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21 Gennaio 2013

Redditometro, come funziona e come "difendersi"

Le nuove procedure del fisco italiano per stanare gli evasori

di Andrea Telara


Arriva il Redditometro, l'incubo che rischia di assillare migliaia di contribuenti italiani. Si tratta, per chi ancora non lo conoscesse, di uno strumento che in Italia esiste da parecchi anni, con cui l'Agenzia delle Entrate cerca di stanare gli evasori fiscali. Dal prossimo mese di marzo, però, il Redditometro diventerà un po' severo e porterà dei controlli assai dettagliati, con l'obiettivo di ispezionare in un anno almeno 40mila contribuenti. Alla base di questo strumento anti-evasione c'è una logica molto semplice che, almeno in teoria, non fa una piega: se è vero che accertare tutti i redditi dei cittadini è difficilissimo, soprattutto nel caso dei lavoratori autonomi, allora meglio concentrarsi sulle loro spese. Acquisti di auto, case, ville o barche, soltanto per citare qualche esempio, possono infatti essere passati ai raggi X dal fisco, per verificare se il tenore di vita di una persona sia compatibile con i redditi che dichiarati ogni anno. In caso negativo, scattano i controlli e il cittadino deve dimostrare in che modo riesce a spendere cifre "spropositate" rispetto a entrate modeste.
Nelle maglie del Redditometro possono finire tutti quei contribuenti che hanno un "guadagno presunto" (calcolato dall'Agenzia delle Entrate in base alle spese sostenute ogni anno) superiore di almeno il 20% ai compensi effettivamente dichiarati. Tutto bene, se non fosse per qualche particolare che rischia purtroppo di complicare la vita, oltre che agli evasori, anche a chi paga tutte le tasse fino all'ultimo centesimo. Sotto la lente del fisco non finiranno soltanto le spese per i beni di lusso, come le ville o gli yacht, ma anche quelle sostenute dal 2010 in poi per i consumi di prima necessità (alimentari o abbigliamento) e per i piccoli svaghi e i divertimenti come le vacanze e le villeggiature. Senza dimenticare, poi, un particolare tutt'altro che trascurabile: l'onere della prova è a carico del contribuente. Ciò significa che spetta al cittadino, in caso di controlli, il compito di dimostrare la propria correttezza (cioè di non aver evaso le tasse). Per difendersi dalle ispezioni, dunque, occorre conservare tutti i documenti che attestano la presenza di altre fonti di guadagno, oltre ai redditi da lavoro. Chi ha avuto dei finanziamenti dalle banche, delle donazioni di denaro o ha dei risparmi da parte che garantiscono un rendimento ogni anno, potrà esibirli all'Agenzia delle Entrate e dimostrare che nel suo tenore di vita non c'è nulla di anomalo.

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