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17 Maggio 2010

Gli Amici di Brugg nella storia

di Anna Maria Melica


Gli Amici di Brugg sono nati in un momento in cui l’offerta di formazione postuniversitaria soprattutto clinico-pratica era carente: da un lato le associazioni professionali erano più orientate verso i problemi sindacali, dall’altro l’università era impegnata nella riforma degli studi e nella formazione di base dell’odontoiatra. Questo ruolo per così dire “vicariante” nell’aggiornamento continuo, esercitato fin d’allora in maniera responsabile e disinteressata, si è evoluto e potenziato nel tempo riscuotendo un ampio riconoscimento, testimoniato da sempre dal numeroso seguito di pubblico che partecipa attivamente agli incontri annuali. Infatti non è sempre facile nell’ambito della professione sapersi orientare nella miriade di informazioni, offerte formative e aggiornamenti che vengono proposti da più parti. Occorrono “garanzie” che possono derivare soltanto dall’esperienza, dalla passione professionale, dall’onestà intellettuale - frutto della libertà di studio e di ricerca - e da una stretta collaborazione con i colleghi che si avvale del desiderio reciproco di aiutarsi a migliorare nella propria attività con uno spirito non di competizione ma di amicizia.
Tutto questo si può ritrovare negli Amici di Brugg, un’associazione che può vantare una crescita continua, che le ha permesso di ampliare la propria capacità formativa fino a istituire corsi satellitari, senza però mai dimenticare l’esperienza passata dei maestri che hanno posto le basi necessarie perché diventasse quello che è attualmente. Per cercare di comprendere meglio questo successo, due anni fa, in occasione del 50° Congresso, che celebrava per così dire le “nozze d’oro” dell’Associazione con l’Odontoiatria, avevamo chiesto a Fabio Toffenetti, che è stato per dieci anni presidente dell’Associazione, qual era il “segreto” che aveva reso possibile agli Amici di Brugg di diventare una delle Associazione più prestigiose della professione odontoiatrica. Vale la pena di ricordare la sua risposta perchè sintetizza lo spirito che anima questi incontri: “Personalmente ho sempre pensato che il segreto stesse negli ideali e nei valori che i nostri carismatici fondatori, Biaggi e Castagnola, ci avevano trasmesso nei lunghi anni trascorsi insieme.
Questi ideali che consistono nei valori un po’ puritani e un po’ svizzeri di fedeltà nell’amicizia, di correttezza professionale, di impegno umanitario, di indipendenza e controllo dell’informazione scientifica sono in seguito stati attribuiti all’intera Associazione: e in effetti sono ancora i nostri valori di riferimento nell’organizzazione degli eventi culturali e delle realizzazioni in campo di solidarietà umanitaria e odontoiatrica. Non quindi business dell’informazione, ma attività di servizio alla professione, soprattutto dei più giovani colleghi, e reinvestimento di possibili utili in miglioramento dei servizi e in attività di solidarietà.
Quanto a lungo terrà un simile atteggiamento e una simile ispirazione? I tempi un po’ bui che stiamo attraversando non concedono molte speranze, ma per fortuna siamo giornalmente contraddetti dall’entusiasmo di molti giovani: per di più il credito acquisito in molti anni presso la professione ci obbliga in un certo qual modo a continuare a seguire ancora gli ideali di Brugg.” Considerazioni molto attuali e significative che sottolineano, malgrado le difficoltà, l’impegno culturale che si concretizza ogni anno nell’incontro di Rimini, che è ormai consolidata tradizione. Ricordiamo infine i numerosi soggetti del mondo dell’odontoiatria con i quali un’Associazione come gli Amici di Brugg si confronta: dalle associazioni di categoria alle università, dalle società scientifiche alle aziende del settore.
Il Congresso rappresenta infatti anche un importante appuntamento con una vasta mostra dove gli espositori tradizionalmente presentano le novità del settore. Dunque un’ampia offerta culturale e merceologica, un classico esempio in cui due fattori non si sommano ma si moltiplicano tra loro, nonostante le difficoltà del momento.

GdO 2010;8

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