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26 Settembre 2025

La gestione digitale dell’impianto post estrattivo

A colloquio con il dott. Roberto Molinari per capire i vantaggi clinici di un approccio digitale, la pianificazione digitale e le eventuali criticità


molinari

Tra le relazioni del Dentsply Sirona World apertosi ieri a Riccione, quella del dott. Roberto Molinari (nella foto) sulla gestione digitale dell’impianto post estrattivo. Abbiamo posto alcune domande per capire i vantaggi delle tecnologie digitali sull’implantologia e la riabilitazione protesica.

Dottor Molinari, quali sono i principali vantaggi clinici dell’approccio digitale nei casi di implantologia post-estrattiva rispetto ai protocolli tradizionali?

I principali vantaggi sono la maggiore precisione nella posizione implantare, la possibilità di valutare in anticipo la morfologia ossea e dei tessuti, e una gestione ottimale della fase protesica già in fase di pianificazione. Inoltre, l’approccio digitale consente di ridurre l’invasività chirurgica e di migliorare l’esperienza del paziente grazie a tempi operativi più rapidi e risultati estetici più prevedibili

In sintesi:

  • Precisione tridimensionale: il matching tra CBCT e scansioni ottiche consente di sapere con esattezza dove posizionare l’impianto in relazione non solo all’osso ma anche al futuro dente.
  • Preservazione dei tessuti: pianificazione guidata riduce la necessità di incisioni ampie → meno trauma chirurgico, guarigione più rapida, minore rischio di recessioni.
  • Protesi immediata predicibile: nei casi selezionati, è possibile avere un provvisorio già pronto e disegnato, rispettando estetica e funzione.
  • Riduzione complicanze: la pianificazione anticipata consente di evitare conflitti anatomici (es. forame mentoniero, seno mascellare).  

Come la pianificazione digitale (CBCT, impronte ottiche, software CAD) influisce sulla predicibilità e sulla riduzione dei tempi chirurgici?

La combinazione di CBCT e impronte ottiche permette di creare un modello tridimensionale estremamente accurato del caso clinico. Questo si traduce in una predicibilità molto più alta del posizionamento implantare e in una riduzione dei tempi chirurgici, poiché ogni fase è stata simulata e verificata in anticipo. La chirurgia diventa così più rapida, precisa e meno traumatica.

In sintesi:

  • CBCT + impronta ottica = twin digitale → il clinico lavora come se avesse un modello trasparente del paziente.
  • Riduzione tempi chirurgici: l’intervento diventa una “esecuzione guidata” di un progetto già testato virtualmente.
  • Ottimizzazione workflow: dal planning digitale deriva direttamente la progettazione della guida chirurgica e della protesi provvisoria, riducendo passaggi analogici e tempi di laboratorio.
  • Minor stress intraoperatorio: chirurgia più rapida = meno affaticamento per il team e meno tempo sotto anestesia per il paziente.  

Quali criticità o limiti riscontra ancora nell’adozione del flusso completamente digitale in implantologia post-estrattiva?

Le criticità riguardano soprattutto la curva di apprendimento, i costi iniziali di attrezzature e software e la necessità di un’integrazione perfetta tra i diversi sistemi digitali. Inoltre, non tutti i casi clinici possono essere gestiti esclusivamente in digitale: in presenza di difetti ossei estesi o di anatomie molto complesse è ancora necessario integrare il digitale con l’esperienza clinica e talvolta con protocolli analogici. Tuttavia, un’accurata diagnosi in fase iniziale dà la possibilità al clinico di selezionare i casi clinici potenzialmente trattabili attraverso un flusso di lavoro esclusivamente digitale.

In sintesi:

  • Curva di apprendimento: non è sufficiente il software, serve cultura digitale e conoscenza della biomeccanica implantare.
  • Compatibilità sistemi: non tutti i software “dialogano” tra loro (DS Core sta cercando di colmare questa frammentazione).
  • Costi iniziali: scanner, software, fresatori, stampanti 3D → investimento importante che non tutte le realtà possono sostenere.
  • Casi complessi: in difetti ossei estesi, il digitale non sostituisce la necessità di chirurgia rigenerativa avanzata e del giudizio clinico esperto.  

In che modo la collaborazione tra clinico e odontotecnico cambia con l’integrazione di piattaforme come DS Core e flussi chairside/labside?

La collaborazione diventa più stretta, immediata e trasparente. Piattaforme come DS Core consentono lo scambio in tempo reale di dati, immagini e progettazioni, riducendo errori di comunicazione e tempi di attesa. Il clinico e l’odontotecnico lavorano quasi come se fossero nello stesso ambiente, condividendo lo stesso “materiale digitale” del paziente, con un approccio realmente integrato e multidisciplinare.

In sintesi:

  • Condivisione in real time: piattaforme cloud (DS Core) eliminano ritardi di spedizione file o rischi di interpretazione.
  • Co-progettazione: odontotecnico partecipa alla fase diagnostica (es. definizione smile design, mock-up digitale) e non solo alla finalizzazione della protesi.
  • Flusso chairside/labside integrato: nei casi semplici si può finalizzare in studio (chairside), nei casi complessi si passa al laboratorio (labside) senza perdita di dati.  

Quali sviluppi tecnologici intravede nel prossimo futuro per migliorare la gestione dei tessuti molli e duri nei casi post-estrattivi digitali?

Mi aspetto una maggiore integrazione tra imaging e analisi predittiva, con software in grado di simulare non solo la parte ossea ma anche la risposta dei tessuti molli. Inoltre, l’evoluzione dei biomateriali personalizzati tramite stampa 3D e delle tecniche rigenerative guidate digitalmente permetterà una gestione sempre più precisa e individualizzata di ogni singolo caso.

In sintesi:

  • Software predittivi per tessuti molli: oggi simuliamo solo l’osso, presto potremo prevedere anche la maturazione gengivale e il profilo di emergenza.
  • Stampa 3D avanzata: biomateriali personalizzati per rigenerazione ossea, scaffold su misura.
  • Intelligenza artificiale: supporto decisionale per scelta diametro, lunghezza e posizione impianto, basato su big data.
  • Chirurgia aumentata: AR/VR (Augmented Reality/Virtual Reality) come supporto intraoperatorio per visualizzare in tempo reale le strutture anatomiche durante l’intervento.

L’implantologia guidata consente anche a chi non è un implantologo di inserire impianti. Trova questa affermazione giusta o sbagliata?

La guida chirurgica riduce certamente il margine di errore e rende l’inserimento più semplice, ma non sostituisce le competenze cliniche. È uno strumento che aiuta il professionista, ma non elimina la necessità di conoscere anatomia, biomeccanica e gestione delle complicanze. Quindi è una semplificazione utile, ma non un’alternativa alla formazione e all’esperienza clinica. Le "regole biologiche" rimangono un caposaldo fondamentale per la sopravvivenza a breve e a lungo termine dei sistemi impianto-protesici. Il clinico deve conoscere i concetti base attraverso i quali sarà possibile ottenere il successo finale cosa che di certo un software di chirurgia guidata non può dare.

In sintesi:

  • Vero in parte: la guida riduce errori di posizionamento, ma non sostituisce la competenza clinica.
  • Rischio percezione fuorviante: pensare che “chiunque possa posizionare un impianto” è pericoloso: occorre gestire complicanze, anatomie variabili, fattori biologici.
  • Conclusione bilanciata: la chirurgia guidata è un grande equalizzatore tecnico, ma non sostituisce la formazione; valorizza l’esperienza, non la elimina.  


Pubblicità: il clinico potrebbe aver ricevuto un compenso da Dentsply Sirona.


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