Il paziente cardiopatico è un soggetto affetto da malattie organiche del cuore e/o da disordini funzionali.
Queste patologie sono le più diffuse negli Stati Uniti e in molti altri paesi, compresa l’Italia, con una prevalenza in aumento nelle fasce di età più avanzata.
L’odontoiatra che nell’anamnesi riscontra una patologia cardiocircolatoria ha, in primo luogo, il dovere di:
- ottenere il maggior numero di informazioni relativamente alla patologia e alla terapia pregressa o in atto;
- assicurarsi che il paziente, anche il giorno dell’intervento, abbia assunto la terapia;
- misurare la pressione arteriosa per individuare soggetti ipertesi ignari di esserlo o pazienti ipertesi non compensati dalla terapia;
- eseguire un monitoraggio cardiocircolatorio durante la seduta odontoiatrica, eventualmente con la presenza in studio di un cardiologo, nei pazienti affetti da patologie cardiache gravi (cardiopatia ischemica), sottoposti a interventi a livello dell’apparato cardiocircolatorio (bypass), con problemi cardiocircolatori diagnosticati di recente, o in coloro che ne fanno richiesta perché, per esempio, particolarmente ansiosi.
Inoltre, l’odontoiatra che intende trattare pazienti cardiopatici, oltre a saper affrontare una emergenza cardiologica, deve saper differenziare i pazienti a rischio da quelli sui quali è invece possibile intervenire con ragionevole tranquillità.
| Malattie organiche del cuore | Disordini funzionali |
| malattie del miocardio (cardiopatia ischemica - cardiomiopatie) | ipertensione |
| malattie dell'endocardio | alterazioni del ritmo |
| malattie del pericardio | alterazioni del volume ematico |
| patologie valvolari |
| Protocollo di riduzione dello stress per pazienti compromessi dal punto di vista cardiocircolatorio |
appuntamenti brevi, preferibilmente al mattino quando il paziente è ben riposato e ha una maggiore |
| impiego di una anestesia locale profonda per minimizzare il discomfort causato dalla percezione del dolore |
sedazione cosciente pre e/o postoperatoria |
ottimo controllo del dolore postoperatorio |
La patologia cardiaca in atto (e/o il tempo trascorso dall'ultimo episodio acuto
Cardiopatia ischemica (angina, infarto)
- programmare appuntamenti di breve durata;
- utilizzare piccole quantità di vasocostrittore nell’anestesia locale;
- ricorrere alla sedazione cosciente preoperatoria o intraoperatoria;
- per prevenire un attacco di angina, consigliare al paziente di assumere una compressa di nitroglicerina sublinguale prima di ogni appuntamento;
- non eseguire trattamenti odontoiatrici nei primi 6 mesi successivi a un infarto del miocardio, ma limitarsi a trattare le situazioni di emergenza; l’intervento odontoiatrico deve essere risolutivo; prima di iniziare contattare il medico curante.
Anomalie congenite
- prevenzione dell’endocardite batterica se indicata.
Patologie valvolari
- prevenzione dell’endocardite batterica.
Ipertensione
- ottimo controllo dello stress e del dolore;
- sedazione cosciente e/o ipnosi.
Alterazione del ritmo e pacemaker
- monitoraggio cardiologico;
- evitare l’impiego di anestetici locali con vasocostrittore nei pazienti con aritmie refrattarie;
- i pacemaker e i defibrillatori automatici sono associati a un basso rischio di endocardite infettiva e non richiedono la profilassi antibiotica prima di un trattamento odontoiatrico;
- i vecchi pacemaker erano unipolari e potevano essere inattivati da dispositivi in grado di generare un campo elettromagnetico, come gli ultrasuoni e gli elettrocauteri;
- la maggior parte dei pacemaker impiegati oggi sono bipolari e non vengono influenzati dai piccoli campi elettromagnetici creati dagli strumenti odontoiatrici.
Trapianto di cuore
- inviare il paziente in strutture specializzate.
Il tipo di anestetico
Un altro argomento molto dibattuto e ancora controverso nella gestione odontoiatrica di un paziente cardiopatico è l’impiego di anestetici locali con vasocostrittori. La maggior parte degli Autori ritiene che:
- 2 o 3 tubofiale di lidocaina 2% con 1:100.000 di adrenalina (36-54 µg di adrenalina) sono ben tollerate dalla maggior parte dei pazienti ipertesi o con patologie cardiocircolatorie;
- i benefici apportati dalla vasocostrizione sono superiori ai potenziali rischi cardiocircolatori. Infatti, nei pazienti che ricevono un’anestesia locale senza vasocostrittore, spesso il controllo del dolore è significativamente ridotto se confrontato con il controllo del dolore nei pazienti sottoposti ad anestesia locale con adrenalina. Per questo motivo, i pazienti affetti da patologie cardiovascolari che ricevono un’anestesia locale senza vasocostrittore, potrebbero rilasciare una quantità di adrenalina endogena maggiore, in seguito alla comparsa di dolore, di quella somministrata con l’anestetico;
- somministrare l’anestesia locale con vasocostrittore permette di ottenere una profonda anestesia e un ottimo controllo del dolore; nei pazienti affetti da patologie cardiocircolatorie lievi o moderate l’unica precauzione consiste nell’aspirazione dopo l’introduzione dell’ago nei tessuti, per evitare l’iniezione intravascolare del vasocostrittore;
- l’impiego della sedazione cosciente è utile per diminuire lo stress e, nei pazienti cardiopatici, la riduzione del rilascio endogeno di adrenalina può essere più efficace nell’assicurare la stabilità emodinamica della somministrazione di anestetici senza vasocostrittore;
- la somministrazione esogena di vasocostrittori è controindicata nei pazienti con severa compromissione cardiovascolare (pazienti per i quali è spesso controindicato eseguire qualunque tipo di intervento odontoiatrico, se non in strutture specializzate);
- l’iniezione intralegamentosa di anestetico locale con vasocostrittore è una controindicazione assoluta nei pazienti con malattia cardiovascolare di grado severo, poiché gli effetti emodinamici sono simili a quelli osservati in seguito a iniezione intravenosa di adrenalina.
GdO 2008; 7: 32
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