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13 Novembre 2008

Denti intelligenti

di Adamo Calatroni


L’idea non è nuova: inserire all’interno di una corona o di un dente artificiale un minuscolo dispositivo in grado di rilasciare farmaci in modo continuativo e controllato sulla base delle esigenze terapeutiche.
Non poche le difficoltà tecniche, ora però sembra proprio che la soluzione sia stata trovata e sottoposta a richiesta di brevetto da parte di un gruppo di ricercatori, tra cui alcuni italiani, per la precisione dell’università di Palermo. Se di primo acchito si può essere indotti a liquidare la faccenda come una stranezza, basta ricordare la recente comparsa sulla scena e l’immediato successo dei cerottini che sono stati proposti contro l’artrosi e il mal di viaggio, per il cuore e per abbassare la pressione, per le signore in menopausa e per chi vuol smettere di fumare.
Con i sistemi transdermici, il nuovo ritrovato degli studiosi siciliani condivide quella gradualità di somministrazione che già di per sé costituisce un immediato vantaggio rispetto a molti dei farmaci oggi assunti oralmente in una o più dosi giornaliere.
L’invenzione è frutto di un progetto che è stato finanziato dalla Commissione europea con tre milioni di euro ed è stato condotto da un team di lavoro internazionale comprendente studiosi non solo italiani, ma anche spagnoli, svizzeri, tedeschi, polacchi e israeliani. Proprio in Israele, il minuscolo apparecchio elettronico è già passato attraverso la fase di sperimentazione; è stato battezzato IntelliDrug, che è anche il nome dell’intero progetto e ne esprime gli intenti: una modalità più intelligente per assumere i medicinali. Intelli-Drug comprende un piccolo serbatoio, un meccanismo di rilascio, un sofisticato sistema di controllo, micro-sensori e micro-attuatori; il tutto è installato nella cavità orale del paziente in maniera semplice e non invasiva e il medicinale rilasciato può essere assorbito dalle mucose della bocca oppure ingerito.
Ma che cosa lo rende tanto speciale da candidarsi a sostituire pillole e iniezioni?
Probabilmente la flessibilità. Infatti sarà possibile determinare il dosaggio in modo molto preciso, variarlo nel tempo, interromperlo per poi riprenderlo successivamente a seconda delle specifiche esigenze del paziente e dell’evoluzione del suo stato di salute. Sembra poi l’ideale per quei pazienti – e sono molti – che tendono a distrarsi, dimenticare le dosi e confondere gli orari, compromettendo a volte il buon esito di una terapia. In questo caso è lo stesso IntelliDrug che si occupa di tutto e si incarica, tramite un sistema di controllo remoto, di avvisare il paziente quando è il caso di ricaricare il serbatoio. Tra le aree in cui l’applicazione è più indicata, gli inventori di IntelliDrug elencano le tossicodipendenze, l’ipertensione, l’ipertiroidismo, l’Alzheimer.
A quando il lancio sul mercato della micro-apparecchiatura?
Giuseppina Campisi, professoressa associata presso il dipartimento di Scienze stomatologiche dell’università di Palermo, ha detto di voler estendere la sperimentazione di questa nuova tecnologia a diversi farmaci e su varie tipologie di pazienti e di essere, comunque, alla ricerca di un partner commerciale.

GdO 2008; 14

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