La presenza di particelle di titanio in stretta prossimità degli impianti dentali falliti e nei tessuti circostanti indica che queste possono avere un ruolo importante nel generare uno stato infiammatorio, ma il meccanismo con cui queste particelle si sono separate dal corpo dell’impianto è sconosciuto.
Le particelle di titanio svolgono sicuramente un ruolo attivo nella perdita di attacco clinico e nel riassorbimento osseo portando, alla lunga, alla perdita dell'impianto.
Lo stress meccanico da occlusione può generare distaccamento di particelle di titanio, così come la corrosione della superficie dello stesso. Un altro stress meccanico che può produrre la liberazione di particelle di titanio attorno agli impianti è la manovra professionale di pulizia delle loro superfici.
Numerosi studi hanno dimostrato che diversi strumenti manuali e ultrasonici possono danneggiare le superfici in titanio (Unursaikahan, 2012; Sato, 2004).
Tipologia di ricerca e modalità di analisi
In uno studio pubblicato sul Journal of Periodontology di marzo 2019, gli autori hanno valutato se durante le tradizionali manovre di scaling con vari ablatori a ultrasuoni si potesse causare uno spargimento di particelle di titanio distaccatesi dalle superfici implantari.
Gli autori hanno voluto anche osservare i cambiamenti avvenuti sulla superficie implantare in seguito all’uso di scaler a ultrasuoni.
Nuovi impianti con rivestimento sabbiato, a grana grossa, con attacco acido (SLA) sono stati sottoposti a trattamento ultrasonico con punte in acciaio inossidabile, in titanio e in plastica PEEK. Gli impianti sono stati collocati in un dispositivo di ritenzione e la loro superficie SLA è stata trattata con le varie punte scaler a ultrasuoni a meno di 25 grammi di pressione.
Gli impianti sono stati sottoposti a 30 movimenti ultrasonici. L'acqua di raffreddamento dopo ciclo ultrasonico è stata raccolta ed è stato conteggiato con un microscopio ottico il numero di particelle metalliche presenti.
È stato anche valutato il danneggiamento visivo del rivestimento SLA degli impianti.
Risultati
Non sono state rilevate particelle metalliche nella sola acqua azionata con gli ultrasonici (gruppo controllo passivo). Particelle metalliche sono state invece rilevate nell'acqua di raffreddamento quando sono stati introdotti gli impianti e trattati con ultrasuoni (gruppo controllo attivo).
Tutti gli impianti trattati a ultrasuoni hanno prodotto particelle metalliche e hanno evidenziato danni rilevabili allo strato SLA.
Conclusioni
Dai dati emersi da questo studio in vitro, che devono però trovare conferma con altri lavori analoghi, si può concludere che tutte le punte a ultrasuoni causano la produzione di particelle di titanio e danneggiamento del rivestimento SLA dell’impianto.
Implicazioni cliniche
Gli scaler a ultrasuoni dovrebbero essere usati con molta cautela nel trattamento delle condizioni perimplantari e bisogna avere cura di non toccare la superficie SLA dell’impianto.
Per approfondire
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