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16 Luglio 2026

''Quel pasticciaccio brutto'' del riconoscimento in deroga dei titoli esteri

La CAO Nazionale torna a chiedere al Ministro e al Sottosegretario alla Salute di escludere gli odontoiatri dalla possibilità di esercitare in deroga al riconoscimento dei titoli esteri e all'iscrizione all'Albo


Dentista sfocato

Nata come misura straordinaria per fronteggiare, durante l'emergenza Covid-19, la carenza di personale sanitario nelle strutture pubbliche e accreditate, la normativa che consente ai professionisti sanitari laureati all'estero di esercitare in Italia senza il preventivo riconoscimento del titolo da parte del Ministero della Salute e senza iscrizione all'Ordine professionale è stata progressivamente prorogata negli anni successivi alla pandemia. Oggi la sua validità è stata estesa fino al 2029, trasformando di fatto uno strumento emergenziale in un regime derogatorio di lunga durata.

Il meccanismo previsto dalla legge consente ai professionisti interessati di presentare domanda alla Regione competente e di essere inseriti in appositi elenchi regionali, ottenendo così l'autorizzazione a esercitare come lavoratori dipendenti anche in assenza delle verifiche normalmente richieste dall'ordinamento italiano.

Proprio questa deroga ha acceso un confronto all'interno delle professioni sanitarie e, in particolare, nel mondo odontoiatrico. Da un lato le Regioni continuano ad avvalersi di uno strumento introdotto per garantire la continuità assistenziale, dall'altro, Commissioni Albo Odontoiatri e Ordini professionali denunciano l'assenza dei controlli previsti nel percorso ordinario, a partire dalla verifica dell'equipollenza dei titoli e dell'adeguata conoscenza della lingua italiana.

Fin dall'inizio era stato osservato come, per odontoiatri e igienisti dentali, non vi fosse alcuna carenza di professionisti tale da giustificare il ricorso alla deroga, evidenziando al contempo i rischi derivanti dall'assenza di controlli preventivi.

Nel luglio scorso, in Piemonte, grazie al lavoro della CAO di Torino e dell'Ordine delle professioni sanitarie, è emerso che molti iscritti nel registro regionale, soprattutto igienisti dentali, erano cittadini italiani in possesso di un titolo conseguito in Spagna, non riconoscibile in Italia a causa di un percorso formativo non sovrapponibile a quello della laurea triennale prevista nel nostro Paese. Poi il caso del finto dentista che solo dopo essere stato scoperto e denunciato si scoprii che aveva era iscritto al registro ed aveva presentato una documentazione falsa. 

Il caso emerso in Piemonte ha riportato il tema al centro del dibattito, sollevando interrogativi sull'opportunità di mantenere in vigore una misura emergenziale che, a distanza di anni dalla pandemia, continua a consentire l'esercizio professionale attraverso una semplice iscrizione negli elenchi regionali, al di fuori del tradizionale sistema di riconoscimento ministeriale e della vigilanza ordinistica.

Voci autorevoli raccolte da Odontoiatria33 riferiscono di una vera e propria "campagna di reclutamento" da parte di strutture odontoiatriche rivolta a professionisti stranieri laureati con titoli non riconosciuti in Italia, da impiegare nelle proprie strutture.

Più volte la CAO Nazionale e la FNOMCeO hanno chiesto al Governo di intervenire escludendo espressamente gli odontoiatri dall'applicazione della norma.

L'ennesima richiesta in tal senso è stata inviata ieri, mercoledì 15 luglio, dal presidente della Commissione Albo Odontoiatri nazionale, Andrea Senna, al Ministro della Salute Orazio Schillaci e al Sottosegretario di Stato Marcello Gemmato.

La disciplina – osserva Senna – è evidentemente calibrata sulla professione medica e su quella infermieristica, in considerazione soprattutto della carenza di personale nel Servizio sanitario nazionale. Il legislatore, del resto, non menziona mai la professione odontoiatrica, tutt'altro che in carenza, essendo caratterizzata da una platea di circa 65 mila professionisti che esercitano, nella stragrande maggioranza dei casi, in regime libero-professionale. Abbiamo inoltre notizia che, in alcune Regioni, odontoiatri con titoli esteri esercitino in deroga anche negli studi privati, ambito non ricompreso dalla legge, che fa sempre riferimento alle ‘strutture’. Per prevenire incertezze interpretative e disomogeneità applicative sul territorio nazionale, chiediamo quindi al Ministero un autorevole parere volto a escludere, senza margini di dubbio, la professione odontoiatrica dall'ambito applicativo della disposizione”. 




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