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30 Novembre 2015

L'avanzamento maxillo-mandibolare è efficace nelle apnee notturne

di Redazione


Secondo uno studio pubblicato su Jama Otolaryngology-Head & Neck Surgery, i pazienti con apnee ostruttive del sonno più gravi hanno le maggiori probabilità di trarre beneficio dall'avanzamento maxillo-mandibolare.

La tecnica chirurgica, introdotta dal 1986 per il trattamento delle apnee ostruttive del sonno, è utilizzata da oltre 50 anni in chirurgia ortognatica per la correzione delle dismorfie dento-facciali. Il razionale d'uso è l'espansione dello scheletro facciale, che consente di mettere in tensione le strutture molli delle pareti faringee diminuendone o impedendone il collasso grazie al riposizionamento in avanti della lingua e all'irrigidimento delle strutture muscolari del collo, palato e faringe.

Inizialmente l'avanzamento maxillo-mandibolare veniva considerato un intervento piuttosto invasivo alternativo alla tracheotomia, ma diversi studi ne hanno successivamente proposto l'impiego come opzione chirurgica di prima linea nei pazienti con apnee ostruttive del sonno gravi, specie in coloro che hanno difficoltà a tollerare il trattamento con pressione positiva continua.

"Associare le caratteristiche pre-operatorie all'evoluzione post-operatoria potrebbe permettere la stratificazione dei pazienti contribuendo a selezionarli in base alle possibilità di ottenere un significativo miglioramento con l'avanzamento maxillo-mandibolare" spiega Soroush Zaghi della David Geffen School of Medicine presso la University of California Los Angeles, che assieme ai colleghi ha condotto una meta-analisi selezionando dalla letteratura 45 studi per un totale di 518 pazienti con apnee ostruttive del sonno sottoposti ad avanzamento maxillo-mandibolare.

"Abbiamo analizzato le modifiche degli indici apnea-ipopnea e di disturbo respiratorio, entrambe misure della gravità delle apnee ostruttive del sonno dopo l'intervento, scoprendo che l'avanzamento maxillo-mandibolare si associa a miglioramenti sostanziali dell'uno e dell'altro parametro" afferma il ricercatore, precisando che il beneficio è stato osservato in 512 persone su 518. Dai dati risulta inoltre che ad avere ottime possibilità di miglioramento delle apnee ostruttive del sonno dopo avanzamento maxillo-mandibolare erano i pazienti con indici apnea-ipopnea e di disturbo respiratorio elevati nonostante precedenti interventi chirurgici correttivi.

"I nostri dati consentono di concludere che l'avanzamento maxillo-mandibolare è un trattamento altamente efficace nelle apnee ostruttive del sonno, e che i pazienti con le forme più gravi tendono a beneficiare al massimo grado dell'intervento" dice Zaghi.

 
 

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