01 Dicembre 2020

L’odontoiatra, “sentinella” nella diagnosi del cancro orale

Intervista ECM

Lorena Origo

Il cancro orale è una malattia poco nota tra la popolazione generale in Italia e in molti paesi del mondo, fatto che probabilmente influisce negati­vamente sulla sua prevenzione primaria, così come sulla tempestività della dia­gnosi, fattore chiave nella buona riuscita dei trattamenti della malattia in termini di sopravvivenza e qualità di vita.

Niccolò Lombardi – odontoiatra, Spe­cialista in Chirurgia Odontostomatolo­gica - Università degli studi di Milano - ASST Santi Paolo e Carlo Milano – è tra gli autori del Corso FAD “Odontoiatria e cancro della bocca: dai fattori di rischio alla riabilitazione” che Dental Cadmos propone per il 2021. Con lui, abbiamo approfondito i temi sviluppati nei cinque Moduli del Corso.

Dottor Lombardi, con quali iniziative è possibile intervenire per modificare l’attuale situazione?

Attualmente il cancro orale risulta una patologia sconosciuta a una fascia an­cora troppo ampia di popolazione. In­fatti, secondo ricerche condotte a livello nazionale e internazionale, circa la metà della popolazione intervistata afferma di non essere a conoscenza dell’esistenza di questa patologia oncologica.

Questa mancanza di conoscenza costituisce un problema non solo di tipo “culturale”, ma può causare ripercussioni negative anche a livello diagnostico e, di conse­guenza, a carico della sopravvivenza e della qualità di vita dei soggetti che si ammalano di cancro orale.

Il ruolo dell’odontoiatra risulta essere di fondamentale importanza nel compiere un primo passo per modificare questa situazione, informando i propri pazienti riguardo l’esistenza del cancro orale e discutendo con essi di prevenzione. Un incremento nella collaborazione tra odontoiatri, medici specialisti e di medi­cina generale è sicuramente auspicabi­le al fine di ottenere un miglioramento nella prevenzione primaria.

Quali sono i maggiori fattori di rischio?

Il fumo costituisce sicuramente il mag­gior fattore di rischio per l’insorgenza del cancro orale e il concomitante abu­so di alcool svolge un ruolo sinergico nella carcinogenesi del cavo orale. An­che la presenza di specifiche patologie e lesioni a carico delle mucose orali possono determinare un aumentato ri­schio di sviluppare lesioni neoplastiche.

Inoltre, la mancanza di una diffusa in­formazione riguardo questa patologia e la sottostima del problema sono pro­babilmente le principali cause che conducono a diagnosi tardive con pro­gnosi conseguentemente negative.

Qual è la formazione e la conoscenza degli odontoiatri su questo tema?

Negli ultimi anni vi è stato sicuramente un incremento nella sensibilizzazione degli odontoiatri, ma anche degli igieni­sti dentali, verso questa problematica. Le campagne nazionali di informazione, di screening e la formazione continua in medicina sono strumenti utili nel deter­minare complessivamente un incre­mento della prevenzione primaria.

In Italia non esiste attualmente una scuola di specializzazione in medici­na orale e la formazione in quest’am­bito avviene prettamente presso cen­tri di riferimento ospedalieri a caratte­re universitario specializzati nel trat­tamento delle patologie orali.

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doi: https://doi.org/10.19256/d.cadmos.10.2020.14




 
 
 
 
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