Può capitare di visitare un paziente che lamenta dolore all’articolazione temporomandibolare e di diagnosticare un caso di gotta. Alcuni ricercatori statunitensi hanno descritto su Jada il caso di una paziente e avvertono che può essere utile per l’odontoiatra sapere che la gotta può colpire anche l’area del viso, poiché questa patologia è attualmente più diffusa che nel passato recente. I casi di gotta sono in aumento nei Paesi industrializzati dove oggi riguardano l’1-2% della popolazione; la patologia è più frequente nell’uomo e la sua prevalenza incrementa con l’aumentare dell’età. “L’artrite gottosa è dovuta alla formazione di depositi di cristalli di acido urico nelle articolazioni, che si infiammano e provocano dolore” spiega Indraneel Bhattacharyya, professore associato presso il Dipartimento di patologia orale e maxillo-facciale della University of Florida di Gainesville, negli Stati Uniti.
“Le articolazioni più colpite sono quelle delle mani, dei piedi e degli arti, ma in rari casi l’infiammazione può riguardare anche l’articolazione temporo-mandibolare.” è questo dunque il caso di una paziente cinquantunenne giunta con persistenti dolori nelle regioni preauricolare e mandibolare, apertura della bocca limitata, gonfiore, dolore all’orecchio e calo dell’udito.
“Gli esami diagnostici effettuati, ossia una tomografia computerizzata, una tomografia a risonanza magnetica e una biopsia incisionale, hanno permesso di porre con certezza la diagnosi di gotta sulla cui base è stato indicato l’uso di farmaci antinfiammatori non steroidei durante gli attacchi e di colchicina nei periodi asintomatici come terapia preventiva” continua il docente.
“L’odontoiatra, dopo avere consultato un professionista specializzato in chirurgia maxillo-facciale, ha suggerito l’opzione chirurgica con lo scopo di rimuovere i cristalli; la paziente però ha rifiutato, preferendo la terapia farmacologica”.
I casi come questo sono sicuramente rari, prova ne sia il fatto che in letteratura esistono solo 10 lavori che trattano di pazienti nei quali la gotta abbia colpito l’articolazione temporo-mandibolare.
“E tuttavia esistono. Se le immagini diagnostiche mostrano segni di artropatia cronica, perdita di cartilagine articolare e sclerosi è probabile che si tratti di un processo degenerativo” conclude il docente, “ma se le immagini presentano masse intrasinoviali o iuxta-sinoviali è bene che l’odontoiatra sappia di avere a disposizione un’ulteriore ipotesi diagnostica e possa prendere in considerazione la possibilità che si tratti di depositi di cristalli di acido urico”.
“Gout of the temporomandibular joint: a review of the literature”
J Am Dent Assoc. 2010;141;979-85.
GdO 2010;16
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