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12 Maggio 2026

Protesi totale CAD-CAM: un workflow clinico integrato tra analogico e digitale

Un gruppo di ricercatori italiani individua un protocollo innovativo in tre sedute per la realizzazione di protesi totali con integrazione di impronte convenzionali e progettazione digitale

Redazione O33

art grande

L’obiettivo della ricerca di un gruppo di ricercatori italiani dell’Università di Ferrara, tra cui il Dottor Francesco Grande, è stato quello di presentare un nuovo workflow clinico per la realizzazione di protesi totali mediante tecnologia CAD-CAM, integrando procedure analogiche e digitali al fine di migliorare i risultati clinici e la predicibilità terapeutica. In particolare, gli autori si propongono di aggiornare un protocollo digitale già esistente introducendo “alcuni elementi di guida clinica” e una innovazione tecnologica per il bonding prevedibile dei denti di stecca alle basi protesiche fresate.

Il lavoro pubblicato su The Journal of Prosthetic Dentistry ha vinto il premio annuale Judson C. Hickey Scientific Writing istituito dalla stessa rivista scientifica per la categoria “Dental technique”, risultando il miglior contributo tra oltre 80 articoli pubblicati nella sezione dedicata. Il The Journal of Prosthetic Dentistry è considerata una delle riviste scientifiche di riferimento a livello internazionale nel campo della protesi dentaria e dell’implantoprotesi, caratterizzata da elevati standard scientifici e da un tasso di accettazione dei lavori inviati inferiore al 30%.

“Lo scopo dell’articolo –sottolineano gli Autori- era presentare un workflow clinico innovativo per la fabbricazione di protesi totali mediante CAD-CAM, articolato in tre sedute cliniche e due fasi di laboratorio, con produzione finale di basi fresate e denti prefabbricati”.

Metodi

Lo studio descrive una tecnica clinica strutturata che combina impronte convenzionali, registrazioni interocclusali e tecnologie digitali avanzate. Il protocollo si articola in tre appuntamenti clinici: il primo dedicato all’acquisizione dei dati (impronte in alginato, registrazione interocclusale con putty in silicone, foto del sorriso del paziente col putty in bocca e scansione extraorale di putty ed impronte mediante scanner intraorale), il secondo alla verifica dei rapporti intermascellari attraverso Wagner Try-In (WTI) e all’impronta definitiva, il terzo alla consegna della protesi.

Parallelamente, il laboratorio opera su due fasi principali: una prima fase digitale di progettazione del sorriso, del setup dentale tridimensionale e della stampa dei dispositivi di prova e delle guide di posizionamento dei denti, una seconda fase che comprende la fresatura delle basi protesiche, la realizzazione di guide definitive e il bonding dei denti prefabbricati mediante resina PMMA.

Elemento distintivo della metodica è la combinazione di impronte tradizionali – considerate più accurate nei pazienti edentuli – con la successiva digitalizzazione, e l’impiego di guide di posizionamento (tooth positioning guide, TPG) progettate per garantire corretto alloggiamento e stabilità dei denti.

Risultati

I risultati suggeriti dalla tecnica riguardano principalmente il miglioramento della precisione, dell’efficienza clinica e della qualità protesica finale rispetto ai workflow esclusivamente digitali o tradizionali.

Dal punto di vista clinico, l’utilizzo di impronte convenzionali delle creste edentule ha mostrato una maggiore accuratezza ed estensione rispetto alle scansioni intraorali dirette, spesso limitate nei pazienti completamente edentuli.

Secondo gli autori, “le impronte in alginato con portaimpronta schreinemakers sono state utilizzate al posto delle scansioni intraorali per la maggiore accuratezza”, preservando comunque i dati grazie alla successiva digitalizzazione.

La registrazione interocclusale con putty in silicone, marcata con linee estetiche di riferimento, ha consentito una pianificazione virtuale più precisa del set-up dentale e una migliore articolazione dei modelli digitali, riducendo la necessità di correzioni successive durante la prova clinica. In tal senso, i ricercatori evidenziano che “la registrazione in putty ha permesso al tecnico di articolare i modelli virtuali in modo più predicibile”.

Un ulteriore risultato rilevante riguarda le basi protesiche fresate: queste garantiscono una migliore adattabilità ai tessuti rispetto alle basi tradizionali, grazie all’assenza di contrazione da polimerizzazione. Ciò si traduce in maggiore ritenzione, minore incidenza di traumi mucosi e migliori proprietà meccaniche e biologiche, tra cui ridotto rilascio di monomero, maggiore resistenza alla flessione e minore adesione di Candida albicans.

Dal punto di vista tecnico, l’introduzione della guida di posizionamento dei denti (TPG) connessa alla base protesica mediante un sistema a tripode rappresenta una innovazione significativa. Questo sistema consente un posizionamento più accurato dei denti prefabbricati, migliorando estetica e personalizzazione rispetto alle soluzioni monolitiche. Come riportato, “questa soluzione permette modifiche dell’architettura gengivale, del livello dello zenith e della posizione dei denti nella protesi definitiva”.

Il bonding dei denti prefabbricati alle basi fresate, effettuato con un offset controllato (0,2 mm per i socket dentali), migliora la precisione dell’assemblaggio, pur permanendo alcune criticità legate al rischio di variazioni rispetto al design digitale e alla possibile dislocazione dei denti. Infine, rispetto ai workflow analogici tradizionali, la tecnica consente una riduzione del tempo clinico complessivo, integrando in un’unica fase procedure normalmente separate, come la registrazione dei rapporti intermascellari e le impronte secondarie.

Implicazioni cliniche

Le implicazioni pratiche di questa tecnica sono particolarmente rilevanti sia per il clinico che per il laboratorio odontotecnico.

L’approccio ibrido analogico-digitale consente di superare i limiti delle tecniche completamente digitali nei pazienti edentuli, mantenendo l’accuratezza delle impronte tradizionali e sfruttando al contempo i vantaggi della progettazione CAD-CAM. Questo si traduce in una maggiore predicibilità del risultato, soprattutto nei casi complessi. Dal punto di vista operativo, la riduzione a tre sedute cliniche rappresenta un miglioramento significativo in termini di efficienza, senza compromettere la qualità del risultato. Inoltre, l’uso di WTIs stampati in 3D, con fitting simile alla protesi definitiva, facilita la valutazione estetica, fonetica e funzionale già nelle fasi intermedie. Per il laboratorio, l’eliminazione dei modelli fisici e l’impiego di guide dedicate riducono gli errori di posizionamento dentale e semplificano i passaggi produttivi, pur richiedendo competenze avanzate nella gestione digitale. Va tuttavia considerato che alcune criticità rimangono, come la difficoltà nella registrazione iniziale dei rapporti intermascellari o l’impossibilità di riposizionare la protesi su articolatore dopo il bonding definitivo.

Conclusioni

La tecnica descritta rappresenta un’evoluzione significativa nel campo delle protesi totali CAD-CAM, dimostrando come l’integrazione tra analogico e digitale possa migliorare la qualità clinica e l’efficienza del workflow.

Come sintetizzato dagli autori, “questo approccio analogico-digitale permette la realizzazione di protesi totali senza modelli fisici e riduce il tempo complessivo”, mantenendo al contempo elevati standard estetici e funzionali grazie alle basi fresate e ai denti prefabbricati.

In conclusione, il protocollo proposto si configura come una soluzione clinicamente valida e tecnologicamente avanzata per la gestione del paziente edentulo, con prospettive di ulteriore ottimizzazione futura, soprattutto per quanto riguarda la registrazione dei rapporti intermascellari e la stabilità del posizionamento dentale.

Per approfondire, lavoro open access:  

CAD-CAM complete digital dentures: An improved clinical and laboratory workflow  

Autori: Francesco Grande, Lorenzo Pavone, Fabrizio Molinelli, Federico Mussano, Murali Srinivasan, Santo Catapano   

Photo credit: The Journal of Prosthetic Dentistry


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