Signor Presidente Piero Grasso
Signore Senatrici, Signori Senatori
In merito alla presa di posizione della lobby dei lucranti sull'attività odontoiatrica, occorre immediatamente precisare gli aspetti di interessi contrapposti di chi, in realtà, sta manipolando le regole della concorrenza per trarne delle rendite di posizione a scapito di una reale libera concorrenza.
Infatti affinché la concorrenza produca i suoi effetti benefici, bisogna che tutti i concorrenti siano messi nelle medesime condizioni e che rispettino le stesse regole operative.
Invece queste cosiddette "cliniche" (che cliniche o casa di cura non sono, mancando esse dei requisiti richiesti dalla legge per essere definite tali, ma anche questo è puro marketing ingannevole per i cittadini) non hanno tutti quegli elementi che sono posti a tutela del cittadino.
Basti pensare, per il solo aspetto della responsabilità, al fatto che chi trae i benefici economici (la società) non risponde della responsabilità (che viene, per intero, ribaltata sull'odontoiatra), così pure per l'aspetto economico ad esempio in caso di chiusura: molte decine sono i casi di cittadini che hanno pagato (perché la principale modalità di pagamento accettata è il finanziamento) le cure in anticipo, ma poi la società ha chiuso e i cittadini si sono trovati a dover far fronte ad oneri finanziari (anche in questo caso la responsabilità viene ribaltata sui medici odontoiatri che sono portati a completare, a loro spese, le cure che avevano iniziato presso la "clinica").
Riguardo poi al fatto che sarebbero "centri low cost", trattasi di una leggenda metropolitana: basta andare oltre il singolo "prezzo civetta" e si scopre che le cifre richieste per le terapie sono tutt'altro che low cost rispetto alla rete degli studi dei liberi professionisti.
Anche dal punto di vista del gettito fiscale, per lo Stato, sono un pessimo affare: infatti a fronte di un volume d'affari di circa il doppio (tra una "clinica" e uno studio libero professionale), il gettito è meno della metà; inoltre il ritorno economico per i medici odontoiatri che là lavorano è in media paragonabile a quello di una babysitter.
Per ultimo, e più importante, l'emendamento proposto tende a far rispettare, appieno, la legge. Infatti, come è a Voi noto, lo svolgimento della professione intellettuale in forma societaria era proibito per legge (23 novembre 1939, n. 1815 e successive modificazioni). Per permettere tale possibilità il legislatore (puntualizziamo che si tratta di svolgimento di attività regolamentata perché incidente su un bene Costituzionalmente tutelato: la salute) ha "svolto il tema" emanando una legge (n.183 del 12 novembre 2011) con la quale si precisavano i requisiti necessari a far si che una società possa iscriversi all'Ordine professionale che è quell'istituzione, ausiliaria dello Stato, posta, tra altri, a tutela del bene salute dei cittadini (Corte Costituzionale n.405 del 24 ottobre 2005). Attraverso quella legge il legislatore ha inteso equilibrare i possibili contrasti di chi (medici) devono avere un primato nell'etica dei comportamenti e chi (società di capitali) deve produrre utili economici; equilibrio che viene artatamente driblato da queste "cliniche" che fatturano ai cittadini prestazioni sanitarie (esenti IVA) non svolte da loro, ma da altri soggetti (possessori di una propria partita IVA: i medici odontoiatri).
Quindi libera concorrenza si, no a una deregulation (contraria allo spirito delle norme e dei principi) che danneggia i cittadini e gli altri operatori del settore: questo è l'obiettivo dell'emendamento.
Alessandro Staffelli - Presidente AIO Lombardia
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