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12 Gennaio 2026

Privacy, Consenso Privacy e Consenso Informato

Le tre parole chiave che i professionisti non possono confondere per gestire i dati dei propri pazienti. Non si tratta solo di burocrazia, spiega l’avvocato Giuseppe Virgallita


Consenso compilazione 02

Con l’entrata in vigore del Regolamento UE 2016/679 (GDPR), la gestione dei dati personali in ambito sanitario è diventata una questione cruciale. Non si tratta solo di burocrazia: è un tema che tocca la fiducia tra paziente e professionista, sottolinea l’avvocato Giuseppe Virgallita docente di diritto dell’informatica in un approfondimento sul mensile online Simareview.

Nonostante questo la confusione tra informativa privacyconsenso privacy e consenso informato è ancora molto diffusa.“La differenza tra questi tre documenti è fondamentale, ma spesso non è chiara né ai professionisti né ai pazienti”, spiega l’avvocato Virgallita. “Questa incertezza genera non poca preoccupazione, soprattutto in chi deve garantire la conformità normativa”.

Informativa privacy: il principio di trasparenza

Il GDPR impone ai professionisti sanitari di fornire un’informativa chiara e accessibile, che spieghi finalità e modalità del trattamento dei dati. “Non basta raccogliere il consenso: il paziente deve essere pienamente consapevole di come i suoi dati vengono gestiti”, sottolinea l’avvocato. L’informativa deve contenere elementi essenziali come identità del titolare, finalità del trattamento, periodo di conservazione e diritti dell’interessato.

Consenso privacy: quando serve davvero

Contrariamente a quanto si pensa, il consenso non è sempre necessario. “Per le finalità di cura, il professionista non deve richiederlo”, chiarisce l’avvocato. “Ma per trattamenti che esulano dalla cura – come app sanitarie, fidelizzazione o marketing – il consenso deve essere esplicito, libero e revocabile”. Il Garante ha ribadito che il consenso deve essere inequivocabile e mai confuso con il consenso informato.

Consenso informato: un’altra storia

Il consenso informato non riguarda la privacy, ma l’autorizzazione alle cure. È disciplinato dalla Legge 219/2017 e serve per informare il paziente su diagnosi, rischi e alternative terapeutiche. “È lo strumento che autorizza il professionista a intervenire, consapevole delle sue responsabilità civili e penali”, ricorda l’avvocato Virgallita.

Organigramma Privacy nello Studio

Il GDPR definisce ruoli chiari: titolare, responsabile, incaricati e interessati. In alcuni casi, anche il DPO e l’amministratore di sistema. “Ogni figura deve essere formata e operare nel rispetto delle regole”, conclude l’avvocato, consigliando di affidarsi a consulenti esperti per evitare errori. 

A questo link l’approfondimento dell’avvocato Giuseppe Virgallita su Simareview. 


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