Caro Direttore,
in riferimento alla lettera del prof. Luigi Checchi, mi preme rispondere in merito.
Ai fini dell’igiene industriale si considerano pericolose le particelle comprese tra 5 e 0,5 micron che possono raggiungere la zona alveolare (come giustamente ha confermato il prof. Checchi).
Le polveri, secondo la grandezza, vengono inalate deponendosi nelle vie respiratorie e solo una percentuale che va dal 30 al 50% resta nei polmoni.
Secondo l’azione, le polveri si classificano in:
• fibrogene (ad alto potenziale fibrogeno);
• non fibrogene o inerti;
• infettive (da spore e batteri);
• tossiche (da metalli);
• allergizzanti.
Inviterei il prof. Luigi Checchi a effettuare (in collaborazione) una ricerca sperimentale con apparecchi di captazione delle polveri che raccolgono la frazione respirabile della polvere inalata, ma dotati di un elutriatore che permetterà di raccogliere solo quelle particelle che per la loro granulometria giungerebbero agli alveoli polmonari. Si adotteranno metodi conimetrici e metodi ponderali, stabilendo i valori minimi ponderali. In base alla presenza di quarzo o sue varietà, tanto minore dovrà essere il valore limite delle polveri aerodisperse.
Sarei ben lieta, in seguito a una valutazione delle concentrazioni di polveri tollerabili in aria, di procedere a stabilire, in collaborazione, delle linee guida di misure di prevenzione in merito alla procedura professionale discussa.
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