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29 Febbraio 2012

Pc, tablet e smart phone non devono pagare il canore Rai

di Francesca Giani


La Rai fa marcia indietro sulla richiesta di pagamento del canone speciale - quello cioè che si applica al di fuori dell’ambito familiare - che nei giorni scorsi era stata recapitata a professionisti e imprese, anche se in studio o in azienda non è presente nessun apparecchio Tv. Una decisione che è arrivata dopo la protesta di varie associazioni, a seguito dell’intervento del ministro per lo Sviluppo economico.
Punto di partenza dell’operazione della Rai era stata un’interpretazione del regio decreto del 1938, che aveva istituito la tassa, secondo cui sarebbe tenuto al pagamento del canone speciale chiunque sia in possesso di un apparecchio “adatto o adattabile alla ricezione di trasmissioni radiotelevisive”.
E siccome, complice il progresso tecnologico, si può vedere la Tv anche attraverso la rete, gioco forza sono finiti nel mirino della Rai tutti i dispositivi, dal Pc al tablet, che si connettono a Internet. Una situazione tutt’altro che banale visto che l’importo minimo del canone speciale parte da poco più di 200 euro per arrivare, in contesti aziendali complessi, a 6000 euro l’anno. La marcia indietro è stata resa possibile da una interpretazione della norma del 1938 da parte del ministero dello Sviluppo economico che esclude tali strumenti dal pagamento del canone. Tra le motivazioni, il fatto che il provvedimento avrebbe rischiato di mettere in discussione lo sviluppo tecnologico e digitale su cui il Governo, con il decreto Semplificazioni, sta puntando.

Confermato, comunque, l'obbligo per tutti gli apparecchi predisposti alla ricezione dei canali televisivi, per esempio i computer dotati di scheda tv o gli schermi piatti lcd, che possono essere appesi in sala d'attesa.

 
 

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