I dati reali, in particolare quelli sanitari, sui migranti sono molto diversi da certe rappresentazioni narrative molto diffuse ma spesso costituite da una serie di luoghi comuni; numeri e informazione di prima mano sono stati invece diffusi in un'importante iniziativa che si è svolta nei giorni scorsi a Palermo, il convegno "Migranti e salute: tra prevenzione, cura e fake news".
Organizzato nella sede dell'Ordine dei medici di Palermo e accreditato Ecm, l'evento ha riscosso una grande e qualificata partecipazione; come spiega il responsabile scientifico Piernicola Garofalo, endocrinologo presso l'Azienda Ospedali riuniti Villa Sofia-Cervello di Palermo, "poteva presentarsi scivoloso nei termini ma è stato molto solido nei contenuti e ha fornito i numeri che riteniamo inchiodino molti luoghi comuni, mostrando che la supposta minaccia alla salute dei migranti non trova riscontro nei fatti".
Si è così evidenziato che l'incremento negli ultimi anni degli immigrati residenti in Italia è stato solo dello 0,3%, che solo uno su cinque proviene dall'Africa, che sono prevalentemente cristiani e che non sottraggono risorse economiche al nostro paese: i dati Istat dicono che il saldo globale è positivo per l'Italia.
Dal punto di vista sanitario, non è vero che gli immigrati portino nuove malattie, come Tbc, Hiv o epatiti; generalmente non si ammalano per cause pregresse ma solo durante il soggiorno in Italia, per le condizioni di vita e il mancato accesso alle cure.
In questo scenario, cosa possono fare i medici?
Garofalo si richiama al giuramento di Ippocrate e rivendica il ruolo autonomo competente e responsabile dei medici nei confronti della salute: "Non dobbiamo aspettare il decreto amministrativo di un assessore o di un ministro, abbiamo già un mandato specifico di curare tutti quelli che ne hanno bisogno; l'invito ai colleghi è di andare oltre alle tentazioni strumentali che possono venire dall'appartenenza a una parte politica piuttosto che a un'altra... anche a noi può capitare di perdere l'identità etica e deontologica, fatta quindi di valori e di obblighi professionali".
Ma può succedere che gli immigranti non abbiano la padronanza della lingua italiana e non conoscano le possibilità di assistenza e cura garantite loro dal Sistema sanitario nazionale.
"Il medico e tutti gli operatori sanitari - sostiene Garofalo - devono trovare il tempo e il modo di essere il più possibili accoglienti e disponibili per abbassare un po' le barriere che spesso trovano anche i pazienti italiani e devono anche imparare a essere buoni informatori, per chiarire a tutti i pazienti, e in particolare a quelli in difficoltà, quali sono i loro diritti e quali sono le possibilità di cura".
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