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13 Luglio 2012

L'odontoiatria pubblica che funziona

di Norberto Maccagno


Arriva dalla visita al Dipartimento di scienze odontostomatologiche dell'Università Sapienza di Roma la conferma di come l'odontoiatria pubblica può funzionare bene. Si tratta del più grande Dipartimento di odontoiatria in Italia al quale collaborano cinquanta docenti, di cui trentanove strutturati. Oltre 50 mila le prestazioni effettuate nel 2008 in crescita nel primo semestre del 2009. Parte di rilievo del Dipartimento oltre ai Corsi di laurea in Opd e Igiene dentale (Sapienza ha un polo d'Igiene dentale sul Policlinico, un polo su Latina e un terzo polo a Isernia) anche la formazione post laurea che si compone delle Scuole di specializzazione, di 10 master di II livello, 2 master di I livello, 4 corsi di formazione e alta formazione. L'assistenza odontoiatrica fornita dal Policlinico di Roma è inserita come Area autonoma all'interno di un più ampio Dipartimento "Testa-Collo" che comprende anche le specialità di Otorino e Oculistica.
A dirigere il tutto la professoressa Antonella Polimeni.

Professoressa Polimeni come è organizzato il Dipartimento?
Per quanto riguarda l'Odontoiatria, sono compresi tutti i servizi che coprono a 360 gradi le specialità odontoiatriche dalla clinica odontostomatologica alla protesi, alla chirurgia orale, dalla conservativa e dall'endodonzia alla gnatologia, all'ortognatodonzia e all'odontoiatria pediatrica. Abbiamo un servizio di day hospital, dove sono seguiti i pazienti "fragili" che hanno patologie sistemiche sotto il monitoraggio dell'anestesista, e il servizio di sala operatoria, cui afferiscono i pazienti delle strutture di odontoiatria pediatrica oltre a quelli di clinica e di chirurgia orale.
Fornite quindi qualsiasi tipo di prestazione odontoiatrica?
Si, qualsiasi tipo di prestazione compresa nei Lea, ma stiamo lavorando per ampliare l'offerta ad alcune prestazioni al di fuori di essi; per questo abbiamo attivato un gruppo di lavoro ad hoc. Stiamo lavorando su una formula mista pubblico-privato per fornire una serie di prestazioni a pagamento per coloro che non rientrano nei Lea. Con questi fondi potremo finanziare nuove attività del Dipartimento.
Chi può accedere ai vostri servizi?
Tutti i pazienti in età pediatrica quindi fino a 14 anni; i pazienti che hanno l'esenzione per motivi di reddito e salute e tutti quelli che vogliono avere una visita odontoiatrica completa pagando un ticket. Per le protesi, gli impianti inclusi o gli apparecchi ortodontici, coloro che ne hanno diritto corrispondono esclusivamente il costo del laboratorio e/o del materiale.
Le cliniche universitarie si offrono per assistere i pazienti Lea e, a pagamento, gli altri. Può essere una rivoluzione per l'odontoiatria italiana, non positiva per i dentisti privati.
Già oggi molte cliniche universitarie offrono prestazioni in solvenza diretta da parte dei pazienti. La proposta avanzata durante lo scorso Collegio dei docenti è basata sul buon senso. Il 50% della popolazione non si rivolge all'odontoiatra. Gli studenti devono fare didattica professionalizzante, le strutture universitarie hanno ambulatori attrezzati, quindi, perché le cliniche universitarie non dovrebbero farsi carico di parte dell'assistenza pubblica? La proposta non vuole essere destabilizzante. Oggi l'assistenza pubblica è carente principalmente per la mancanza di strutture. Coinvolgendo l'Università si potrebbe aumentare l'assistenza, offrire prestazioni di qualità e favorire la formazione (anch'essa di qualità) degli studenti. Ricordo che portando il Corso di laurea in odontoiatria a sei anni, l'ultimo anno sarà quasi interamente dedicato all'attività didattica su paziente. Non penso che la professione sia danneggiata da questo, anzi, i nostri laureati potranno entrare nel mondo del lavoro con standard di formazione sempre più elevati. Questo non può che far bene alla professione e ai nostri pazienti-utenti-clienti.
Da voi già oggi i pazienti sono seguiti dagli studenti?
Gli studenti che devono espletare l'attività pratica professionalizzante seguono pazienti sotto il tutoraggio dei docenti strutturati con il supporto anche dei dottorandi, degli assegnisti e degli specializzandi delle scuole in chirurgia orale e in ortognatodonzia. La pratica diretta sui pazienti è uno degli aspetti fondamentali della formazione dei futuri odontoiatri e qui alla Sapienza è uno dei punti cardine.
Parliamo di Scuole di specializzazione. Ha senso attivarle quando, in realtà, non sono vincolanti per l'esercizio della professione odontoiatrica?
Ritengo che i diplomi di specializzazione permettano di dare all'odontoiatra generalista la possibilità di approfondire discipline definite. La contingenza che poi ha consentito la richiesta di ampliamento della gamma di specialità nell'area odontoiatrica sappiamo bene essere collegata alla sentenza del Consiglio di stato che prevedeva il possesso del titolo di specialista per accedere ai concorsi per i ruoli del Ssn. L'attivazione dei nuovi corsi di specializzazione, come sa, ancora in fase di definizione, avverrà in base alla verifica di volumi assistenziali e requisiti strutturali. E come vede, torniamo alla questione della necessità di integrare formazione universitaria con assistenza pubblica.
Lei è un autorevole esponente del mondo universitario. In questi giorni il Governo dovrebbe presentare la riforma dell'università indicata dal ministro Gelmini. Che cosa ne pensa?
Da quanto si è appreso il disegno di legge che sarà portato al Consiglio dei ministri parte da una linea di governance che prevede una centralizzazione delle strutture dipartimentali che si dovranno fare carico non solo della ricerca, come avviene oggi, ma anche della didattica, che oggi è a carico delle facoltà. Le facoltà diventerebbero un organo di coordinamento dei dipartimenti. I presupposti sembrano buoni. Sicuramente oggi le università italiane hanno bisogno di essere riorganizzate; ci sono corsi di studio ottimi e altri che faticano a organizzarsi. Se la riforma permetterà di ottimizzare le risorse, puntando alla qualità, sarà un bene. Certo è che il 7% del Fondo di finanziamento ordinario (Ffo) del Ministero sarà attribuito alle università migliori per qualità dell'offerta formativa e della ricerca scientifica. 

Di seguito i video di presentazioni del Dipartimento di scienze odontostomatologiche dell'Universita Sapienza di Roma offerte da:

Prof.ssa Antonella Polimeni direttrice del Dipartimento di scienze odontostomatologiche dell'Università Sapienza di Roma.
Prof.ssa Ersilia Barbato responsabile dell'Unità operativa complessa di ortognatodonzia dell'Azienda Policlinico Umberto I e direttore della Scuola di specializzazione in ortognatodonzia dell'Università Sapienza di Roma.
Prof. Massimo De Luca responsabile dell'Unità operativa di clinica odontostomatologica che in seno al Dipartimento di Scienze odontostomatologiche si occupa di tutte le patologie del cavo orale.
Prof. Maurizio Ripari presidente del Corso di laurea in Odontoiatria e protesi dentaria.

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GdO 2009; 11

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