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31 Luglio 2026

Tra mito e realtà: le bevande energetiche fanno davvero male ai denti?

Una revisione scientifica aggiornata separa le evidenze dalle convinzioni diffuse e fotografa lo stato attuale delle conoscenze


Energy

Quasi quattro adolescenti su dieci hanno iniziato a bere gli energy drink prima dei 12 anni, in alcuni casi addirittura prima dei 9. È uno dei dati più preoccupanti emersi da uno studio del Gruppo di studio Adolescenza della Società italiana di pediatria (Sip), pubblicato sull'Italian Journal of Pediatrics e condotto su 430 ragazzi tra i 9 e i 17 anni. L'indagine fotografa un fenomeno ormai diffuso: il 65% degli intervistati ha dichiarato di aver consumato almeno una volta una bevanda energetica, mentre circa uno su dieci ne fa un uso frequente. Secondo la ricerca, il 39,2% dei ragazzi ha iniziato a consumare energy drink prima dei 12 anni e il 49% tra i 12 e i 14 anni, nonostante le principali società pediatriche raccomandino di evitarne il consumo fino ai 18 anni.  

Ma queste bevande che impatto hanno sulla salute orale?

A fare il punto è una revisione sistematica recenemente pubblicata sul Dentistry Journal, che ha analizzato le evidenze scientifiche disponibili sul rapporto tra energy drink, sport drink e salute del cavo orale. Il lavoro, coordinato da ricercatori dell’Università di Hong Kong e della Ohio State University, ha esaminato dieci studi clinici e osservazionali, coinvolgendo complessivamente 5.805 partecipanti di età compresa tra 6 e 89 anni. L’obiettivo era valutare l’associazione tra il consumo di bevande energetiche o sportive e parametri quali erosione dentale, carie e caratteristiche della saliva.

Erosione dentale: gli energy drink nel mirino

Il risultato più consistente emerso dalla revisione riguarda l’erosione dentale. In tutti gli studi che hanno valutato gli energy drink, i consumatori abituali mostravano un rischio significativamente più elevato di presentare segni di erosione dello smalto rispetto ai non consumatori. L’erosione dentale è un processo di perdita progressiva dei tessuti duri del dente dovuto all’azione diretta degli acidi, senza il coinvolgimento dei batteri responsabili della carie. Quando il pH orale scende sotto determinati livelli, gli acidi possono sciogliere progressivamente i minerali dello smalto, indebolendo la superficie dentale. Secondo gli autori, il rischio potrebbe essere legato alla composizione stessa delle bevande energetiche, che spesso contengono elevate quantità di acidi come acido citrico e acido fosforico. L’esposizione frequente e prolungata a queste sostanze può favorire nel tempo l’usura dello smalto.

Sport drink: risultati contrastanti

Diverso il quadro per gli sport drink. Dei quattro studi inclusi nella revisione che hanno analizzato l’associazione con l’erosione dentale, alcuni hanno evidenziato una relazione significativa, mentre altri non hanno rilevato differenze tra consumatori e non consumatori. Gli autori sottolineano quindi che le prove disponibili non consentono di affermare con certezza che le bevande sportive aumentino il rischio di erosione dentale, anche se il loro contenuto acido resta un elemento di attenzione per i professionisti della salute orale.

Il capitolo carie resta aperto

Uno degli aspetti più interessanti dello studio riguarda il rapporto tra queste bevande e la carie dentale. Nonostante l’elevato contenuto zuccherino di molti energy drink e sport drink abbia spesso alimentato preoccupazioni tra dentisti e ricercatori, le prove scientifiche raccolte non consentono ancora conclusioni definitive. Per quanto riguarda gli energy drink, i risultati sono risultati contraddittori: uno studio ha individuato un’associazione significativa tra consumo frequente o elevato e maggiore prevalenza di carie, mentre un altro non ha osservato differenze statisticamente rilevanti. Nel caso degli sport drink, l’unico studio disponibile non ha evidenziato un aumento significativo del rischio di carie nei consumatori abituali. Gli autori ricordano che la carie è una patologia multifattoriale, influenzata non solo dagli zuccheri assunti, ma anche dall’igiene orale, dall’esposizione al fluoro, dalla composizione della saliva e da numerosi altri fattori comportamentali e biologici.

Qualità delle prove ancora debole

Un elemento fondamentale emerso dalla revisione riguarda la qualità delle evidenze disponibili. Sette dei dieci studi inclusi sono stati giudicati ad alto rischio di bias, mentre gran parte delle ricerche aveva un disegno trasversale, che non consente di stabilire rapporti di causa-effetto. La forte eterogeneità nella definizione dei consumi, nei metodi di valutazione clinica e negli strumenti utilizzati per misurare l’erosione dentale ha inoltre impedito ai ricercatori di effettuare una meta-analisi quantitativa dei risultati.

Prudenza, ma senza allarmismi

Le prove oggi disponibili, concludono gli autori, suggeriscono una possibile associazione tra consumo di energy drink ed erosione dentale, ma le evidenze restano limitate e di bassa qualità. Per le carie e per gli sport drink, invece, i dati sono ancora insufficienti o incoerenti per formulare conclusioni definitive. In altre parole, le bevande energetiche non possono essere considerate una minaccia certa per la salute orale, ma rappresentano un potenziale fattore di rischio soprattutto per l’integrità dello smalto dentale. Serviranno studi prospettici di maggiore qualità per comprendere meglio l’effettiva portata del fenomeno e individuare eventuali livelli di consumo realmente pericolosi.

Per approfondire:    

Association Between Consumption of Energy and Sports Drinks with Oral Health: A Systematic Review 

Nota: immagine generata con IA


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