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01 Marzo 2011

L’ultima generazione

di Cosma Capobianco


Andrea Chiavarini, dentista padovano, ha dedicato un libro a Leonardo, intrecciando una trama romanzesca con l’eterno tema della ricerca dell’immortalità.
Com’è nato questo libro?
Avevo in mente la parte più fantastica del libro già da molto tempo. Un giorno di dieci anni fa, molto prima che impazzasse Dan Brown, grazie a uno speciale di Superquark dedicato a Leonardo da Vinci, ho trovato l’aggancio con la storia reale. Nella prima parte ho usato uno stile più da romanzo investigativo basato su documenti storici; nella seconda lo stile è più da cinema di fantascienza: più ricco di diaria reale. Nella prima parte ho usato uno stile più da romanzo investigativo basato su documenti storici; nella seconda lo stile è più da cinema di fantascienza: più ricco di dialoghi che di descrizioni. Ce n’è per palati diversi.
Ovvio che bisogna saper apprezzare gli abbinamenti e non essere dei puristi della tradizione. Chi apprezza Quentin Tarantino mi capirà.
La trama di “L’ultima generazione”?
Il protagonista del libro è Duccio Tinarelli, giornalista e critico d’arte, che va alla ricerca dell’affresco perduto “La battaglia di Anghiari” e si imbatte in quella che gli sembra la risposta che cercava.
Da qui inizia un’avventura guidata dagli indizi sparsi nelle opere di Leonardo. Il tema principale è l’immortalità, il desiderio continuo dell’uomo di sfuggire alla morte attraverso le sue opere o addirittura sfuggire alla morte biologica.
Ma Dan Brown è arrivato prima…
Purtroppo sì. Avevo finito la prima stesura nel 2001, dopo più di un anno di lavoro. Il titolo provvisorio all’epoca era “Il codice mancante”. Bruciato dal marketing devastante di Brown, ho messo il libro nel cassetto; solo dopo molti anni, su consiglio di un mio amico avvocato-scrittore, l’ho ripreso in mano, ho trasportato tutta la storia nel futuro, facendone un romanzo di fantascienza sui generis, perché si tratta solo del vestito e non della sostanza. Come si sa la fantascienza è ormai il genere cinematografico che vende di più, ma a livello letterario è quasi morta. è stata una bella sfida!
Perché intrecciare storia, scienza e fantascienza?
Avevo una tesi che, per essere letta, andava resa intrigante, non banalizzata, ma di facile comprensione.
Così ho costruito un racconto dal doppio passo, fantasia-fantascienza abbinata a documentazione storica e scientifica. Ho reso lo stile il più asciutto possibile e ho nascosto nelle citazioni e nelle metafore molti argomenti “pesanti”, trattati dai saggi di antropologia che ho studiato. Ho seguito il consiglio che un monaco tibetano diede a una scrittrice che voleva pubblicare un libro sulle sette buddiste: “La maggior parte delle persone interessate a questo argomento si assomigliano in tutto il mondo. Se si parla loro di verità profonde sbadigliano, o, se hanno il coraggio di farlo, se ne vanno. Se invece si raccontano loro favole assurde sono tutt’orecchi”.
Come ti sei documentato per scrivere il libro?
Ho letto molti saggi sulla vita di Leonardo, trovando conferme e smentite su una possibile caccia al tesoro di un suo manoscritto scomparso. Per più di un anno ho trascorso ogni ponte o vacanza nei luoghi di Leonardo e del suo biografo Giorgio Vasari, da Vinci a Parigi, da Vaprio d’Adda a Londra, passando per Roma, Arezzo, Firenze e Milano. Ho visionato i disegni originali o le copie, i dipinti e le abitazioni. Ho dovuto anche “molestare” alcuni privati che detengono queste proprietà altrimenti non visionabili.
Inoltre, per scrivere la trama, ho letto libri e riviste scientifiche, riportate poi nella bibliografia presente nel libro, che si può leggere pertanto come racconto o come saggio.
Tanta passione avrebbe meritato qualche soddisfazione in più…
Mi accontenterei che lo leggessero soprattutto i giovani e che stimolasse l’interesse verso l’argomento, ossia la vera natura di Leonardo come artista e poi, soprattutto, come scienziato, e non per le baggianate di Leonardo alchimista o massone. Che imparino a vedere oltre le semplici storie e a leggere tra le righe di una metafora che suggerisce come la vita sia un continuo divenire, dove l’uomo non è il centro dell’universo ma solo un anello, titolare quindi di diritti, ma anche di tanti doveri rispetto al mondo inteso come entità biologica.
E questo è il mio vero intento: spero che i ragazzi lo leggano e poi comincino a interessarsi al rapporto tra arte, scienza ed etica, a quello che l’uomo crede di essere in base alle sue azioni e quello che invece è realmente.
Poi, se avessi abbastanza successo, spenderei il mio nome per proporre una mia sceneggiatura, scritta per un film stavolta non di fantascienza.
cosma.capobianco@tin.it

 
 

GdO 2010;16

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