Dalla formazione alla carriera, livelli di tensione costanti e un perfezionismo che si estende anche alla vita quotidiana. Uno studio è partito dagli studenti per fare il quadro dei rischi
La professione odontoiatrica si conferma tra quelle a più elevata intensità psicologica, con livelli di stress che non solo emergono durante il percorso formativo, ma tendono a persistere — e in alcuni aspetti ad accentuarsi — anche nella pratica clinica. È quanto evidenzia uno studio pubblicato sul Journal of Dentistry, che ha messo a confronto studenti e professionisti di odontoiatria con colleghi dell’area psicologica, analizzando i profili di personalità attraverso uno strumento psicometrico validato.
L’indagine, condotta su oltre mille partecipanti, restituisce un dato che interessa direttamente chi esercita già: il lavoro del dentista non sembra “normalizzarsi” dal punto di vista emotivo con l’esperienza, ma mantiene caratteristiche di pressione elevata legate alle specifiche esigenze della professione.
Una professione costruita sulla precisione, ma esposta allo stress
Al centro dei risultati emerge una caratteristica dominante del profilo odontoiatrico: la tendenza alla cosiddetta “personalità coscienziosa-compulsiva”, legata a precisione, controllo e perfezionismo. Questo tratto è già evidente negli studenti, ma aumenta ulteriormente nei professionisti, suggerendo che non sia solo una predisposizione individuale, bensì una qualità rafforzata dal lavoro clinico quotidiano.
Secondo gli autori, questa evoluzione è coerente con le richieste dell’odontoiatria, disciplina in cui l’accuratezza tecnica e la responsabilità clinica sono elementi strutturali. Tuttavia, proprio questa tensione verso la perfezione sembra avere un costo: i dentisti mantengono livelli di stress superiori rispetto ad altre professioni sanitarie considerate nello studio.
Lo stress nasce presto e lascia tracce
Il quadro più critico emerge tra gli studenti di odontoiatria, che mostrano i livelli più elevati di depressione e i punteggi più bassi di ottimismo tra tutti i gruppi analizzati, insieme a segnali compatibili con forte stress psicologico ed esaurimento. Questi indicatori non si dissipano completamente con l’ingresso nella professione. Sebbene i dentisti mostrino una parziale stabilizzazione emotiva, restano su livelli più alti rispetto ad altri professionisti sanitari, confermando una continuità del carico psicologico lungo tutta la carriera.
Un confronto che pesa
Il confronto con gli psicoterapeuti è significativo: questi ultimi presentano il profilo più equilibrato e stabile, mentre i dentisti mantengono una maggiore pressione e un più marcato orientamento al perfezionismo anche nella vita professionale. Il risultato suggerisce che, mentre altre professioni sviluppano strategie di regolazione emotiva più efficaci, l’odontoiatria continua a richiedere un livello di controllo tale da impedire una piena riduzione dello stress.
Poche soluzioni esplicite, ma un messaggio chiaro
Lo studio non propone interventi concreti per i dentisti già in attività. L’unica indicazione esplicita riguarda la formazione, dove gli autori suggeriscono di rafforzare i programmi di supporto al benessere degli studenti, riconoscendo la loro maggiore vulnerabilità a stress, autocritica ed esaurimento.
Tuttavia, il messaggio implicito che emerge dai dati è rilevante anche per chi è già in studio. Lo stress non appare come una fase transitoria, ma come una componente strutturale della professione, strettamente legata a quelle stesse caratteristiche — precisione, controllo, perfezionismo — che definiscono la qualità clinica del lavoro odontoiatrico. In questo senso, l’esperienza professionale porta sì a una certa stabilità, ma non è sufficiente a ridurre completamente il carico psicologico.
Una fotografia da cui partire
Pur con i limiti di uno studio trasversale, gli autori offrono una fotografia coerente della professione odontoiatrica: intensa, esigente e caratterizzata da una pressione che accompagna il clinico ben oltre gli anni della formazione.
Per chi è alla poltrona ogni giorno, evidenziano gli autori, non si tratta di una sorpresa ma di una conferma scientifica di una percezione diffusa: dietro la precisione clinica si cela una tensione costante, parte integrante del mestiere.
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