lo studio del Dipartimento di Medicina e innovazione tecnologica dell’Insubria di Varese pubblicato su Frontiers in Immunology
Individuare una strategia vincente di vaccinazione terapeutica contro il carcinoma del cavo orale: è l'obiettivo di una nuova ricerca dell’Università dell’Insubria pubblicata sulla prestigiosa rivista del settore biomedico “Frontiers in Immunology”.
L’articolo è intitolato “Novel vaccination strategies based on optimal stimulation of CD4+ T helper cells for the treatment of oral squamous cell carcinoma” (lo trovate a questo link) ed è firmato dai docenti del Dipartimento di Medicina e innovazione tecnologica Lorenzo Azzi, ricercatore, odontoiatra e patologo orale, e Greta Forlani, direttrice della cattedra di Patologia generale e del laboratorio di Patologia generale e immunologia “Giovanna Tosi”. Vi sono riportati i risultati di uno studio istopatologico e pre-clinico per risvegliare il sistema immunitario contro la neoplasia maligna più frequente e invalidante del cavo orale.
Lo studio dall’approccio fortemente multidisciplinare, ha coinvolto i gruppi di ricerca dell’Odontostomatologia, della Patologia generale e immunologia, dell’Anatomia patologica e dell’Otorinolaringoiatria dell’Università dell’Insubria.
“Con oltre 300.000 casi diagnosticati nel mondo ogni anno, il cancro della bocca rappresenta uno dei tumori più frequenti nell’uomo, anche se meno conosciuto di altri - spiega il dottor Azzi -. Nonostante i recenti progressi della chirurgia e della medicina oncologica, come l’introduzione dell’immunoterapia, la prognosi di sopravvivenza per questo tumore rimane stabile da decenni senza significativi miglioramenti attestandosi intorno al 50-60%. Diventa quindi indispensabile individuare nuove strategie terapeutiche che possano migliorare sia il trattamento che la prevenzione delle recidive di questa pericolosa neoplasia”.
“Questo studio è in continuità con altre ricerche che il nostro gruppo conduce da anni in ambito pre-clinico su diverse tipologie di tumore”, afferma la professoressa Forlani. “In particolare, abbiamo individuato una strategia immunologica che permette il reclutamento di una particolare popolazione di linfociti, i cosiddetti linfociti T helper, nel tessuto tumorale con conseguente riconoscimento del tumore e attivazione di altri linfociti, denominati T citotossici, che saranno responsabili dell’uccisione delle cellule neoplastiche. È come se il nemico (il tumore) venisse reso più riconoscibile dagli ufficiali dell’esercito (i T helper) che decideranno di reclutare i soldati e le armi più adatte all’eliminazione dello stesso”.
La nuova strategia si basa sulla modificazione delle cellule tumorali in modo che vengano forzate a mostrare ai linfociti T helper i loro antigeni tumorali, che durante la crescita della neoplasia vengono spesso nascosti.
La tecnica utilizzata consiste nell’introduzione nelle cellule tumorali nel gene Ciita, scoperto da Roberto Accolla, professore emerito di Patologia generale dell’Università dell’Insubria. Il tumore, così modificato, esprime dei recettori, le molecole Hla di classe II, che veicolano gli antigeni tumorali nascosti sulla superficie cellulare per il riconoscimento da parte dei linfociti T helper, scatenando così una risposta immunologica capare di rigettare il tumore o di contenerne fortemente la crescita.
Si tratta di una nuova strategia che si potrebbe definire di “vaccinazione terapeutica” e che nel caso del cancro orale potrebbe essere praticata direttamente nel tessuto patologico in quanto localizzato in una zona facilmente accessibile. Questa strategia potrebbe portare ad un radicale potenziamento delle terapie immunologiche, frontiera più recente nell’ambito della ricerca oncologica.
A cura di: Università degli Studi Insubria
Photo Credit: Università Insubria
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