01 Marzo 2021

La volontà del paziente impatta nella gestione del caso e nei risultati clinici: caso clinico

Rubrica SILO

a cura della Società Italiana Laser in Odontostomatologia

La terapia parodontale non chirurgica deve essere sempre preceduta da un’accurata diagnosi per programmare un intervento terapeutico, specifico e personalizzato alle esigenze individuali di ciascun paziente.

L’obiettivo della terapia parodontale è es­senzialmente quello di mantenere il più a lungo possibile la dentizione naturale, o eventuali impianti dentali, conservando o migliorando la salute orale, la funzione masticatoria, la fonazione nonché l’este­tica, soprattutto preservando anche i re­lativi tessuti di supporto.

L’utilizzo del laser nel trattamento delle lesioni parodontali placca-indotte è tutto­ra motivo di accese controversie. Nel documento di consenso, Best Evidence Consensus (BEC), gli esperti convocati dall’Accademia Americana di Parodonto­logia (AAP) concludono che non esistono sufficienti indicazioni della letteratura scientifica internazionale al fine di elabo­rare linee guida per un trattamento paro­dontale laser-assistito.

Sulla base di recenti studi istologici uma­ni si è comunque dimostrata una possi­bile rigenerazione dei tessuti parodontali dopo trattamento laser-assistito, sia su denti naturali che attorno agli impian­ti. I laser ablativi cosiddetti chirurgici, come i laser Er,Cr:YSGG 2780 nm ed Er:YAG 2940 nm, con lunghezze d’onda ad alto assorbimento da parte dell’ac­qua tissutale, rappresentano attualmen­te strumenti sofisticati e con specifiche indicazioni per numerose applicazioni intraorali.    

Caso clinico
Marcello, di 48 anni, visitato per la prima volta nell’ottobre 2018, riferiva di essersi recato dal cugino dentista che aveva ri­scontrato una situazione particolarmen­te compromessa. Il collega aveva ese­guito l’estrazione del 2º molare mascel­lare di sinistra, con una prognosi eviden­temente infausta, estesa anche all’anta­gonista, cioè al 2º molare mandibolare di sinistra, ma lo refertava all’ambulatorio dell’autore per uno specifico trattamento parodontale non chirurgico di tutti gli ele­menti dentali.

Il paziente ammetteva di avere trascurato le proprie condizioni di salute orale per molti anni. La raccolta degli indici paro­dontali biometrici accertava una diagnosi di malattia parodontale di Stadio III e Grado B secondo la nuova classificazio­ne. Inoltre, in più del 40% dei siti erano presenti valori di sondaggio ≥5 mm, as­sociati a sanguinamento al sondaggio, indicativo di patologia generalizzata. Le condizioni di salute generale erano buo­ne, il paziente non assumeva alcun far­maco e fumava occasionalmente (4-5 si­garette/al giorno).

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doi: https://doi.org/10.19256/d.cadmos.03.2021.11




 
 
 
 
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