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27 Luglio 2015

Radiografia digitale Vs Radiografia tradizionale. Le differenze, cosa considerare nella scelta


Probabilmente, oggi, pochi di noi mentre scattiamo una foto con il nostro smartphone o la nostra camera digitale pensiamo al processo che un tempo serviva per sviluppare e poter guardare i nostri scatti. Vi ricordate il tempo che passava dalla consegna del rullino (o dell'ingresso nella nostra piccola camera oscura) al vedere i nostri risultati?

Lo stesso possiamo farlo nel settore dentale in tema di diagnostica per immagini quando si sviluppavano le lastrine con i liquidi necessari. Ovviamente ancora oggi è possibile farlo ed in alcuni studi ancora lo si fa.

Ma vale ancora la pena utilizzare le pellicole tradizionali? Esistono dei reali vantaggi, oppure ci si riferisce soltanto alla difficoltà di affrontare il cambiamento?

Provo a dare il mio parere partendo dal presupposto che alcuni dentisti, ancora oggi, non conoscono lo standard della radiografia digitale. Hanno il loro preconcetto ereditato dal collega, dall'amico o dal loro maestro. Nella migliore delle ipotesi è un pregiudizio legato ad un sistema visto 15 anni fa.

Cominciamo mettendo in relazione i sistemi digitali (Sensori e Sistemi ai Fosfori) con le pellicole tradizionali.

Per fare questo, non è necessario valutare solamente la qualità radiologica delle immagini ma risulta fondamentale considerare i pregi e i difetti di approcci e sistemi completamente differenti.

Nonostante ciò, un cenno molto sommario alla risoluzione mi sembra doveroso per capire meglio di cosa stiamo parlando.

La risoluzione di una radiografia si misura in coppie di linee per millimetro. La coppia di linee e' costituita da una linea bianca e una nera, in modo tale da formare il grigio.

Più grigi avrà la mia radiografia, più informazioni conterrà l'immagine.

Una pellicola tradizionale ha una risoluzione di circa 20 coppie di linee/mm. Di conseguenza questo sarà il nostro standard di qualità lungo il nostro confronto [ 2 (le linee)^20= 1.1 mln di grigi diversi].

Tuttavia, come dicevamo, la qualità è importante ma non e' tutto.

Oggi come oggi risulta difficile gestire una prassi come quella necessaria nello sviluppo tradizionale delle lastrine radiografice, in cui:

· Non esiste uno standard preciso: lo sviluppo di un'immagine dipende da troppi fattori (umidità, temperatura, stato dei liquidi, luce ecc ecc).

· Per non parlare dell'impossibilità di avere una copia dell'immagine che duri nel tempo e facilmente archiviabile e rintracciabile.

· Gli acidi, inoltre, negli anni rovinano superfici, camici e fanno perdere del tempo prezioso all'odontoiatra e ai suoi collaboratori e necessitato procedure di smaltimento.

· Le pellicole necessitano dei tempi di esposizioni - in media- doppi rispetto al digitale

Quanto riguarda i sistemi di videoradiografia invece?

Gli strumenti di radiologia digitale, nonostante i grandi meriti, presentano anch'essi dei limiti, che andremo a sviscerare adesso.

Partiamo dal sensore, che e' proprio il padre di questa categoria di strumenti.

La risoluzione dei sensori, fino a qualche anno fa, era nettamente inferiore alle pellicole, ma questi strumenti hanno dalla loro parte la velocità con cui si riesce ad ottenere l'immagine sul monitor.

Si tratta di un sensore Cmos collegato via Usb al pc, dunque successivamente allo scatto (con tempi di esposizione molto bassi: 0,08/0,20 sec) l'immagine impiega giusto qualche istante per essere disponibile. Gli ultimi modelli, inoltre, presentano persino una risoluzione uguale a quella delle pellicole, ma la maggior parte di essi di rado supera le 14 coppie di linee/mm.

Il contro di questi strumenti è senza dubbio :

• Lo spessore (da 3 a 5 millimetri) poco tollerato dai pazienti.

• Il filo che fuoriesce dalla bocca del paziente ed arriva sino al pc.

• La rigidità fisica che non permette di flettere lo strumento per arrivare fino a 7° e 8°.

• Fragilità (se cade per terra si guasta, il filo dopo qualche tempo potrebbe usurarsi).

• La maggior parte presenta una risoluzione inferiore alle pellicole tradizionali.

A causa di queste criticità, i capostipiti del digitale sono via via stati soppiantati dagli scanner ai fosfori.

Questi strumenti agevolano l'odontoiatra tradizionalista, poichè il protocollo da adottare per lo sviluppo dell'immagine è pressoché identico a quello della pellicola.

Lo scatto avviene effettuato su una lastrina fotosensibile al fosforo e successivamente sviluppata attraverso lo scanner.

• I tempi di esposizione sono molto più bassi rispetto alla pellicola, ma più alti rispetto al sensore.

• La lastrina da mettere in bocca risulta essere molto flessibile (alcune volte più flessibile e sottile della tradizionale)

• La lastrina può essere riutilizzata (fino a 1000 volte) e riacquistata

• Qualità dell'immagine mediamente più elevata del sensore e per alcuni strumenti più elevata della pellicola tradizionale (persino 22 coppie di linee/mm = 4,2mln di grigi diversi)

In ogni caso, quanto riguarda tutti i sistemi digitali, la svolta epocale che hanno apportato rimane la grande standardizzazione dei processi (l'immagine non viene influenzata da fattori esterni) e la possibilità' di archiviare le immagini, rendendole facilmente fruibili, condivisibili e soggette a backup.

Soltanto per questi fattori, passare al digitale rimane sempre un gran vantaggio ricordandosi che per utilizzare questi sistemi non è necessario sostituire il radiografico.

A cura di: Corrado Lagona, Specialista Digitale in Odontoiatria

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