02 Maggio 2020

Ruolo e utilità della mucosa cheratinizzata intorno agli impianti dentali

Articolo originale

Paolo Gaetani

Obiettivi  L’obiettivo che questo lavoro si propone è di valutare l’utilità o meno della mucosa cheratinizzata (KM) nella prevenzione di fenome­ni infiammatori, recessioni gengi­vali e perdite di tessuto di suppor­to intorno agli impianti dentali.

Materiali e metodi  Partendo dall’esposizione di alcu­ni casi clinici in cui è stato effet­tuato l’aumento della quantità di KM intorno all’emergenza di im­pianti dentali con diverse tecni­che, si è discusso sull’argomento attraverso la revisione della lette­ratura internazionale a riguardo, prendendo in esame i lavori più importanti pubblicati su riviste a elevato impact factor.

Si è potuto evidenziare come, negli anni, con la grande diffusione dell’implantologia siano aumentate le complicanze legate a essa e sia­no venute a galla patologie prima poco conosciute come la mucosite perimplantare e la perimplantite.

Da qui è nato un dibattito sulla pre­venzione di queste patologie, si è cominciato a discutere sull’oppor­tunità o meno di estrarre con trop­pa facilità denti recuperabili per so­stituirli con impianti, sulle superfici implantari e sulla loro proprietà di trattenere il biofilm batterico; qual­cuno ha proposto un ritorno a su­perfici completamente lisce, altri hanno proposto superfici “ibride” con la parte più apicale ruvida e quella più coronale liscia; qualche azienda ha prodotto superfici “mi­croruvide” tali da favorire l’osteoin­tegrazione ma non ritentive per la placca batterica.

Un altro campo di indagine ha ri­guardato le condizioni dei tessuti molli circostanti l’impianto e, dalle osservazioni effettuate sui denti naturali riportate sugli impianti, si è visto che la quantità di tessuto mucoso stabile intorno agli im­pianti era associata con uno stato di migliore salute perimplantare. Il motivo di questo è stato attribuito prevalentemente a una maggiore facilità nell’eseguire le manovre di igiene orale piuttosto che a una protezione diretta del tessuto che­ratinizzato sul margine gengivale perimplantare.

Alcuni autori sono scettici riguar­do alla reale utilità del tessuto cheratinizzato abbondante intor­no all’emergenza degli impianti, mentre la maggioranza degli au­tori riconosce un’utilità di tale condizione. In realtà i primi affer­mano testualmente che “Com­plessivamente i risultati di questa revisione mostrano che le evi­denze a supporto della necessità di tessuto cheratinizzato intorno agli impianti per mantenere la sa­lute e la stabilità dei tessuti è limi­tata”, quindi che non ci sono pro­ve inconfutabili che ciò sia real-mente utile. I secondi, invece, at­tribuiscono una reale utilità al tessuto cheratinizzato prendendo in esame di volta in volta: le re­cessioni gengivali, la stabilità del tessuto osseo perimplantare e la perdita d’attacco, il comfort nello spazzolamento, i fenomeni in­fiammatori come mucosite e pe­rimplantite.

Studi su animale e su umani attri­buiscono definitivamente una mi­gliore salute degli impianti con una presenza di mucosa cherati­nizzata maggiore rispetto a quelli con scarsa quantità di essa.

Risultati e conclusioni  Sebbene non sempre si sia trova­to accordo tra i vari autori sull’uti­lità della KM nel prevenire patolo­gie perimplantari, si è constatato come la maggior parte degli studi ritenga auspicabile avere una di­screta quantità di KM, in altezza e in spessore, intorno all’emergen­za degli impianti per la prevenzio­ne, diretta o indiretta, di problemi di varia natura.

Significato clinico  L’utilità pratica del presente lavo­ro consiste nel delineare delle li­nee guida sulla gestione dei tes­suti molli circostanti l’impianto. Dovrebbe essere sempre presen­te all’implantologo, in ogni fase della terapia implantare, l’oppor­tunità di avere una banda di KM di altezza e spessore adeguati, così da mettere in atto tutte le tecniche possibili per ottenere questo risultato, sia nella fase di inserimento dell’impianto come nella seconda chirurgia per la scopertura di esso e anche, quando necessario, in fasi suc­cessive.

Avendo sempre a mente questo obiettivo, il clinico impo­sterà automaticamente i propri passaggi operativi in maniera fi­nalizzata a questo scopo.

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doi: https://doi.org/10.19256/d.cadmos.05.2020.04




 
 
 
 
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