Uno studio prospettico realizzato da ricercatori italiani analizza l’evoluzione della stabilità implantare e apre la strada a trattamenti sempre più personalizzati
Un nuovo studio condotto dal team di Paolo Carosi e Claudia Lorenzi – specialisti in riabilitazioni complesse odontoiatriche e ricercatori in implantologia – e dedicato agli impianti idrofili autofilettanti tissue level TLX di Straumann ha analizzato l’effetto del tempo e dei fattori locali sulla stabilità implantare nel primo anno dopo l’inserimento, offrendo dati interessanti sulla guarigione implantare e sull’evoluzione dell’osteointegrazione.
Obiettivo dello studio era comprendere come una specifica macro-geometria implantare – TLX - caratterizzata da spire più aggressive e da una maggiore stabilità primaria, possa influenzare il processo di guarigione nel tempo nel primo anno dopo l’inserimento implantare. Lo studio puntava anche a quantificare la transizione tra stabilità primaria — ottenuta al momento dell’inserimento — e stabilità secondaria, legata invece alla progressiva osteointegrazione.
Per monitorare l’evoluzione della stabilità implantare è stata utilizzata la tecnologia Osstell basata sull’analisi della frequenza di risonanza (RFA), che consente di tradurre la stabilità dell’impianto in valori numerici compresi tra 0 e 99: più il numero è alto, maggiore è la densità del tessuto osseo a contatto con l’impianto e, quindi, il grado di integrazione. Le misurazioni sono state effettuate mensilmente per consentire un confronto dinamico dei dati clinici nel tempo.
Variabili cliniche
Lo studio ha preso in esame diverse variabili cliniche, tra cui diametro e lunghezza implantare, il sito di inserimento post estrattivo o guarito, le differenze tra mascella e mandibola e variabilità tra pazienti e impianti, con l’obiettivo di comprendere meglio il comportamento implantare nei primi dodici mesi.
Particolare attenzione è stata dedicata al confronto tra impianti inseriti in siti guariti e impianti post-estrattivi immediati. Nei siti guariti è stata osservata la classica curva biologica della stabilità implantare: elevata stabilità iniziale, un fisiologico calo dopo circa un mese e una successiva ripresa progressiva.
I risultati
Il risultato più significativo dello studio riguarda gli impianti post-estrattivi immediati. In questi casi non è stato osservato il tradizionale calo iniziale della stabilità. I valori, inizialmente più bassi, hanno mostrato una crescita costante mese dopo mese.
Secondo l’interpretazione proposta dal team clinico, questo risultato sarebbe legato alla progressiva trasformazione del coagulo presente attorno all’impianto immediatamente post-estrattivo. Il coagulo, inizialmente poco denso, evolve progressivamente attraverso organizzazione tissutale, formazione di tessuto di granulazione e mineralizzazione, contribuendo così a un incremento continuo della stabilità implantare.
Nei siti guariti, al contrario, l’inserimento dell’impianto determina una microfrattura ossea controllata che attraversa una fase iniziale di rimodellamento e necrosi seguita dalla rigenerazione ossea, spiegando il temporaneo calo della stabilità.Lo studio evidenzia inoltre come la stabilità implantare non debba essere considerata un valore statico, ma un parametro dinamico soggetto a fisiologiche oscillazioni nel tempo legate al turnover osseo, anche a osteointegrazione completata.
Dal punto di vista clinico, i risultati suggeriscono che impianti post-estrattivi con superficie SLActive e macro-geometria aggressiva come il TLX possano favorire, in condizioni adeguate, una guarigione potenzialmente più rapida e prevedibile, supportando decisioni più precise sui tempi di carico protesico.
Verso un’implantologia sempre più personalizzata?
Queste evidenze rafforzano l’idea di un’implantologia sempre più personalizzata, in cui il monitoraggio periodico della stabilità consente di adattare i tempi terapeutici al singolo paziente e al singolo sito implantare, superando protocolli rigidamente standardizzati che spesso prevedono di attendere sempre sei mesi prima del carico.
Anche il paziente può trarre beneficio da questo approccio: una guarigione monitorata e potenzialmente più rapida può infatti tradursi in tempi ridotti per il completamento del trattamento e in un ritorno più veloce alla funzionalità masticatoria e al sorriso.
La ricerca è stata condotta in un singolo centro clinico, da un singolo operatore e su un campione specifico. Per questo, gli autori dello studio sottolineano la necessità di interpretare i risultati con cautela, elementi che richiedono ulteriori conferme attraverso studi multicentrici più ampi.
Tra le prospettive future emerge infine il possibile ruolo della misurazione periodica della stabilità implantare anche nella diagnosi precoce di problematiche perimplantari: variazioni significative dei valori ISQ nel tempo potrebbero infatti rappresentare un indicatore precoce di perdita ossea o di complicanze biologiche ancora reversibili.
I dati dello studio:
Autori:
Paolo Carosi*, ricercatore post-dottorato, Dipartimento di Scienze Cliniche e Medicina Traslazionale, Università di Roma Tor Vergata, Roma, Italia; Studio privato, Segni, Italia.
Claudia Lorenzi*, Ricercatrice post-dottorato, Dipartimento di Scienze Cliniche e Medicina Traslazionale, Università di Roma Tor Vergata, Roma, Italia; Studio privato, Segni, Italia.
Riccardo Di Gianfilippo, Docente, Dipartimento di Parodontologia e Medicina Orale, Facoltà di Odontoiatria dell'Università del Michigan, Ann Arbor, MI, USA.
Vincenzo Campanella, Professore Ordinario, Dipartimento di Scienze Cliniche e Medicina Traslazionale, Università di Roma Tor Vergata, Roma, Italia.
Hom-Lay Wang, DDS, MS, PhD, Professore Ordinario, Dipartimento di Parodontologia e Medicina Orale, Facoltà di Odontoiatria dell'Università del Michigan, Ann Arbor, MI, USA.
Claudio Arcuri, Professore Ordinario, Dipartimento di Scienze Cliniche e Medicina Traslazionale, Università di Roma Tor Vergata, Roma, Italia
*Contributo paritario.
Lo studio è stato approvato da un comitato etico, condotto secondo gli standard internazionali Helsinki, GCP e ISO ed eseguito con pieno consenso informato dei partecipanti.Il monitoraggio clinico è durato 12 mesi con controlli mensili della stabilità implantare tramite tecnologia Osstell e analisi ISQ. 31 pazienti trattati ;50 impianti inseriti;nessun dropout;nessuna complicanza biologica o protesica;100% di sopravvivenza implantare e successo protesico;salute perimplantare mantenuta in tutti i casi.
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