Senna – impedendo che soggetti terzi, non professionisti, possano assumere il controllo delle decisioni strategiche”.
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