Jerago con Orago è un piccolo comune dell'Insubria, propaggine settentrionale della Padania (il paese di Umberto Bossi dista 30 km). Il sindaco è Giorgio Ginelli, classe 1960, eletto alla guida di una lista civica orientata a centrodestra ma non legata ad alcun partito.
Quali sono le motivazioni che ti hanno fatto entrare in politica?Avevo 16 anni e, su indicazione del parroco e per tradizione familiare, mi iscrissi alla Dc, impegnandomi negli organi di rappresentanza studentesca. Ho sempre ritenuto che far politica fosse un modo per rendere un servizio alla mia comunità, ascoltando il bisogno della gente e operando per cercare di soddisfarlo mettendomi a disposizione degli altri con gratuità.
E dopo tanti anni, che bilancio trai? Sono convinto che nonostante tutto, la politica sia lo spazio privilegiato per cercare di raggiungere il bene comune. Ho vissuto nella prima repubblica e ritengo che anche la seconda sia giunta al capolinea. I partiti e gli schemi elettorali sono profondamente cambiati, nel passaggio dal sistema proporzionale al maggioritario, nelle loro aggregazioni formali, ma non nella sostanza. La società formula nuove esigenze che la politica-partitica deve cogliere, ma non vedo segnali incoraggianti.
Tuttavia sono convinto che si possa ripartire nel modo giusto ascoltando i cittadini e ritrovandone la rappresentanza. Il mio ragionamento è basato sul ruolo di sindaco, eletto direttamente dal popolo: un politico che si occupa della polis, che non fa parte della casta, conscio di essere ufficiale di governo, vertice dell'amministrazione ma, soprattutto, cittadino tra cittadini.
Che effetto ha avuto sulla tua vita privata e professionale? Conduco il mio studio in un altro paese da 22 anni e l'attività è stata riorganizzata nell'ottimizzazione dei tempi. Ringrazio le mie collaboratrici che già temono la prossima campagna elettorale. Separo la professione dal ruolo istituzionale, anche se a volte non è facile!
Ho due figli maggiorenni con cui a volte mi confronto. Mia moglie si è quasi abituata al ruolo di first lady, anche se non tollera ancora i numerosi impegni durante le serate e i weekend che hanno profondamente modificato la nostra vita privata. Il tempo da dedicare a un ente pubblico che amministra 5125 cittadini è molto e poi bisogna acquisire competenze giuridico-amministrative e dimestichezza con le procedure burocratiche che non fanno parte del bagaglio accademico di un dentista.
La prima cosa che faresti da premier? Sono tante e tutte urgenti: la riforma della Pa per tagliare spese inutili, sprechi e alleggerire il carico fiscale. Da sindaco, riforma del patto di stabilità interno che penalizza i comuni virtuosi come il mio.
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