La questione della mininvasività, le aree di intervento consentite e la formazione consigliata tra i temi affrontati con la prof.ssa Milvia Di Gioia...
Con l’approvazione del Decreto bollette sono state ampliate le competenze degli odontoiatri in tema di medicina estetica non invasiva o mininvasiva riferita al terzo superiore, terzo medio e terzo inferiore del viso.
Con la prof.ssa Milvia Di Gioia, odontoiatra, professore a contratto presso il Master di Medicina e Terapie Eststiche del viso dell’Università di Camerino e Torino, cerchiamo di capire quali siano gli ambiti d’intervento dell’odontoiatra.
La prof.ssa Di Gioia ci aiuterà a seguire la sezione sulla medicina estetica che andremo a creare su Odontoiatria33.
Prof.ssa Di Gioia, la norma letteralmente indica che all’odontoiatra sono consentiti interventi di medicina estetica non invasiva o mininvasiva riferita al terzo superiore, terzo medio e terzo inferiore del viso. Cosa deve intendersi per non invasiva o mini invasiva?
Mini invasivo e non invasivo si riferisce a termini d’uso comune in medicina utili a definire alcune tecniche che non alterano, o alterano in maniera minimale, l’integrità anatomica e funzionale del tessuto trattato, permettendo, di conseguenza, una ripresa più rapida della vita sociale del paziente. Spesso il livello di invasività viene paragonato rispetto a tecniche chirurgiche più invasive, indicate per affrontare una data patologia. Provo a spiegarmi con un esempio noto agli odontoiatri e dunque ben comprensibile. L’evoluzione tecnologica e delle conoscenze sull’adesione ha consentito di sviluppare tecniche additive per il restauro estetico dei denti. Vengono definite non invasive in quanto non interrompono l’integrità anatomica del dente, non richiedono l’uso di anestesia e permettono un ritorno rapido alle attività sociali. Un altro esempio sono gli interventi precoci con resine microinfiltranti sulle demineralizzazioni dello smalto: vengono considerati mini invasivi rispetto ai restauri che necessitano una riduzione dell’integrità anatomica del dente. Le tecniche con tali caratteristiche hanno anche, solitamente, un ridotto livello di rischio per il paziente. La medicina estetica è una disciplina medica giovane e pertanto le conoscenze, le potenzialità e i limiti sono ancora in via di definizione.
Invece per quanto riguarda le aree di intervento? Di fatto l’odontoiatra potrà intervenire sull’intero volto del paziente?
Ritengo sia utile una precisazione circa il cosiddetto Decreto bollette: il Governo ha portato a finalizzazione un iter che era già stato avviato poco più di quindici anni fa. Personalmente ho conseguito un Master universitario di II livello, presso l’Università degli Studi di Padova, in Estetica dei Tessuti Molli Orali ed Extraorali nel 2009. Fu il primo Master in Medicina Estetica aperto agli odontoiatri in Europa e certamente tra i primi master Universitari in Medicina Estetica in Italia. Allora la formazione post laurea dei medici chirurghi era affidata esclusivamente a scuole private quadriennali parificate. I nostri colleghi medici chirurghi sono abilitati con la laurea a praticare la Medicina Estetica tuttavia, già allora, molti di loro percepivano la necessità di formarsi adeguatamente in una disciplina medica che non è considerata una specializzazione ma richiede conoscenze e competenze specifiche che si acquisiscono non tanto velocemente, come le aziende di settore hanno sempre cercato di far intendere.
I laureati in Odontoiatria conoscono l’estetica del viso nel dettaglio, è parte della nostra formazione. Durante il corso di laurea di sei anni studiamo il viso come un unicum anatomo-funzionale: anatomia, fisiologia, fisiopatologia, intra ed extraorale; come preservare e ripristinare la salute del soggetto a partire dai disturbi della dentizione, le disgnazie dento scheletriche, passando alle patologie sistemiche croniche, le patologie dei tessuti duri e molli, tumori, neuropatie, cefalee, dolori e distonie facciali, solo per citare alcune delle condizioni patologiche con le quali gli odontoiatri si confrontano routinariamente. La professione odontoiatrica è cambiata moltissimo rispetto a quarant’anni fa, sulla scia dei notevoli avanzamenti scientifici e tecnologici della scienza medicina e odontoiatrica. Sarebbe impensabile che un neo laureato in medicina e chirurgia abbia le competenze che oggi raggiungono i laureati in odontoiatria sulle patologie anatomo funzionali del viso. Da quindici anni, dicevo, le Associazioni di odontoiatri con uno specifico interesse verso le terapie estiche del viso, Poiesis (della quale sono stata fondatore e presidente succedendo al Dott. Ezio Costa, tra i primi a supportare questo processo), Simeo (guidata dal Prof Antonio Guida al quale dobbiamo grande riconoscenza per la tenacia e la capacità di aver portato a compimento un riconoscimento storico per la moderna odontoiatria) e ANDI hanno chiesto più e più volte alle Istituzioni di chiarire quanto asserito dal legislatore nel 1985 e soggetto a interpretazioni purtroppo non univoche.
Ricordiamo come la legge 409 del 1985, che istituisce la figura del laureato in odontoiatria, cita all’Art.2 – “Formano oggetto della professione di odontoiatra le attività inerenti alla diagnosi ed alla terapia delle malattie ed anomalie congenite ed acquisite dei denti, della bocca, delle mascelle e dei relativi tessuti, nonché alla prevenzione ed alla riabilitazione odontoiatriche. Gli odontoiatri possono prescrivere tutti i medicamenti necessari all'esercizio della loro professione”. Risulta evidente come nel nuovo Decreto bollette si sia provveduto, in una disciplina giovane e quindi ancora non ben normata come la Medicina Estetica, non tanto a attestare la liceità del laureato in odontoiatria, in quanto parte integrante di quella ”attività inerente la diagnosi e la terapia delle malattie ed anomalie congenite ed acquisite…”, quanto a specificare topograficamente i “relativi tessuti”.
Tra le criticità avanzate dalle Società scientifiche di medicina estetica verso il provvedimento c’è la questione della formazione. Da anni lei forma odontoiatri e medici estetici per le aree di competenza odontoiatrica. Premettendo che non credo che nessun odontoiatra decida di effettuare un intervento di medicina estetica su di un paziente senza saperlo fare, quale percorso formativo consiglierebbe ai suoi colleghi che intendono formarsi su questi temi?
Nessun trattamento può essere eseguito in sicurezza in mancanza di una conoscenza accurata dell’anatomia e della merceologia. I colleghi che abbiano desiderio di avvicinarsi alla Medicina Estetica devono pianificare un percorso teorico pratico di apprendimento, meglio se a livelli progressivi di difficoltà. L’ampiezza dell’offerta formativa in circolazione, anche per gli odontoiatri, presenta il vantaggio di poter spaziare e acquisire varie tecniche, ma anche il rischio di perdersi e sfruttare male il proprio investimento.
L’Università è la sede preposta alla formazione e offre master post laurea utili a acquisire le competenze necessarie per poter operare in un mondo complesso come quello delle terapie estetiche. Utile affiancare un percorso di formazione pratico per perfezionare il livello di manualità richiesto in particolare dalle tecniche iniettive, e sviluppare la giusta confidenza con i tessuti e le strutture facciali e con il comportamento dei materiali. È bene affidarsi ai centri di formazione con una visione multidisciplinare, che da sempre supportando l’integrazione degli odontoiatri, alle scuole afferenti a Società Scientifiche accreditate presso il Ministero delle Salute, o scegliere professionisti indipendenti che offrano un percorso didattico ben strutturato, che possano guidarvi in maniera strategica nel vostro iter, evitando di collezionare un insieme di corsi occasionali che potrebbero risultare meno efficaci nel raggiungimento dell’obiettivo. La ricerca di contenuti on line può dare la falsa percezione di trovare tutto quanto occorre per acquisire le basi. Sconsiglio del tutto l’apprendimento on line gestito autonomamente e senza supervisione poiché trasmette un falso senso di un’operatività semplice, non vi darà mai le reali dimensioni del problema da affrontare e la capacità di prevenire, ed eventualmente gestire gli effetti avversi. L’esperienza del docente è ancora insostituibile. Fareste mai il vostro primo impianto osteointegrato o la vostra prima canalare dopo aver visionato alcuni video su you tube?
Infine quale il consiglio più importante che vuole dare ai suoi colleghi che vogliono avvicinarsi alla medicina estetica odontoiatrica?
Ai miei allievi insegno a non accontentarsi di essere strumenti più o meno consapevoli di un mercato che corre veloce e preme con mezzi sofisticati. Per gli odontoiatri si apre una grande opportunità. Siate davvero bravi, come lo siete in tutte le altre branche dell’odontoiatria; conservate l’approccio scientifico e rigoroso, lo standard elevato di trattamento anche nelle terapie estetiche del viso, l’attenzione alla salute, alla prevenzione, al benessere dei nostri pazienti, che ha reso l’odontoiatria italiana tra le migliori al mondo.
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