Abbiamo approfondito il tema del Congresso SIdP con il suo presidente. Trombelli: fare la cosa giusta, nel paziente giusto, al momento giusto: questa è la vera sfida del “Less is more”
l tema “Less is more”, scelto come filo conduttore dell’ultimo Congresso SIdP appena concluso, non nasce come uno slogan accattivante ma come una presa di posizione culturale, una riflessione profonda sul presente e sul futuro dell’odontoiatria. A chiarirlo ad Odontoiatria33 è il professor Leonardo Trombelli (nella foto), presidente della Società Italiana di Parodontologia e Implantologia (SIdP), che nel corso di una chiacchierata telefonica ha ricondotto il significato del Congresso a un concetto chiave della medicina moderna: l’appropriatezza.
“In medicina appropriatezza vuol dire fare bene la cosa giusta nel paziente giusto al momento giusto, che non necessariamente è la cosa eccellente”. Una affermazione che sposta l’attenzione dalla prestazione in sé, al percorso decisionale che la precede.
Eccellenza sì, ma non come valore assoluto
La distinzione tra eccellenza e appropriatezza la fornisce direttamente il prof. Trombelli chiarendo che l’odontoiatria di alto livello resta un patrimonio imprescindibile della SIdP, ma non può diventare un automatismo. “L’eccellenza assunta come valore da mettere in campo sempre e comunque non si allinea automaticamente al concetto di appropriatezza, e soprattutto non considera il valore del patient engagement nella costruzione e condivisione del piano terapeutico”.
Da qui la scelta di costruire il Congresso su due percorsi paralleli e di pari valore formativo: quello tradizionale dell’eccellenza clinica supportata dall’evidenza scientifica, e quello dedicato all’“efficacia nella sostenibilità”.
Una scelta che rispecchia l’evoluzione della Società Scientifica e dei suoi iscritti. “SIdP è infatti pronta a delineare non solo traiettorie terapeutiche di eccellenza che presuppongono un profilo professionale specifico e sono rivolte a un paziente ben selezionato, ma a dettare anche soluzioni di trattamento più semplici e sostenibili ma di comprovata efficacia clinica intercettando così un bisogno formativo di una larga parte dei soci”, osserva il presidente, ricordando che oggi oltre la metà degli iscritti ha meno di quarant’anni e un terzo è costituito da igienisti dentali.
Less is more come esercizio di pensiero clinico
Il cuore del messaggio “Less is more” non è la semplificazione, ma il recupero del ragionamento clinico individuale. “Fare la cosa giusta presuppone una considerazione attenta al profilo e ai bisogni di cura di quel particolare paziente in quel particolare momento”, sottolinea Trombelli, richiamando il rischio della standardizzazione delle cure.
L’età del paziente, la sua biologia, le comorbidità e la prognosi impongono scelte diverse nel tempo. È una visione che rifiuta gli automatismi e invita il professionista a valutare il bisogno reale, sfuggendo alle mode, pressioni commerciali o disponibilità tecnologica.
Meno invasività, più beneficio per il paziente
Dal punto di vista del paziente, il “Less is more” si traduce prima di tutto in minore invasività e maggiore proporzionalità e sostenibilità delle cure. “La riabilitazione protesica deve avere un’indicazione principe, che è quella di sostituire uno o più elementi dentari mancanti o con prognosi oggettivamente infausta”, ricorda Trombelli, evidenziando come questa apparente ovvietà sia oggi tutt’altro che scontata.
Non a caso cita il warning dell’American Academy of Periodontology: “Attenzione, stiamo perdendo di vista la possibilità di mantenere i denti nel lungo periodo con una terapia parodontale appropriata”. Un richiamo che invita a una riflessione critica sull’uso, e talvolta sull’abuso, di terapie complesse quando alternative meno invasive sono clinicamente valide.
Decisione condivisa e responsabilità professionale
Il “Less is more” passa anche da un diverso rapporto con il paziente. “Non esistono malattie ma pazienti, e il paziente non deve mai essere considerato un cliente”, afferma con decisione il presidente SIdP. Uno dei punti centrali emersi durante il Congresso è l’importanza di presentare sempre più alternative terapeutiche. “Il paziente dovrebbe diffidare di chi non propone quantomeno soluzioni alternative, perché quasi mai ne esiste una sola realmente possibile”.
Questo approccio, spiega, favorisce la trasparenza e apre la strada alla decisione condivisa. “Nel momento in cui io ti do varie soluzioni, ti sto chiedendo insieme a me di trovare quella migliore per te”. Una condivisione che responsabilizza il paziente e tutela il clinico, allineandosi ai principi della medicina moderna.
Tecnologia e materiali
Anche tecnologie e materiali devono essere ricondotti all’interno del paradigma dell’appropriatezza. “La innovazione tecnologica rappresenta indubbiamente una risorsa di grande valore per la professione. Tuttavia, le modalità del suo impiego devono essere valutate in funzione dell’effettivo beneficio operativo, evitando che si traduca in un elemento di complessità".
Lo stesso vale per i materiali. "I biomateriali costituiscono oggi una risorsa strategica e imprescindibile per l’evoluzione della pratica clinica, offrendo opportunità concrete di miglioramento degli esiti terapeutici e di ampliamento delle opzioni di trattamento. In questa prospettiva, il principio del ‘less is more’ non va inteso come una limitazione, ma come un richiamo all’appropriatezza: il valore dei biomateriali si esprime pienamente quando il loro impiego è guidato da indicazioni cliniche precise e da una corretta selezione dei casi”.
Il ruolo delle Società scientifiche nella formazione
Un passaggio centrale della chiacchierata riguarda il ruolo della formazione. Per il presidente Trombelli non ci sono ambiguità: “La responsabilità della formazione promossa da SIdP si fonda sul principio di autonomia e indipendenza, elementi imprescindibili per garantire qualità, rigore metodologico e credibilità dell’informazione clinica. Questo ruolo si struttura attraverso percorsi educativi basati sull’evidenza scientifica, sulla valutazione critica della letteratura e sulla definizione di raccomandazioni condivise”. Una posizione, spiega, che punta a ridurre il conflitto d’interessi e a rafforzare l’autorevolezza scientifica delle indicazioni cliniche.
“In tale contesto, il contributo delle Aziende rappresenta un supporto rilevante, in particolare per quanto riguarda lo sviluppo tecnologico e la disponibilità di soluzioni in grado di migliorare efficacia e sicurezza delle cure. La relazione tra SIdP e Aziende del settore rappresenta per me una collaborazione virtuosa, in cui l’industria è componente imprescindibile dell’innovazione tecnologica, ma la responsabilità della formazione e dell’indirizzo culturale resta saldamente in capo alla società scientifica”, sottolinea il prof. Trombelli.
Salute orale e salute generale
Nel ragionamento del prof. Trombelli, il “Less is more” non riguarda solo la singola scelta clinica, ma si dovrebbe inserire in una visione più ampia di salute pubblica, in cui l’odontoiatria deve rivendicare il suo ruolo pienamente medico, sottolineando la difficoltà di far riconoscere il valore sistemico della salute orale.
Nonostante decenni di evidenze sul legame tra malattia parodontale e patologie sistemiche – dal diabete alle malattie cardiovascolari – il rischio è che la relazione resti confinata all’ambito odontoiatrico, dice Trombelli. “Se non inseriamo, ad esempio, lo screening odontoiatrico nel PDTA diabetologico, non riusciremo a impattare in modo operativamente efficace sulla salute generale del soggetto diabetico”, afferma aggiungendo: “senza un’integrazione formale della diagnosi e trattamento parodontale nei percorsi di cura, il rapporto tra salute orale e salute generale fatica a tradursi in pratica clinica condivisa”.
In questo scenario, il ruolo della SIdP rimane strategico, sottolinea il suo presidente. Da un lato, nel promuovere ricerca e formazione basate sull’evidenza, dall’altro nel dialogare con le istituzioni e nel lavorare affinché la prevenzione orale diventi parte integrante delle politiche sanitarie. È una visione che guarda anche e soprattutto ai cittadini. “È bene lavorare anche in una logica bottom‑up -spiega il presidente SIdP- perché una maggiore consapevolezza della popolazione può favorire un cambiamento più rapido e concreto rispetto ai tempi del decisore politico”.
Il “Less is more”, in questa prospettiva, diventa una leva per riaffermare il valore della salute orale come componente essenziale della salute generale, restituendo all’odontoiatria una piena dignità medica e sociale.
Il successo del Congresso e la forza della PeriocommUnity SIdP
Il successo del Congresso, confermato da oltre duemilasettecento presenze e dalla partecipazione attiva dei giovani, racconta una Società scientifica in piena salute ma anche in trasformazione. Format innovativi come la Perio Arena, gestita da SIdP Giovani, e l’attenzione alla rappresentanza di genere non sono dettagli organizzativi, ma segnali culturali.
Come sintetizza il presidente Trombelli, l’obiettivo della sua presidenza è costruire una vera “Perio commUnity”, una comunità capace di produrre innovazione, formazione, ricerca e visione, parlando con credibilità ai professionisti, ai pazienti e al sistema sanitario.
E concludendo la chiacchierata, Trombelli torna sul conetto “Less is more”. “Non è una rinuncia, ma un’assunzione di responsabilità. È l’invito della Società Italiana di Parodontologia e Implantologia a promuovere un’odontoiatria sempre più consapevole, appropriata e sostenibile, orientata prioritariamente alla tutela della salute del cittadino. Un approccio che valorizza le migliori evidenze scientifiche e le innovazioni disponibili, applicandole in modo mirato e responsabile, laddove possano garantire un reale beneficio clinico”.
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